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" Notti di caccia"

TESTI
Pasquale Ruju
DISEGNI
Nicola Mari

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Ritratto di Vampiro (ma non solo)
recensione flash di Vincenzo Oliva


E' piacevole constatare che Pasquale Ruju non si ´┐Ż arreso del tutto alla routine - che sa ancora ritrovare la strada di una narrazione che evade dallo schemino giallo di troppe sue storie per l'indagatore dell'incubo - e scrive dunque un racconto vivo, lontano dai tanti albi preconfezionati degli ultimi anni. Ed ´┐Ż piacevole leggere una storia che lascia l'impressione di aver dedicato il proprio tempo a qualcosa che nasce dalla passione e dal gusto per il proprio lavoro. Certo, bisogna intendersi bene su questo "piacevole": il dittico di "Notti di caccia" trae il suo fascino dall'atmosfera morbosa, virtualmente patologica che Ruju e Mari hanno saputo infondere nelle tavole della storia e trasmettere al lettore. Quella che si respira ´┐Ż un'aria di morte permanente, di dolore non solo sub´┐Żto ma ancor pi´┐Ż cercato e voluto: non a caso lo stesso Liam Jargo dopo la sua (prima) morte opera la scelta di una seconda vita che, se gli d´┐Ż il destro di ottenere potenza, vendetta e forza prima negategli, lo obbliga a ricordare e rivivere la disperazione della sua vita mortale. Dolore e sofferenza sono aguzzini e amanti dei personaggi, e forse amanti privilegiati prima che carnefici.

"Un racconto dalle atmosfere morbose, ammantato di senso della morte e memoria del dolore"
   
Una lettura quindi tutt'altro che piacevole in senso stretto: il piatto propone sapori forti e piccanti, e lo stesso finale ´┐Ż consolatorio a met´┐Ż: Ruju salva le sue donne, consentendo a Twilight e Manila di sopravvivere, ma condanna senza scampo Liam e Reginald: soprattutto quest'ultimo, che non riesce a liberarsi, neppure da non-morto, del suo odio e della sua furia; a Liam ´┐Ż almeno concesso, in morte, di lasciarsi alle spalle i propri tormenti.

La storia sconta un incipit di mestiere, con l'intero primo albo che svolge funzione di prologo. Ruju si prende tutto lo spazio per introdurre fatti e personaggi, tuttavia si resta in superficie. E' solo con il n.181 che la materia narrativa "esplode" tra le mani dell'autore e immerge il lettore nel magma emotivo del racconto. Qui gli eventi si polarizzano attorno ai protagonisti, prendono letteralmente vita sulla pagina; attorno a Liam, Twilight e agli altri si stratificano e sedimentano l'oppressione claustrofobica e l'angoscia necrofila del racconto.

Coadiuvato da un Mari che procede nella sua nuova vita artistica, e che pare vicino al punto di coniugazione tra necessit´┐Ż di realismo e magia ermetica che sapeva trarre dal suo pennello, Ruju non si accontenta n´┐Ż di creare i piatti personaggi che da anni abitano le sue sceneggiature, n´┐Ż i santini politically correct tanto abituali su Dylan Dog.

Vividi e umani, espressivi ed energici, questi personaggi arricchiscono e rafforzano la storia, liberandola dal rischio di perdere consistenza e vigore narrativo se avesse finito con l'assumere rilievo eccessivo il gusto manieristico per il senso di morte e malattia. Il carisma degli attori, tra i quali ben si inserisce un Dylan tutt'altro che banale, rende invece un'ulteriore servizio al racconto, dando corpo e realt´┐Ż fisica al gioco di atmosfera.

