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Sog. e
Sce. Paola Barbato
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Siamo pennelli impazziti che si muovono autonomamente sotto lo sguardo divertito di un pittore geniale. E sulla tela le mille storie di tutti i giorni disegnano labirintici arabeschi, imprevedibili geometrie esistenziali; si sfiorano, si incontrano per poi dividersi, simili ad innamorati per i quali si dice "non era destino". Destini: strade che di colpo si fondono in un'unica pista su cui spesso si procede in direzioni contrarie...
Rette incidenti. Dylan, poliziotto alle prime armi, incontra Oliver, un ragazzo intento ad alimentare le proprie giovanili illusioni con un'illusione ancora più grande. Hanno la stessa età, coltivano sogni di diverso colore ma di uguale natura. Sono su fronti opposti eppure ogni distanza è annullata dall'amicizia che li accomuna.
"Scopriamo un'altra tessera del complesso mosaico del suo passato..."
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Paola Barbato firma un soggetto splendido in cui è facile notare un Indagatore dell'Incubo finalmente liberato dagli stereotipati clichè che ne hanno appiattito immagine e personalità. Scopriamo un'altra tessera del complesso mosaico del suo passato: un tassello importante perchè ne illumina un lato oscuro, lasciando cadere uno scheletro dal suo armadio interiore.
Dylan Dog, l'eroe anti-eroe per eccellenza, sempre pronto a combattere in difesa di chi è in difficoltà, dei deboli; l'incarnazione dei valori più nobili, degli ideali più alti: questo sulla prima faccia della medaglia. Ma Dylan è un uomo e, come tale, è dotato di una struttura volumetrica che impedisce alla luce della gloria di colpirne tutti i punti.
Erano i tempi in cui il tesserino di Scotland Yard profumava ancora di nuovo e Bloch era l'ispettore Bloch e non uno dei suoi più cari amici. Indagava su un traffico sporco: droga. Un informatore era quello che serviva. Oliver divenne il suo confidente: raffinava la polvere bianca, sognava il premio Nobel per la chimica e passava le "dritte" all'amico piedipiatti. Così credeva Oliver: era certo di avere davanti l'unica persona al mondo di cui potersi fidare, nelle cui braccia potersi affidare nel momento del bisogno. E quel giorno venne. Peccato che, di fronte al sangue che gli sporcava vestiti e mani, che lo macchiava di un crimine mai commesso, il poliziotto che presto sarebbe diventato il simbolo della lotta contro ogni pregiudizio abbia sbagliato manovra, invadendone la corsia...
"Non potevo mentire... Ero un poliziotto e dovevo dire la verità". "Verità! Che bella parola. Ma tu la conosci, Dylan? Hai questo potere?". Si, pensava di averlo. Lo hai detto tu, Oliver, ricordi? Quando si è giovani "si è convinti di essere superiori a tutto e a tutti".
Lo schianto fu terribile, ma con una sola vittima...
Il maggiolino col suo carico umano riprese la corsa, lanciato a folle velocità verso nuovi incroci, nuovi orizzonti e nuove esperienze lungo i labirintici arabeschi e le imprevedibili geometrie esistenziali della Grande Tela. Ignaro, tuttavia, di dover ritornare, di dover riattraversare il punto del tragico impatto.
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Detenuto n.563, disegni di Freghieri
(c) 2001 SBE
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Quanti chilometri ha macinato la vecchia Wolkswagen bianca mentre Oliver si lasciava trascinare troppo velocemente dalla corrente del tempo? Quante volte hai amato, odiato, vissuto, Dylan, mentre in silenzio egli seppelliva nell'angolo più remoto dell'anima i cadaveri delle proprie illusioni? Quindici lunghissimi anni trascorsi nell'ombra, mesi e mesi passati a convincere il proprio "io" che era giunta l'ora della pensione, della morte. "Oliver Blatt non esiste più".
"...mai avrebbe pensato che il 563 potesse essere il marchio dell'innocenza, della sua innocenza... lo scopo era vendicare quelle tre cifre."
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Dall'oscurità della cella emergono soltanto tre cifre: per tutti e per sempre egli sarà il detenuto n.563. Marchiato. Come le bestie. Essere un numero: uno dei tanti, elemento passivo dei calcoli altrui. Accettare di essere sommato, diviso, soprattutto sottratto pur di sopravvivere. Quella carta d'identità numerica, però, diveniva giorno dopo giorno la sua ancora di salvezza, la molla verso un lontanissimo domani. Non era un recluso come gli altri: lo sapeva. I suoi nuovi nomi e cognome significavano qualcosa di importante: mai avrebbe pensato che il 563 potesse essere il marchio dell'innocenza, della sua innocenza.
I vivi, quelli fuori alla luce non erano d'accordo, ovvio, ma non gli importava: lo scopo era vendicare quelle tre cifre. Così, protetto dal buio, fedele alleato che per nessun motivo avrebbe rivelato il suo diabolico piano, coadiuvato dalla tragica consapevolezza di avere a disposizione il tempo occorrente, Oliver rinchiudeva il futuro in una breve filastrocca, trasformandosi nel suo protagonista: un ragno. E come un ragno ha atteso il momento giusto. Ha atteso la mosca nell'ombra, deciso a regalarle tutto il suo buio: questa volta è stato lui ad invadere la corsia di Dylan, percorrendone la strada volutamente contromano fino in fondo, fino alla manovra finale, fatale, fino allo scontro inevitabile...

