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Sog. e
Sce. Pasquale Ruju
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Un'idea di fondo molto interessante: un fiore che dona
ai morti un "ultimo desiderio", tornare in vita per un
breve periodo per portare a compimento un'ultima
cosa, invece di vagabondare per anni in un limbo per
lo struggimento di non esserci riusciti. Niente di
originalissimo, intendiamoci, ma comunque nuovo per
Dylan, e soprattutto perfetto per dare una
interpretazione "poetica" del ritorno dalla morte.
A nostro giudizio, però, Ruju riesce
solo in parte nel tentativo: il dipanarsi della
storia appare forzato da troppi fattori (ad esempio,
l'assurda mania del killer di portare fiori sulle
tombe delle proprie vittime, oppure lo scettico
Bloch che chiede consulenza a Dylan);
i personaggi non hanno, inoltre, sufficiente carica
da farsi ricordare (siamo di fronte
allo stereotipo del killer maniacale, come a quello,
non meno abusato, della ragazza misteriosa che
nasconde un terribile segreto); poi, la risoluzione finale
è troppo semplicistica, sebbene molto
poetica.
"i personaggi non hanno
sufficiente carica
da farsi ricordare"
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In termini di sceneggiatura, comunque, la qualità
sale lievemente; l'incipit promette molto,
infatti, con la bella serie di scene aperte ciascuna
dalla descrizione di un diverso fiore (per chiudersi
su Dylan, in una carrellata molto cinematografica).
Peccato che il dipanarsi della trama finisca
troppo spesso per essere caotico e un po' incoerente,
specialmente nei dialoghi e nelle sequenze di
indagine.
  

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Montanari e Grassani
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Colonne portanti di Dylan fin dagli esordi della serie,
Montanari e Grassani sono i veri "stakanovisti"
del disegno, con un media di produzione altissima
(alla quale si devono aggiungere tutte le produzioni
di Montanari in coppia con Piccoli, sia per
Bonelli che per altri editori). La qualità dei
disegni, in definitiva, non è così
eccelsa come potrebbe, ma neppure cala mai vistosamente
di tono. Montanari e Grassani sono una sicurezza: i
loro disegni sono sempre statici, poco espressivi,
troppo squadrati, ma al contempo non lo sono mai
eccessivamente. Anzi, sono
dettagliati nei fondali, immediati nella lettura
delle vignette, quasi angoscianti negli ossessivi
chiaroscuri. Forse poco evocativi, poco onirici, in
definitiva poco adatti a questa storia. Ma comunque
validi; voto di mezzo, 3, per giustizia.
  

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La copertina, relativa a questa storia, è
veramente bella, nella stupenda colorazione di
Angelo Stano. Decisamente questa, delle tre storie
dell'albo, si presenta come la migliore. In generale,
comunque, non concordiamo granché con il
giudizio espresso da Sclavi in seconda di
copertina sulla qualità dell'albo.
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