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" Safarà"

TESTI
Pasquale Ruju
DISEGNI
Giovanni Freghieri

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recensione flash di Vincenzo Oliva


Questa è una storia di ragazze che, se scattate loro una foto, diventano davvero molto, molto cattive. E la più cattiva di tutte è "Lei", antica amica (per parlar tra gentiluomini) del signor Hamlin, vecchia conoscenza interdimensionale del nostro Dylan.

A proposito di Hamlin, è impossibile non menzionare il cattivo servizio che viene reso al lettore mettendo il personaggio in copertina benché nella storia non appaia se non verso la fine.

"Safarà. Safarà. ma dove sta? Hamlin campeggia in copertina, ma appare solo dopo un'ottantina di pagine."
   
Personalmente non ho problemi a conoscere il nome dell'assassino prima di leggere un romanzo giallo, ma questo spoiler così macroscopico altera nettamente aspettative e opinioni dei lettori sull'albo.

La storia in sé è semplice e scontata. Un'entità di un'altra dimensione ("Lei") usa un vecchio apparecchio fotografico, comprato nell'assai particolare negozietto di bric-à-brac di Hamlin, per invasare degli esseri umani (casualmente ;-), questo accade a donne giovani e belle, o quanto meno belle).

Quanto rimane è routine. C'è un'investigazione, c'è una spruzzata d'horror di maniera, accademico quanto basta per non provocare brividi che scuotano l'anima, c'è un "nemico" storico e amato dai lettori - nemico infido e malizioso (e a farne le spese sarà anche la "cattiva" della storia) . C'è anche, immancabile, una bella ragazza che finisce a letto con Dylan, e meglio ancora se la signorina in questione, Emily Rydell, è una delle prescelte da "Lei", così si può aggiungere un bell'effettaccio robusto quando la ragazza, terminato l'amoroso convegno, sta quasi per trasformarsi sotto gli occhi di Dylan, per poi rinunciare a fare del bell'indagatore dell'incubo il suo prossimo pasto: ah, l'amore! ;-) E si sa, nella saga dylaniana l'amore ha almeno la stessa importanza dell'orrore.

"Tanti gli stereotipi della serie, a mancare è un guizzo di originalità."
   
Anche Freghieri gira al minimo indispensabile. In un tripudio di belle ragazze, avendo a disposizione uno stuolo di modelle da ritrarre e a cui dar vita, egli sembra dimenticare di essere un'artista così sensibile ed abile nel dettaglio glamour, così attento sia all'anima che alla superficie della bellezza femminile. E invece le protagoniste di questa storia non risplendono di alcuna luce particolare, non lasciano intuire quei guizzi di ghiaccio trasparente che hanno negli occhi le donne di Freghieri, i loro volti non emanano quei bagliori che sembrano trasfigurare le sue pin-up in creature fatate; non hanno vita: né la timida Tippy Windham, né la sensuale Emily e neppure l'algida, elegante Penelope Newton.

Ruju porta comunque a termine il lavoro con mano professionale: i personaggi non "bucheranno" la pagina e non si fisseranno indelebili nella memoria, ma hanno quella verniciatura di personalità che li rende quanto meno credibili, e i dialoghi, onesti e piani, completano l'opera.

Vedi anche la scheda della storia.
 

 


 
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