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" Il pozzo dei dannati"

TESTI
G. Anon
DISEGNI
Angelo Stano

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I segreti del castello
recensione flash di Vincenzo Oliva


Forse ispirato dalle atmosfere più dark e misteriose di questa storia, e dalla presenza di un personaggio a tratti inquietante e, senza dubbio, graficamente interessante come Linnea, Angelo Stano fornisce in questa sua seconda fatica all’interno dell’albo gigante una prova ben più convincente di quella offerta ne Il gatto nero.

Gli interni di Blackmoors Castle esaltano il tratto visionario di Stano, quel rincorrersi e trovarsi, ma senza mai fondersi, dei bianchi, dei neri e dei grigi. Il suo tratto sfumato raggiunge i migliori risultati nella scena "scura" delle pagg. 187/194 e nell’apparizione del fantasma alle pagg. 199/200, dove i personaggi sono caratterizzati in modo da comunicare apprensione - e soprattutto Dylan, livido e ricco di contrasti, rende in modo perfetto l’ansiogena e presaga tensione della scena.

Stano rappresenta in modo intrigante ed attento la bellezza languida, estenuata e decadente di Linnea, che ben mantiene nell’ambiguità che i testi le riservano, non sciogliendola mai, neppure alla conclusione della storia. Molto buono anche il suo Hendricks, istintivamente antipatico, ambiguo e maligno al punto giusto.

Una prova sicuramente riuscita, che tuttavia non riesce a nascondere come oggi il miglior interprete grafico dell’universo di incubi di Dylan Dog non sia più Angelo Stano. La presenza nell’albo gigante de L’altro ribadisce il livello ormai altissimo raggiunto dall’arte di Luigi Piccatto, che dopo la grande prova fornita nel n.154 "Il battito del tempo", conferma tutto il vigore e la carica orrorifica del suo segno allucinato e frenetico.

Anon confeziona una buona storia che però non riesce a sviluppare completamente, giungendo ad una conclusione tutto sommato debole e scarsamente logica. Tutto il meccanismo del rimorso di Dylan, della sua inconscia volontà di vendetta nei confronti di Hendricks, appare, se non incoerente, quanto meno curioso: come il tentativo alla cieca di un autore che non sapesse come concludere la storia. Così come è abbastanza tirato per i capelli il fatto che Hendricks tema a priori un intervento di Dylan (perché?) e lo ingaggi allo scopo di attirarlo in trappola (salvo poi vederselo sfuggire di mano anche per le parole dette e non dette di Linnea).

E’, tuttavia, una storia di buona fattura, la cui ambiguità di fondo - quel restare sospesa tra il racconto di fantasmi e un plot giallo abbastanza classico - la riscatta in parte.

Anon delinea bene il personaggio di Edward Hendricks, istrionesco e malvagio, un buon villain; meno riuscita la figura di Linnea, forse per un eccesso di ricercatezza: l’eccessiva ambiguità finisce per rendere opaco ed inesorabilmente sfocato il suo personaggio: mantiene sì, una grande eleganza, ma non convince fino in fondo: né vera dark lady, né eroina buona - ma neppure personaggio compiutamente in bilico tra gli estremi - Linnea non acquista quello spessore umano che avrebbe potuto fare la differenza per la storia.

L’autore delinea, invece, bene il conflitto prima latente e via via sempre più aperto tra Dylan e "master" Hendricks, punteggiato dalle continue schermaglie verbali tra i due, che sono tra i migliori momenti della storia.

Vedi anche la scheda della storia.
 

 


 
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