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" Oltre quella porta"

TESTI
Paola Barbato
DISEGNI
Luigi Piccatto

Confessioni di un autore

Pagine correlate:

Ennesima storia atipica per Paola Barbato, che sfrutta Dylan e i lettori per raccontare i suoi incubi: fanno più paura le sue ansie umane o gli zombie di una volta?

Caro diario...
recensione di Martina Galea

Paola Barbato continua la sua linea di scrittura iconoclasta e per l'ennesima volta trascina Dylan Dog in una storia ai limiti, dove l'indagatore dell'incubo non è altro che un passivo spettatore degli incubi di Paola Barbato stessa. Non c'è un soggetto vero e proprio, in quest'albo, una vicenda canonica con un inizio e una fine, bensì una magistrale partita a scacchi con l'autrice, capace di muovere ciascun pezzo in maniera sorprendente. Tuttavia, il lettore è destinato in partenza a perdere, specie se sprovvisto della chiave di lettura adatta: ognuno, purtroppo o per fortuna, potrà leggere ciò che vuole in queste 94 pagine.

All'inizio, la partita è abbastanza bilanciata: è facile lasciarsi trasportare dall'immaginazione e cercare di indovinare chi sia il ferito in sala operatoria. Chi scrive, lo ammette, ha seguito uno dei possibili fili invisibili di Paola Barbato in ogni punto: prima ipotesi, Groucho, smontata in una vignetta. Stessa fine per Bloch o Lillie (rediviva) e Morgana (sostituite da una misteriosa moretta), persino Xabaras. In ogni ipotesi lanciata, Paola Barbato muove per prima e anticipa, alla ricerca dello scacco al lettore. L'ultima ipotesi, la più ambiziosa, vede scendere in campo la Morte: possibile che Paola Barbato osi così tanto e decida di uccidere la Morte stessa? Può suicidarsi, la Morte? Domanda che resterà irrisolta, dato che non è la Morte, a morire, bensì una voce metafumettistica, forse la stessa Paola Barbato, suicida virtuale e letteraria.

"... ognuno, purtroppo o per fortuna, potrà leggere ciò che vuole in queste 94 pagine"    

Xabaras, creatura di un lontano passato editoriale, potrebbe donare una nuova vita a Paola Barbato, eppure sceglie di non farlo. Ed è la stessa Paola Barbato la misteriosa spia, il legame tra Xabaras e Dylan, l'unica col potere di farli incontrare ancora una volta. Dylan avrebbe potuto salvarla, eppure la lascia precipitare. Il rapporto con Bloch e Groucho è sempre estremamente conflittuale, nella perenne incapacità di gestire le loro maschere. La moretta senza nome, simbolo di tutte le donne di Dylan, è un ostacolo, una fonte di gelosia, un qualcosa da odiare. Ogni personaggio inserito in quest'albo, in pratica, è analizzato e sezionato con gli occhi dell'autrice, a mostrare tutti i limiti e le problematiche di questi molteplici rapporti a due, Paola-Dylan, Paola-Groucho, Paola-le donne e via dicendo.

E' corretto spingere il legame autore-personaggio a limiti così estremi? Usare Dylan come psicanalista per esternare le proprie paure? Forse sì, ma solamente perchè Dylan Dog è una testata che si nutre di incubi, e quindi in certi casi rari può essere affascinante osare e camminare sul bordo, anche se in parte narcisistico. Il problema è che i casi stanno diventando sempre meno rari, e sempre più un tortuoso gioco a due tra Paola Barbato e Dylan.

"... oltre questa porta, oltre questo albo, c'è solamente il diario privato di Paola Barbato"    

Quindi, se stilisticamente parlando quest'albo può essere considerato una perla, con una notevole capacità di tenere il lettore sulle corde e giocare con lui come un gatto col topo, a livello di contenuti siamo arrivati al limite: oltre questa porta, oltre questo albo, c'è solamente il diario privato di Paola Barbato, i cui personaggi hanno l'onore e l'onere di chiamarsi Dylan, Groucho, Bloch e compagnia. Ed è la stessa Paola Barbato ad ammetterlo, a mostrare i suoi dubbi e le sue ansie di autrice di Dylan: l'ultima vignetta è emblematica, quasi una richiesta di aiuto, perdono e comprensione. Chissà... forse troverò ancora storie da raccontare... auspica la creatura morente, in cui chi scrive vede proprio Paola Barbato, ormai ad un punto di non ritorno con il Dylan ereditato da Sclavi.

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L'ultima tavola: confessioni di un autore
disegni di Luigi Piccatto (c) 2005 SBE

Questa non è una storia che si possa facilmente incasellare, come tutte quelle di quest'autrice: è una storia che prende allo stomaco, che trascina, che coinvolge ma che disturba in profondità perchè parla di Paola e non di Dylan. Si tratta di un modo di gestire la testata e il personaggio che supera le convenzioni, che diventa un rapporto privato, nel quale il lettore è invitato ad entrare a suo rischio e pericolo. Bene? Male? Onestamente, è davvero difficile dirlo, forse persino superfluo.

"... è una storia che prende allo stomaco, che trascina, che coinvolge ma che disturba in profondità perchè parla di Paola e non di Dylan"    

Come sempre, i puristi di Dylan Dog storceranno il naso davanti ad una così palese violenza verso il personaggio, mentre gli sperimentatori, gli introspettivi, gli amanti della poesia, forse i folli presenti in ciascuno di noi si lasceranno portare e ameranno quest'albo. Chi scrive ha giocato con Paola Barbato, e ha perso: la stizza provata alla fine della lettura è la stessa di una sconfitta a scacchi, coi complimenti all'avversario per la sua intelligenza, anche se sarebbe stato bello poter vincere almeno una volta.

E Luigi Piccatto? A lui il compito più gravoso, dare vita e corpo a questa massa di incubi e sensazioni, mostrare Paola Barbato (o chi per lei) come una Medusa caritatevole, mettere in campo tutti i pezzi forti della testata, mostrando le loro emozioni solo da visi e gesti (l'azione è nulla per tutto l'albo). Come sempre, una prova magistrale: ottima la scelta di modificare stile per i frequenti flashback, e di costruire la griglia in modo atipico, per spezzare il ritmo. Nel complesso, dei disegni perfettamente adatti all'albo, atipici almeno quanto le parole che accompagnano.

Per altre note e informazioni vedere anche la scheda della storia
 

 


 
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