Il ragno e la mosca, disegni di Freghieri - (c) 2001 SBE
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La macchina bianca dalla targa con tre cifre uguali procedeva con piglio sicuro, ma la testa del guidatore era ormai piena di quel suono orribile, reale e irreale insieme e forte, sempre più forte... Quando l'ombra del mostro lo inghiottì, riconobbe l'incrocio, ricordò d'esserci già stato.
Lo schianto fu terribile, ma con una sola vittima...
" ...l'autrice ha restaurato gli antichi colori di Dylan Dog..."
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Avvicinarsi al personaggio con il rispetto di chi è consapevole di usare un oggetto altrui, esaltarne le caratteristiche genetiche per poi unirle fino a creare una sfumatura originale: seguendo questa ricetta, l'autrice ha restaurato gli antichi colori di Dylan Dog, rispolverandone peculiarità cromatiche da tempo coperte dalla polvere di schemi abusati: il rapporto con la dottoressa Gutierrez è vivo e genuino, non figlio di un copione scritto male, ma frutto di un vero bisogno di affetto e di calore umano. Gli splendenti riflessi si riverberano sugli altri protagonisti della vicenda ed in particolare su Bloch ed Estella, non trascurando un Groucho apparso di rado ma sempre in perfetta forma, dimostrando un'intelligenza troppe volte imprigionata da spenti giochi di parole.
"Vittima e carnefice si intrecciano in un ballo mortale danzando come note folli su un pentagramma senza regole."
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"Il delitto perfetto esiste. Me lo hai insegnato tu, Dylan. Basta che il colpevole sia innocente". Vittima e carnefice si intrecciano in un ballo mortale danzando come note folli su un pentagramma senza regole. Il ragno è morto convinto di aver mangiato la mosca, di averla condannata a vagare per sempre in un nero senza fine. Sbagliavi, Oliver. Sbagliavi perchè non hai tenuto conto di due fattori importanti, ma non hai colpa: nessuno può conoscere ciò che non ha mai avuto...
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Dylan e Estella, disegni di Freghieri
(c) 2001 SBE
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Un dubbio ed un sentimento nobile: un antidoto eccezionale contro il veleno dell'aracnide. Estella lascia indietro Marcus Walker con le sue ovvie certezze e rema con tutte le energie sulla scialuppa di salvataggio, animata da una socratica deontologia professionale che le impone di verificare, di raggiungere la linea d'orizzonte per vedere oltre le apparenze, per ascoltare da vicino le ragioni dei dubbi che corrono senza sosta nella coscienza. Quando, sfinita, si lascia trasportare verso l'ultimo viaggio dalla Nera Rematrice, ecco scomodarsi dalla beatitudine dell'iperuranio l'Idea dell'Amicizia. Bloch è fantastico! "No... Non ci credo", mormora. I morti, ben quattro, le analisi del sangue che rilevano un tasso alcolico elevatissimo, le impronte sui luoghi e sulle armi dei delitti: un nulla al cospetto dell'incrollabile fede nella non colpevolezza di Dylan. Privato del "caso", "spiato" dai colleghi, l'ispettore come un leone ferito doma la sorte avversa indagando, mettendo in azione i potenti mezzi di Scotland Yard, accendendo il computer, mentendo. E' arrivato tardi, non ha visto nè sentito niente, ma era l'ultima "mano", l'ultima carta da giocare...
Eri in pericolo ed eri il suo più caro amico. Capisci, old boy?
"Hai capito, Dylan. E allora rallegrati perchè ora hai la forza per rialzarti..."
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Ancora si agitano pigramente nella luce della lampada piccoli atomi polverosi. Dolcemente ricadranno sul diario da poco chiuso. C'è tristezza nell'aria. Ho respirato l'infinita malinconia con cui hai ricordato la storia di Oliver. Ma hai scritto di un dubbio e di un nobile sentimento. Hai capito, Dylan. E allora rallegrati perchè ora hai la forza per rialzarti...
  

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Giovanni Freghieri
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"E' bravo ma non si applica": prendo in prestito questo giudizio tanto di moda tra i docenti per valutare la prova di Giovanni Freghieri. Sprazzi della sua grande classe emergono di tanto in tanto tra le pagine della storia, ma sono quasi cancellati come orme sulla battigia dai marosi di tante, troppe vignette realizzate frettolosamente e con estrema superficialità: ne risentono, in primis, la resa anatomica dei personaggi e le soluzioni prospettiche, scontate e prevedibili.
La buona espressività dei protagonisti non basta ad evitare che si debba parlare di un'occasione sfumata: l'avventura, davvero bella, meritava di essere "supportata" da disegni decisamente migliori. L'autore è tra i più prolifici disegnatori dello staff di Dylan Dog, ma, come sempre accade, velocità non è sinonimo di qualità.
  
Interessanti le rubriche dell'Almanacco: da segnalare l'articolo dedicato ai "Quattro cavalieri dell'Apocalisse ovvero Facciadicuoio, Michael Myers, Jason Vorhees e Freddy Krueger e quello riguardante il mitico Golem. Completa l'opera la bella copertina di Stano.
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