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" L'altro "


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Stanchi del solito Dylan, sempre uguale a se stesso da 200 e passa storie a questa parte, sempre così insopportabilmente melenso, buonista, irreprensibile, sempre con quella faccia a cane bastonato...? Bene, ecco a voi...

Una versione un po' più oscura
recensione di Francesco Manetti



TESTI
Sog. e Sce. Pasquale Ruju    

Se è vero, come annunciato nell'ultimo speciale, che dal prossimo anno i giganti dedicati a Dylan Dog conterranno una sola lunga storia (come avviene per i giganti di Tex, di Martin Mystère e di Nathan Never), "L'altro" - il breve racconto di Ruju che conclude questo ottavo "Dylandogone" - rappresenta senz'altro il miglior modo per accomiatarsi dalla formula dell'albo contenente due o più storie di lunghezza variabile.

Come già accadde, qualche anno fa, con "Il vicino di casa" DD g4d, Ruju ci offre infatti un'idea geniale, concretizzata, dal punto di vista della sceneggiatura, in maniera praticamente perfetta.

Ne "Il vicino di casa", l'"idea geniale" consisteva nel ripercorrere le varie tappe della carriera dell'indagatore dell'incubo attraverso gli occhi di un suo vicino di casa che, pur non entrando mai in contatto diretto con Dylan, vedeva fantozzianamente sconvolta la propria esistenza dal suono del campanello inventato da Groucho e dal girovagare, a due passi dalla propria porta, delle più svariate creature soprannaturali.

Ne "L'altro, il colpo di genio consiste invece nel presentare Dylan Dog come l'esatto contrario di tutto quello che questo personaggio ha rappresentato, per centinaia di migliaia di lettori, dall'uscita nelle edicole de "L'alba dei morti viventi" DD 1 fino ai nostri giorni; e, in particolar modo, nel far sì che il lettore sia come indotto a sospettare, per almeno 12 pagine su 16, che il Dylan Dog del quale sta leggendo il delirante monologo interiore non sia un "banale" sosia che ha preso il posto del vero Dylan, ma rappresenti invece il vero volto del Dylan Dog che conosciamo, o meglio una sua inaspettata trasformazione (o evoluzione?) - come se il personaggio di Sclavi, abbandonati buonismi, malinconie e idealismi sinistroidi, avesse scoperto di essere, nel profondo di se stesso, un incommensurabile bastardo -.

Poco importa, dunque, che il finale sia (inevitabilmente?) deludente, tutto giocato com'e', alla maniera di certi horror di serie B, sull'equivoco del "quale dei due sarà il vero Dylan?". Quel che conta, in questo racconto, quel che affascina, è proprio l'inquietante plausibilità di questo Dylan alternativo.

Un particolare elogio per sceneggiatura. Infatti, è soprattutto grazie alla scelta di presentare la storia attraverso lo sguardo e il monologo interiore del "falso" Dylan Dog ("sguardo" nel senso letterale del termine: ogni inquadratura e' infatti in soggettiva) che la figura di questo Dylan diventa memorabile.



DISEGNI
Luigi Piccatto    

Ottima la prova di Piccatto, in particolar modo per l'intensità che riesce ad infondere a certi sguardi. Penso, ad esempio, al volto di Bloch nella penultima vignetta di pag. 223, così ambigua da farci chiedere, assieme al falso Dylan, se davvero il "vecchio" non stia sospettando qualcosa.

(19k)
Un Dylan alternativo, disegno di Piccatto
(c) 1999 SBE

Ma Piccatto è da lodare soprattutto per l'abilità con la quale, dopo averci offerto, appena pochi mesi fa (nell'albetto di Groucho "Sotto il vestito troppo"), un Dylan Dog ottuso, riesce a renderci anche un Dylan Dog cinico e spietato (pag. 219).



GLOBALE
 

"Margherite" DD g2d, "Il vicino di casa", "L'altro"... Alcune storie brevi o brevissime dell'indagatore dell'incubo possono essere affiancate, per qualità, alle migliori storie pubblicate nella serie regolare o negli speciali. Pur condividendo la decisione di far sì che anche Dylan Dog abbia, come altri personaggi bonelliani, delle storie di ampio respiro, spero non si accantoni del tutto la formula del racconto breve.
 

 


 
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