| |
||
|
|
||
Michele Medda Giovanni Freghieri | ||
Pagine correlate: | ||
|
|
||
|
Tragedia in noir, screziata di rosso
|
Nero è il tono che pervade l’intera struttura dell’albo, rosso è il sangue di Frances che nel finale riga il volto di Dylan: un racconto intessuto del senso di inevitabilità della tragedia, questo è ”La terza faccia della medaglia”. Il soggetto è semplice, lineare, e tanti sono gli elementi già visti. C’è un uomo - Peter Drabble -, investigatore di talento, che è sulla soglia di un esaurimento nervoso per l’ossessione monomaniacale che riversa nel lavoro, c’è sua moglie, Frances, triste e così sola, e c’è Dylan, che spunta nella vita di Frances quando Peter chiede il suo aiuto in un’indagine: l’eterno triangolo. Resta esterna l’ispettrice Rachel Stone, della quale non ci è dato conoscere i sentimenti, che permangono in un angolino dell’immaginazione del lettore .
Il senso e la forza della storia sono altrove; sono nell’agire e interagire dei tre protagonisti, nell’atmosfera mesta che si respira nelle pagine del racconto, in un amore anomalo per Dylan, che “ruba” la moglie a un uomo che stima e che ha chiesto il suo aiuto (e poco importa che non sia esattamente così: questo è quanto Dylan sente); sono in una figura intensa di dark lady - anch’essa anomala e finemente tratteggiata -, una donna di cui il lettore vede la tristezza e percepisce il dolore, le umiliazioni accumulate negli anni che finiscono per trasformarla in una donna fatale; sono in un uomo che vive per il lavoro, dimentico dei sentimenti, della moglie e del loro amore, ma che lo riscopre improvvisamente quando sua moglie trova un altro uomo: sentimenti e situazioni cardine di ogni eterno triangolo. Michele Medda, scrittore dell’albo, ha impastato sapientemente gli elementi della storia, costruendo dialoghi e sequenze narrative che trasmettessero al lettore il senso di tristezza, di fine inevitabile che il racconto e i personaggi portavano in sé. Assenti le didascalie, strumento di scrittura privilegiato dell’autore; eppure “La terza faccia della medaglia” lascia la stessa malinconia delle storie più riuscite di Medda per Nathan Never.
Questa storia ha poi un finale. Un finale triplo che rimescola emozionalmente le carte per il lettore. Dylan Dog ci ha abituato ai ribaltamenti: il colpevole è lui; no, è lei; anzi, no: è stato quello. E magari si scopre che il pericolo non è neppure terminato con la fine dell’albo. Non siamo abituati, però, ad essere trafitti dalla crudeltà di quelle ultime due tavole, che spazzano via l’ovvietà e il senso di dejà vu, e portano improvvisamente e sorprendentemente sulla ribalta il quarto protagonista della storia: Groucho.
Medda e Freghieri non ci mostrano l’effetto definitivo che le parole di Groucho hanno su Dylan. Non è difficile immaginarlo, però, e del resto, non ci aveva avvertito sin dall'inizio Angelo Stano, con quel Dylan così livido e sconfitto, che non ci sarebbe stato da ridere?
Vedi anche la scheda della storia.
|
||||||||||||
|