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" La Banda dello Zodiaco"

TESTI
Gianfranco Manfredi
DISEGNI
Roberto Rinaldi

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Indagine sui tetti
recensione flash di Vincenzo Oliva


Gianfranco Manfredi ci ha ormai abituato molto bene con il suo Magico Vento , forse troppo; al punto che il lettore si trova ad essere un po’ deluso alla fine di questa storia.

In realtà, è probabile che Dylan Dog non sia mai stato un personaggio molto nelle corde di Manfredi; tuttavia qualcosa di più sarebbe forse lecito aspettarsela da chi ha dato ampia dimostrazione del proprio talento, oltre tutto facendo, e vincendo, una scommessa molto rischiosa con un’ambientazione come quella western.

"La Banda dello Zodiaco è invece un compitino piuttosto ordinario, anzi, per dirla tutta, molto ordinario.

Un normale giallo, senza ambizioni, senza particolari valenze orrorifiche, senza incubi. Una storia che appare fuori luogo sulle pagine di quello che comunque resta "l’indagatore dell’incubo". Il soggetto non ha guizzi inventivi, non presenta aspetti in grado di suscitare l’interesse del lettore, e si trascina stancamente fino ad una fine abbastanza scontata, con una mattanza generale alla quale si sottrae solo Lyla, la ragazza della Banda dello Zodiaco (forse perché lei e Dylan non avevano ancora avuto modo di "concretizzare" la loro conoscenza? :-) ). Né in sede di sceneggiatura Manfredi riesce a risollevare le sorti della storia. Dylan, Groucho e Bloch sono rappresentati in modo scolastico e tutto sommato piatto, gli altri protagonisti non riescono ad acquisire una dimensione umana, e restano figure di carta prive di vita: Max Cavendish, il cattivo, non impressiona, né negativamente, in quanto persona, né positivamente in quanto personaggio: la sua caratterizzazione non riesce a costruirgli un’anima. Alan Forbes il buono/cattivo, personaggio potenzialmente interessante, manca di spessore umano, la sua recitazione è piatta e monocorde. Lyla, infine, resta sfocata, sullo sfondo e non decolla, né come "fanciulla in pericolo", né come abbozzo di "pupa del gangster". Anche i dialoghi sembrano spesso sottolineare una certa svogliatezza dell’autore e la sua difficoltà ad entrare in sintonia col personaggio (a puro titolo di esempio si vedano certe battute stiracchiate di Dylan alle pagg. 61, 63, 107).

Anche Roberto Rinaldi, autore dei disegni, non va oltre un lavoro scolastico.

Certo, autore e disegnatore hanno finito per creare una sorta di circolo vizioso; se infatti i testi di Manfredi difficilmente avrebbero potuto ispirare più di tanto un disegnatore, è pur vero che il tratto di Rinaldi, carente di espressività dei volti, ed abbastanza piatto, non aiuta la storia a decollare.

Il suo Dylan (soprattutto), il suo Bloch, il suo Groucho timbrano il cartellino e basta. Non sembra di ravvisare la ricerca di soluzioni personali, né di un’analisi attenta dei personaggi, alla ricerca del loro carattere, o la capacità di farli recitare ed interpretare il testo. Ed anche gli altri protagonisti della storia restano figure di carta, maschere più che persone.

Elementari e non molto curati appaiono anche gli sfondi, nei quali l’uso non ottimale dei contrasti chiaro/scuro crea un’impressione generale di trascuratezza e piattezza (evidente nella scena all’interno dell’albergo "stregato" alle pagg. 68/69).

Ha una buona leggibilità, questo sì, Rinaldi, e gliene diamo atto e merito.

Vedi anche la scheda della storia.
 

 


 
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