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Sog. e
Sce. Giancarlo Manfredi
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Rud Zinney ha ricevuto un regalo molto speciale che, come la tradizione orientalista più
classica vuole, quando giunge nelle mani dell'uomo occidentale, finisce per provocare danni.
In generale il soggetto della storia ha qualche difficoltà a farsi filtrare dalla
sceneggiatura. Succede infatti che le deduzioni di Dylan Dog ci servano troppo spesso per tirare le fila
della trama: quando, come inusuale e inverosimile esperto di arredamento ci aiuta a riconoscere lo stile
delle stanze nella casa ricostruita da Finney in modo da ricollocarvi i doppi; nel faccia a faccia
col vecchio Rud (pag. 152) facendo luce sulla prolissità di quest'ultimo dicendoci in parole povere come "finiscono"
i doppi.
Inoltre non convince il perché il Rud originale si ostini
ad utilizzare la piramide una volta che ne ha testato i risvolti negativi. Non
convinto infatti dai "pesi" che ha già sulle spalle, l'uomo maturo si sdoppia per la terza
volta, aumentando l'impossibilità della propria esistenza e creando il quarto Rud triste.
L'occidentale, oltre che incontentabile, appare anche un po' troppo stupido.
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" L'essenza multiforme del cliente di turno rende la complessità della vicenda ancora più fitta "
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L'essenza multiforme del cliente di turno rende la complessità della vicenda ancora più fitta, tantoché neppure Dylan riuscirà alla fine a dipanare totalmente la matassa ("perché Finney non ha distrutto la piramide?").
Pezzo forte della narrazione è quello in cui, nelle prime pagine, Rud Finney adulto si vede morire in una
finestra del palazzo di fronte.
  

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Montanari & Grassani
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Dylan e Jenkins visti... da Bloch
Disegno di Montanari & Grassani, (c) SBE
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Questo lavoro non è tipico dello stile di Montanari e Grassani: infatti la loro capacità
di dilatare il tempo e di concentrare elementi comunicativi in pochi frammenti d'immagine,
in questo numero non risalta molto. Comunque degne di nota sono la vignetta a pag.102,
ove la telecamera di Rud proietta sulla parete un'ombra a forma di profilo di rapace e
quella a pag.148 ove il lettore si ritrova a guardare Dylan in una specie di soggettiva
dell'ispettore Bloch
  
Storia in definitiva intrigante, che ha il suo punto di forza nella reinterpretazione
del paradosso delle esistenze parallele. Disegni funzionali alla trama e sceneggiatura
apprezzabile anche se non esente da pecche.
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