Liam Jargo non ´┐Ż un vampiro da telefilm e neppure un "povero mostro", ennesimo clone di quelle creature che a frotte popolano la serie e ci fanno sapere che "i mostri siamo noi". Jargo ´┐Ż un uomo tormentato e sensibile, ma anche un assassino: questi vampiri di Ruju sono dei veri predatori e parassiti del genere umano; ma sono anche uomini che della loro umanit´┐Ż conservano difetti e pregi, e da uomini finiscono per essere a loro volta vittime di altri uomini. Mari sottolinea abilmente questo aspetto, il suo Jargo possiede il fascino che pare essere attributo naturale del vampiro, ma ´┐Ż un fascino che si stempera in una dimensione di malattia molto prosaica e priva di appeal, come molto prosaico ´┐Ż il male, una volta che sia nudo e svuotato del suo connotato di ribellione all'ordine, costituito o naturale.

"Jargo, uomo prima che vampiro, come gi´┐Ż Hermann Strauss, incontrato sulle pagine di Martin Myst´┐Żre"
   
Jargo, Principe dei Vampiri, se non rappresenta il ritratto naturalistico che un Alfredo Castelli in stato di grazia fece in "Un vampiro a New York" con il personaggio di Hermann Strauss, ´┐Ż prima di ogni altra cosa un uomo che soffre, un malato tormentato dalla propria inadeguatezza alla vita e che finisce per trovare un modo per prendersi una rivincita su quest'ultima: incapace di vivere, Jargo si crea una vita surrogata; incapace di vivere, deve predare la vita altrui, a cominciare da quella della sua famiglia, per averne una (parvenza) propria.

I sentimenti dei lettori non possono non essere ambivalenti: male, dolore, disgusto e semplice egoismo umano sono ben amalgamati e fatti confluire in questa figura potente e fragile allo stesso tempo. Ruju lavora sotto traccia con Liam Jargo, costruendogli tassello su tassello una personalit´┐Ż realistica e (in)coerente, molto umana. Per quanto possa essere umano e realistico un vampiro.

Dylan e Manila intrecciano una relazione che si nutre di una sensualit´┐Ż torbida, quasi eccessiva per il canone bonelliano.

Da sempre il sangue ´┐Ż simbolo e veicolo privilegiato di vita e morte. Quello di Dylan, accettato dalla donna quando ´┐Ż donato e poi rifiutato nel momento in cui ´┐Ż frutto della predazione, cementa la loro unione: vera e propria comunione. E' qualcosa di pi´┐Ż dell'amore ad instaurarsi tra l'ex ballerina e l'indagatore dell'incubo. Qui Nicola Mari vola alto, la sua capacit´┐Ż di esprimere sentimenti, stati d'animo, sfumature e atmosfere, ben al di l´┐Ż della semplice descrizione calligrafica, d´┐Ż forma compiuta ai personaggi di Ruju. La corrente emozionale che prende vita tra Dylan e Manila soverchia gli stereotipi della serie, i sussulti buonistici si sgretolano sotto i colpi di un dramma rappresentato con finezza psicologica, con sensualit´┐Ż e persino con umanizzante ironia (la scena del primo incontro tra Dylan e Manila ´┐Ż un gioiello, in questo senso).

Nella galleria infinita delle donne di Dylan sono poche quello che escono dai confini della macchietta, Manila fa di pi´┐Ż, arriva ad essere una delle poche figure femminili vere e concrete rappresentate in 15 anni di incubi ed orrori (e tra l'altro quale miglior modo di questa storia per festeggiare il quindicesimo anniversario della testata?).

"Una donna vera per Dylan: Manila"
   
Dylan scherza col fuoco, Manila con il sangue, sua fonte di (non) vita: entrambi si ribellano all'ordine naturale che li vorrebbe nemici, preda e predatore. Una ribellione che qui ha poco della correttezza politica (e dunque di atto razionale) e molto di un atto di libert´┐Ż, di abbandono totale all'istinto d'amore. Amor omnia vincit: anche l'altro istinto, quello dell'animale che deve nutrirsi.

"Non solo morte: come ´┐Ż da attendersi l'amore occupa uno spazio importante nella storia"
   
Reginald e Twilight, fratello e sorella che cacciano i vampiri, fratello e sorella inesorabilmente attratti dai vampiri.

