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" Il pozzo degli inganni"

TESTI
Pasquale Ruju
DISEGNI
Luigi Piccatto

Pausa al pub

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Ti rubano il portafoglio in Piccadilly Circus. Cosa fai? Ne compri un altro, okay. Dici pure qualche parolaccia, okay. La tua arrabbiatura è direttamente proporzionale alla quantità di soldi spariti, okay. Ma se tu sei Dylan Dog? Allora ti getti all’inseguimento del ladro, e lo segui fin sull’orlo del pozzo degli inganni, perdiana!

It’s A Wild World (è un mondo difficile...)
recensione di Giuseppe Pelosi


Il pozzo è un luogo di grande importanza nel genere fantastico. In H. P. Lovecraft è spesso porta su altri universi da cui emergono mostri ittiformi. In E. A. Poe è unito ad un pendolo per creare il dungeon di torture più spaventoso che esista in letteratura. Storicamente il pozzo di S.Patrizio è una caverna che si trova sull’isola di Derg, in Irlanda: leggenda vuole che conducesse agli Inferi e che fosse mostrata da Gesù stesso a S.Patrizio affinché la “usasse” per convincere i dubbiosi... Il pozzo di S.Patrizio che si trova a Orvieto, invece, è un enorme serbatoio d’acqua fatto costruire da Clemente VII in occasione del sacco di Roma, e diventa poi per traslato il luogo senza fondo che si mangia tutti gli averi di qualcuno. Ma il pozzo è anche luogo dei desideri, è il luogo dove si nasconde la verità ed è, grazie alla luna che vi si specchia, il luogo delle illusioni. E degli inganni. Senza contare che in inglese “pozzi” si dice Wells, come H. G., e che anche secondo Simon e Garfunkel il suono del silenzio riecheggia nei pozzi, e che il pozzo di Montale ha una carrucola che stride. E via così, fino a ricordare che Roberto “Freak”Antoni non li temeva per niente, chiedendo pubblicamente a una nota attrice di genere: “Moana, lasciaci esplorare i tuoi pozzi”.

Ne scrivo di cavolate, prima di arrivare al punto, vero?

Il punto è che in questo Dylan Dog l’epica del pozzo va in vacanza. O in vacca, e basta. In questo pozzo degli inganni si nasconde una divinità, Cax, che si nutre dei sogni dei poveretti. La divinità è stata chiusa nel pozzo dal costruttore della villa, e l’improvvida azione di due ragazzi lo libera. Proprio una storia del Cax (vedi anche la scheda della storia).

Ma tu, recensore criticone, tu, cosa sogni?

Sogno un Dylan Dog che non sia semplicemente da leggere dal parrucchiere. Sogno un Dylan Dog in cui magari la storia non sappia dove andare a parare, ma nel complesso si perda benissimo, come accadeva nei primi cinquanta numeri. Sogno un Dylan Dog senza falsa retorica e senza banalizzazioni di problemi, veri come quello dell’emigrazione. Sogno un Dylan Dog bastardo che prenda tutti gli animali di un canile e li liberi; vicino ad una autostrada, perché di buonismo mi son rotto. Sogno addirittura che un giorno Xabaras afferri Dylan per le palle e non lo molli più. Anzi, sogno che un giorno Dylan trovi l’antidoto al siero che deve avergli iniettato Xabaras, e che lo ha reso uno zombie...

Sogno numeri di Dylan Dog in cui alla mancanza di idee sopperisca almeno una certa voglia di raccontare. Sogno anch’io, ma per davvero, un mondo migliore, ma non c’è niente da fare: curiosity killed the cat, seriality killed the Dog, e in realtà, questo è un mondo difficile, baby.


Dico, va bene stilizzare, ma qui...
Disegni di Luigi Piccatto
(c) 2004 SBE

Piccatto si adegua alla pigrizia della storia e tira dritto. Copertina meno brutta del resto dell’albo ma che ritrae una scena inesistente nella storia. Vabbe’, anche la storia in realtà è inesistente.
 
 


 
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