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" Ho ucciso
Jack lo squartatore"


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Jack lo squartatore non è morto, è tornato. Non usa armi tradizionali ma armi moderne. È un assassino che si adegua ai tempi, mentre chi non si è adeguato è Dylan Dog, i cui pensieri oscillano tra il passato ed il presente, per una storia lunga cento anni, che forse giunge, per quanto riguarda Jack the Ripper, alla conclusione. O forse no...

Sogno o realtà?
recensione di Marco Zucchi



TESTI
Sog. e Sce. Tiziano Sclavi    

Passato e presente, immaginazione e realtà: sono alcuni degli ingredienti che Sclavi ha usato per costruire questa storia.

Immaginazione e passato con il rinverdire i delitti di Jack lo squartatore, realtà e presente con altri delitti, simili come effetti a quelli del serial killer del passato, ma assolutamente più attuali, legati ad una specie di suicidio-omicidio collettivo di stampo prettamente satanico.

Non manca la tecnologia in questo albo, dove Dylan Dog si muove tra due diverse realtà, quella della Londra di fine ottocento e quella della city attuale. C'è di mezzo l'uso esagerato della tecnologia che porta agli estremi negativi dello sfruttamento di nuove scoperte per loschi fini.

"...Dylan Dog si muove tra due diverse realtà, quella della Londra di fine ottocento e quella della city attuale."
   
Nel periodo (giugno 1999) in cui si parla dello scandalo produttivo ed alimentare in Belgio, ci calza a pennello ogni riferimento a strani morbi, tipo quello della mucca pazza; sostanze di vario tipo atte ad originare morbi e sieri appositamente con lo scopo di creare terrore ed essere usati per seminare morte (si pensi alle armi batteriologiche), con il solo fine di arricchire pochi. Quei pochi che uniscono alle conoscenze scientifiche presunte arti magiche semplicemente per plagiare menti deboli e che comunque hanno bisogno di alternative alla quotidianità.

Tutti questi aspetti sono conditi con un Dylan Dog che rivive la sua infanzia (?) nel quartiere di Whitechapel all'epoca di Jack lo squartatore, sfuggendogli dopo avere assistito ad un delitto e arrivando ad uccidere il suo incubo solo cento anni dopo.

Bel soggetto con una sceneggiatura necessariamente descrittiva per spiegare un altro pezzo dello Sclavi-pensiero.



DISEGNI
Montanari e Grassani    

Montanari & Grassani sono per la serie quello che è Renato Polese per Nick Raider: una colonna portante. Questo non vuole dire necessariamente che la qualità si sposi alla quantità. Il tratto della coppia comunque si differenzia e risalta rispetto ad altri e si fa quindi riconoscere. Dà sicurezza e fornisce come in questo caso, dove l'aspetto reale è a stretto contatto con quello onirico, sempre un buon lavoro.

I passaggi temporali tra il Dylan adulto e quello bambino sono ben resi; significativa è lo somiglianza tra la signorina Rutherfork attuale e la sua nemesi del passato; le scene della Londra vittoriana, della Londra povera di Whitechapel, sono anch'esse graficamente coinvolgenti ed esprimono nei personaggi e negli ambienti il senso di decadenza e di squallore che la situazione pretende.

Qualcuno potrà dire che il tratto della coppia è poco espressivo e forse si nota una certa staticità nelle espressioni, compensata però dall'accuratezza degli sfondi, delle ambientazioni e dalla cura dei dettagli.



GLOBALE
 

In questa storia dove il passato torna e si confonde con il presente, Dylan Dog attraverso la sua indagine finisce con il confrontarsi con il suo passato, vero o presunto ed evocato già dalla copertina. Ritorna il galeone, quasi mezzo di salvezza nella storia, ancora in mezzo al mare dei ricordi, e ritorna un Dylan bambino i cui pensieri oscillano tra un passato vicino ed un passato lontano. Soprattutto ritorna un Jack lo squartatore modernizzato, il tutto per creare una bella storia.
 

 


 
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