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" Il violinista"

TESTI
Pasquale Ruju
DISEGNI
Roberto Rinaldi

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Ci vuole davvero la pazienza di Job! :-)
recensione flash di Vincenzo Oliva


Il Circolo delle Pie Dame di Job è davvero quello che lascia intuire il suo strampalato appellativo: un gruppo di ricche e attempate pazzoidi; e scopo delle signore - alla testa delle quali troviamo Lady Fleming - è di trovare ogni anno l’uomo che sappia segnalarsi per prudenza, giustizia, fortezza e temperenza: le quattro virtù cardinali. Il prescelto (che deve anche dimostrare di avere la pazienza del biblico Giobbe :-) ) riceve "in beneficenza" la ragguardevole somma di un milione di sterline.
Su questa idea di base, certo non molto originale né particolarmente brillante, Pasquale Ruju innesta una di quelle storie gialle un po’ insipide e prive di mordente che stanno caratterizzando da un certo tempo la sua produzione, e comunque la vita editoriale della testata.

Non che vi sia nulla di profondamente sbagliato in questa storia (piuttosto ci sono ingranaggi non perfettamente oliati, per i quali rimando alla scheda ).
Più semplicemente ci troviamo di fronte a un’altra avventura che non aggiunge - e semmai sottrae qualcosa - al personaggio di Dylan Dog.

Ancora una volta (e da ultimo potrei citare il Manfredi all’opera con la seconda storia del gigante n.8"La banda dello Zodiaco") abbiamo una trama gialla assai lineare e scontata, priva di quegli elementi capaci di suscitare il senso dell’orrore che ci si aspetterebbe da una storia dell’indagatore dell’incubo. L'avventura fila via, rapida, verso la sua scontata conclusione, e il tentativo di Ruju di depistare il lettore e fargli credere che Walerian, il violinista bello e dannato, non sia il colpevole è assai fiacco: il personaggio ha le stimmate del colpevole sin da quando si legge il titolo, oserei dire :-). Né il personaggio di Walerian si segnala per l’accuratezza della sua descrizione psicologica (è l’ennesimo criminale sottoposto a sevizie nell’infanzia!) o perché l’autore abbia saputo cucirgli addosso una personalità fascinosa, magnetica, capace di catturare l’attenzione del lettore in mancanza di una solida trama e di una sceneggiatura avvincente.

Anche gli altri personaggi della storia condividono il destino di Walerian, e ad esso contribuisce un Rinaldi che, pur in miglioramento rispetto alla prova fornita nel citato La banda dello Zodiaco (alla recensione del quale rimando per le considerazioni generali sui disegni), resta comunque disegnatore scarsamente espressivo.

Si nota, comunque, da parte di Rinaldi una maggiore ricchezza degli sfondi, una cura più attenta dei contrasti, la ricerca di una espressività più incisiva dei volti umani. Non che il disegnatore vi riesca sempre - e ad esempio la piattezza di alcune inquadrature di Katharine (come nella sequenza al concerto alle pagg.80/82) contrasta con i ben migliori risultati raggiunti altrove nell’interpretazione delle emozioni della donna (ad es. nella scena del primo incontro con Dylan alle pagg.48/49) - tuttavia la funzionalità del disegno di Rinaldi alle esigenze della storia è sicura, e i piccoli passi verso la ricerca di un tratto meno scialbo sembrano esserci.

Non una storia disastrosa, dunque, e neppure una "cattiva" storia, ma semplicemente una in cui tutti gli elementi - dal disegno alla trama, dai dialoghi ai personaggi - concorrono a dare il senso di qualcosa di comunemente grigio e ordinario: la classica storia di routine, scritta solo per esigenze editoriali e che si fa dimenticare in fretta. Ruju si mantiene a galla con il mestiere, ma c’è davvero poco altro in questa avventura.

Al solito di spessore ed interesse variabili le sezioni non narrative dell’almanacco (tra le quali - ancora! :-) - un dossier su Jack lo Squartatore), mentre la copertina di Angelo Stano si segnala particolarmente per... il retro :-), dove la Morte che suona il violino davanti alla ragazza assassinata è esaltata dal segno oscuro di Stano, e dallo scorcio diroccato, ombroso - da Londra d’altri tempi - che si ha modo di apprezzare molto più del Dylan che viene strangolato sulla copertina vera e propria.
 

 


 
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