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" Il seme della follia"

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Pagine correlate:

Un nuovo discepolo per il sempre meno prolifico Sclavi?

L'allievo non supera il maestro
recensione di Alberto Lingua



TESTI
Sog. e Sce. Tito Faraci    

Da uno sceneggiatore all'esordio su una serie ampiamente consolidata come Dylan Dog non ci si aspetta magari un capolavoro, ma quanto meno una ventata di aria fresca: qualche idea singolare, uno stile narrativo diverso da quelli che si sono succeduti in precedenza, un po' di entusiasmo che compensi le eventuali incertezze in cui si può incorrere cimentandosi per la prima volta in un compito nuovo. Ed è esattamente l'impressione che NON si percepisce dalla lettura di questo "Il discepolo", prima incursione "full time" di Tito Faraci. Di cui avevamo letto con grande soddisfazione il Grouchino "Sotto il vestito troppo" , decisamente uno dei migliori della serie dedicata al baffuto assistente di Dylan.

Lì Faraci si era dimostrato perfettamente in grado di gestire alcuni elementi tipici della serie, come il gusto molto "british" per l'assurdo, per giunta in chiave diversa da quella del maestro Sclavi (assai più "esistenziale", in questo campo). In questo caso, invece, siamo di fronte a quello che sembra lo sforzo di un autore senza dubbio abile, ma un po' distaccato da quello che sta scrivendo, quasi come avesse alle spalle ormai decine di storie e stesse ricorrendo alle armi consolidate del mestiere più che all'entusiasmo del novizio.

"...la tensione si assesta sui binari ben consolidati della tradizione dylaniata"
   
La storia funziona, specialmente nella prima parte quando si crea il morboso dittico discepolo – maestro. Poi, con il dipanarsi della vicenda, la tensione si assesta sui binari ben consolidati della tradizione dylaniata. Insomma, un lettore abituale intuisce benissimo, di fronte a una pagina come la 41, che la bella ragazza tutta persa dietro alle sue paturnie amorose sta per fare un brutto incontro. Più azzeccato, invece, l'episodio delle due autostoppiste.

Qualche colpo ben piazzato Faraci lo mette ancora a segno, fino alla spiegazione finale, la "resurrezione" di Conrad Rathbone che, con il suo improvviso ricorso a fantomatici e generici "poteri paranormali", mi ha lasciato un po' freddo. Oltretutto non è per nulla esaminato il progressivo "indebolimento" di Dave a favore del suo "maestro": il ragazzo appare del tutto pimpante a pag. 55, per poi ricomparire praticamente catatonico al momento del redde rationem con Rathbone. Sottolineerei infine la scontata trovatina dell'ultima pagina, che non contribuisce certo a trasmettere un buon ricordo della storia. Insomma, mi attendevo meno facili "gimmicks" e un po' più di entusiasmo.



DISEGNI
Franco Saudelli    

"Un Saudelli non al meglio "
   
Anche Saudelli sembra un po' distratto nell'accostarsi a questa storia. Anatomie tirate via, inchiostrazione piattina, non è certamente il meglio di quanto questo bravo disegnatore ci ha fatto vedere in passato sia in veste di autore completo con La Bionda o con le varie storie bondage e fetish sulle riviste erotiche, sia sulle pagine dei suoi precedenti Dylan (in particolare la storia breve apparsa sul settimo gigante "Duello all'alba").



GLOBALE
 

Azzeccata l'idea di copertina, con la scelta di mettere Dylan seduto sul pavimento che guarda dal basso, impotente, il suo minaccioso avversario. Altrettanto valida la scelta dei colori, con la camicia rossa dell'Indagatore dell'Incubo che spicca nell'insieme verde e ocra.
 

 


 
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