Reginald, cos´┐Ż forte, predatore dei predatori, finir´┐Ż per bruciarsi nel suo volo troppo vicino alla fonte del calore, finir´┐Ż per accettare di condividere con il nemico la sua natura. Ma se in Manila ´┐Ż l'amore ad essere pi´┐Ż forte della natura vampirica, e in Jargo ´┐Ż il dolore, per Reginald non vi ´┐Ż nulla di pi´┐Ż forte dell'odio: come l'amore di Manila questo odio ´┐Ż il detonatore della ribellione alla sua nuova natura, un odio che travalica i generi, ossessivo e maniacale. Dei protagonisti ´┐Ż sicuramente il personaggio pi´┐Ż monolitico, ma la grandiosit´┐Ż tragica del suo odio ne riscatta il minor approfondimento psicologico.

Twilight ´┐Ż specchio del fratello e di Jargo, e trait-d'union tra loro, o meglio: un ponte. Attraverso di lei i due finiscono per attrarsi, trovarsi, legarsi indissolubilmente in quello che non altrimenti pu´┐Ż definirsi se non un doppio suicidio. Ma Twilight ´┐Ż anche l'isola di normalit´┐Ż che entrambi gli uomini hanno. C'´┐Ż amore nella decisione di Jargo di non ucciderla ed anzi di salvarla. Jargo ´┐Ż un vampiro, un parassita che si nutre della vita e del suo succo: per una volta si nutrir´┐Ż della morte, permettendo alla giovane di sopravvivere al suo tumore. In cambio vive in lei, ne abita i pensieri, condivide i propri ricordi con la ragazza. Anche il loro rapporto va oltre l'amore, c'´┐Ż un fuggire e cercarsi continuo, la volont´┐Ż di nascondersi e di svelarsi, la paura e l'abbandono, la fiducia. Beh, forse l'amore ´┐Ż proprio questo, e forse ´┐Ż per amore e non solo per trovare liberazione dai propri crucci che Jargo andr´┐Ż incontro alla morte.

E' amore quello di Twilight per il fratello, di cui percepisce la sofferenza sotto la furia. E soffre con lui, acutamente. Sa di rappresentare un'ancora per l'uomo, l'ancora che gli permette di non precipitare nella follia definitiva, ´┐Ż pronta a sacrificarsi per lui, per lui rischia di precipitare a sua volta nella pazzia.

"Mari: realismo ma non troppo"
   
Ottimi materiali, tutti questi, per l'arte nervosa e ipersensibile di Mari. Nella ricerca di un disegno che gli permetta di rispettare il "bisogno" di realismo del lettore bonelliano, Mari ´┐Ż riuscito a ricostruire un proprio faticoso equilibrio al quale ha inevitabilmente sacrificato la sua parte pi´┐Ż libera e istintiva. Talvolta ´┐Ż netto il suo scivolare verso l'antica sintesi espressionistica (in certe trasformazioni di Jargo o anche in qualche volto di Dylan), e tuttavia queste "fughe" tangenti non spezzano l'armonia dell'opera, fornendole semmai il necessario contributo in termini di vitalit´┐Ż.

Quali che siano stati i motivi che hanno fatto incontrare i protagonisti di questo dramma, dalla chimica delle loro personalit´┐Ż, dal loro interagire nel cervello dell'autore ´┐Ż nata una storia anomala: appassionata, adulta; un racconto affascinante dove l'abusata coppia di Amore e Morte ha saputo rappresentarsi senza pudori n´┐Ż finzioni: senza teatro, ma offrendosi nella realt´┐Ż dei sentimenti di un gruppo di uomini e donne. Che alcuni fossero vampiri ´┐Ż solo il giusto tributo alla fantasia dell'Uomo e il merito di un uomo.

Vedi anche la scheda della storia.
 

 


 
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