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L'idea non è affatto peregrina. Volete allungare di un terzo la durata della vostra vita? Semplicissimo: evitate di dormire. L'unica controindicazione è che gli incubi notturni, orfani del vostro sonno, vi infesterano la giornata e tormenteranno pure i vostri amici...
La veglia della ragione genera mostri
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Dimenticabile. Direi che è proprio questo l'aggettivo che si presta maggiormente a descrivere questa ennesima fatica letteraria di Chiaverotti sulla testata dell'indagatore dell'incubo. Dimenticabile soprattutto se confrontata con la sua precedente bella prova, uscita quasi in contemporanea, sul n.142 della serie regolare.
La soluzione proposta da Chiaverotti è addirittura banale nella sua semplicità: evitare di dormire, allungando così la propria vita di ben un terzo della sua durata, il tutto grazie ad un fantomatico integratore biologico che sopperisce alla mancanza di sonno dell'organismo. L'unico effetto collaterale di questa terapia è che, anche se si potrà fare a meno di dormire, non sarà possibile fare a meno di sognare, o meglio, di avere dei veri propri incubi ad occhi aperti. L'esiguità del soggetto gli consente di infarcire la sceneggiatura di veri e propri "siparietti horror", che costituirebbero i sogni dei pazienti sottoposti alla terapia. Tralasciando il fatto che è alquanto strano che tutti questi sogni siano solamente incubi della peggior specie, è doveroso ammettere che alcune delle trovate di Chiaverotti risultano divertenti (una per tutte la citazione dei lemming dall'omonimo videogioco) tuttavia, la maggior parte di esse, raggiunge livelli che definire kitsch è quantomeno benevolo. Lontanissimo dalle sofisticate atmosfere surreali delle analoghe invenzioni fantastiche di Sclavi (chissà se quello di essere paragonato al padre di Dylan sarà l'incubo ricorrente di Chiaverotti :-) ), prende a prestito dal "vate" addirittura una delle sue creature più bislacche, quel Chteotla'n (anche se in questa storia non viene chiamato così) carro armato antropomorfo, tentacolato e assassino apparso nel secondo speciale Dylan Dog & Martin Mystère "La fine del mondo". Il finale, nella più classica tradizione chiaverottiana, ribalta un paio di volte la conclusione effettiva della vicenda con i soliti, triti, colpi di scena. Un soggetto dimenticabile, dicevamo, e probabilmente se lo sarebbero dimenticato, in un fondo ad un cassetto, anche i redattori della SBE, se non si fosse prospettata l'opportunità di pubblicarlo su questo Maxi. Altre considerazioni, note, citazioni e incongruenze nella Scheda della Storia.
Montanari & Grassani, fin dai loro esordi sulla serie, hanno diviso i giudizi dei lettori in due distinte fazioni: chi li ama e chi li detesta. I primi ne apprezzano soprattutto le doti di leggibilità e chiarezza, mentre i secondi criticano in particolare la legnosità e l'artificiosità delle espressioni dei loro personaggi. Anche senza schierarsi nettamente in nessuna delle due fazioni, è inevitabile rilevare come il loro stile sia indubbiamente alquanto modesto dal punto di vista strettamente tecnico ed il loro disegno povero dal lato prettamente artistico. |
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E anche in questo caso ripropongono, ne più ne meno, il loro standard: inquadrature banali e personaggi bidimensionali, il tutto corredato da un segno scialbo e trasandato. Tuttavia, favoriti forse dal carattere spiccatamente visionario della vicenda, azzardano anche qualche maldestro "virtuosismo" (la sequenza alle pagg.218-221, che pur nella sua demenzialità, è indubbiamente efficace, oppure la caratterizzazione dei lemming) e si concedono addirittura qualche sequenza insolitamente voyueristica (l'inquadratura dello slip di Astrid a pag.283) fornendo comunque nel complesso una prova assai mediocre.
In conclusione qualche considerazione sull'intera operazione MaxiDylan: come in passato era accaduto con il primo numero di Agenzia Alfa, anche questo malloppone sembra proprio il frutto di una malcelata operazione di riciclaggio di fondi di magazzino.
Lo stesso Sclavi (che firma eccezionalmente l'introduzione) si lascia sfuggire, tra sorprendenti complimenti ai colleghi (Sclavi ammiratore accanito di Montanari & Grassani? Argh... :-) ) che le storie, frutto della iper produzione della magnifica coppia, erano state accantonate in archivio in attesa di tempi migliori. Come interpretare queste scelte da parte della casa editrice? Probabilmente per offrire ai lettori occasionali (ma non solo) avventure leggere che possano occupare sostanziosamente il tempo sotto l'ombrellone. E ora che gli speciali, nati per rimpolpare le letture estive, sono stati ridistribuiti durante tutto il corso dell'anno, sembra che la formula dei Maxi ne abbia ereditato gli intenti. La speranza, per il futuro, è che simili operazioni vengano condotte tenendo maggiormente in considerazione le esigenze dei lettori fedeli alla testata. Non sarebbe male se, come è accaduto per il secondo numero del già citato Agenzia Alfa, si pensasse a produrre materiale specifico anche per i nuovi balonettori di casa Bonelli, che data la loro mole, potrebbero offrire, alle serie monoalbo come Dylan Dog, un inedito respiro narrativo. |
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