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" Il seme della follia"

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Il mondo del rock è veramente un nido di corruzione… droga, satanismo, snuff movies, uomini in calzamaglia ;-) Forse è vero che...

. . . le mamme anti-rock avevano ragione?!
recensione di Alberto Lingua



TESTI
Sog. e Sce. Paola Barbato    

Inizio "incendiario" in tutti i sensi, che ci porta direttamente in medias res, con Dylan colpito duramente nel corpo e nello spirito. Questa volta il nemico non è un mostro, ma un uomo, il cantante di rock satanico Bloody Murray. Attorno alla sua figura sinistramente affascinante sembra coagularsi uno squallido (e un po’ stereotipato) mondo di turpi mezzani e fans abbacinati.

"Bloody Murray: carnefice o vittima?"
   
Ma fino a che punto Murray ne è il fomentatore, o non ne è piuttosto la vittima? E cosa si nasconde dietro alla figura di Amber, alla sua orribile morte e alle sue inquietanti apparizioni?

Per fortuna, le somiglianze con i film "Ghost" e "Il Corvo" si rivelano impressioni ben presto superate con il procedere della trama e la lettura prosegue con soddisfazione.

Personalmente, trovo le storie di Paola Barbato sempre interessanti, al di là della maggiore o minore riuscita, perché ogni volta riescono a mettere in discussione la tranquilla routine dylaniata su cui spesso si sono adagiati altri autori. In Dylan Dog n.169 "Lo specchio dell’anima"l’indagatore dell’incubo rischiava addirittura di perdere la propria identità, immedesimandosi nell’oscuro Joe Montero.

"Un Dylan dal volto quasi sfigurato, e dalla mente vacillante: Paola Barbato mette sempre in discussione la routine dylaniata"
   
Qui dopo neanche un paio di pagine abbiamo un Dylan dal volto quasi sfigurato, e dalla mente vacillante. Dato che il lettore è abituato a identificarsi nel protagonista, si trova a vivere una condizione di incertezza che lo porta a continuare la lettura per ritrovare l’equilibrio perduto. Vive delle emozioni, quindi (vedi anche la bella storia appena uscita con l’almanacco 2001).

Altra nota positiva, mi sembra che l’autrice abbia centrato bene lo spirito del personaggio, pur mantenendo una propria cifra stilistica personale e ben riconoscibile.

Rimane quel fondo di macchinosità tipico delle sue storie, che hanno la tendenza ad aggrovigliarsi quando si tratta di sciogliere i nodi della narrazione: ma in questo caso la scena della spiegazione finale - piuttosto fantasiosa ma non assurda - è giustificata dal carattere esibizionista del personaggio che, secondo il classico copione, rende spontaneamente la propria confessione, e ravvivata dalla suspense (Dylan tiene sotto tiro una persona che non può vedere).

Rispetto alle prime prove, infine, è migliorata anche la sua padronanza del mezzo fumettistico: testi più asciutti e stringati, sceneggiature più attente all’aspetto visuale. Valida la narrazione ellittica della sequenza dell’entrata in scena del dottor Norton, ottima la resa del comportamento di Murray, che nega stancamente le accuse rivoltegli, quasi compiaciuto.

Evitato completamente - e meno male! - il rischio di cadere nel moralistico trattando i temi rischiosi degli snuff movies e del rock satanico (ci mancherebbe che Dylan Dog portasse acqua al mulino delle mamme anti-rock! :-))



DISEGNI
Luigi Piccatto    

Piccatto appartiene alla scuola che privilegia la funzionalità (e la velocità di esecuzione ;-) al disegno "bello", rifinito e fine a se stesso. Devo dire che da un po’ di tempo a questa parte, grazie anche ad uno stile più decisamente espressionista, vicino a Font e a Mignola (e con qualche suggestione dell'ultimo Mari) le sue tavole mi sembrano uscite da una certa fase di stanchezza degli ultimi anni, e, se non proprio spettacolari, sono comunque decisamente gradevoli.

"Piccatto privilegia la funzionalità del disegno "
   
Se a volte le matite rimangono un po’ troppo abbozzate (vedi ad esempio i visi della seconda vignetta di pag. 25), molti punti il disegnatore piemontese li guadagna con l’inchiostrazione, particolarmente vivace e "carnosa". Molto bello l’uso istintivo e morbidissimo che fa del pennello, strumento di cui Piccatto ha una notevole padronanza. La sua fisionomia di Dylan, seppur un po’ distante da quella classica di Villa e Stano, mi piace più del "Dylan bravo ragazzo" che propongono altri disegnatori (tipo Freghieri). Ottimo Groucho, un vero cartoon (del resto Piccatto era il disegnatore dei Grouchini…)



GLOBALE
 

Copertina piuttosto nella media. Il segno grafico di Stano è sempre molto piacevole, anche se un po’ statico, ma l’immagine è penalizzata dalla figura di Bloody Murray, davvero ridicolo con quella calzamaglia e quegli zatteroni, il che toglie un po’ di tensione alla scena. Murray rende meglio disegnato da Piccatto. In definitiva, tenendo conto della media attuale non esaltante (ma comunque superiore a qualche anno fa) della serie, una storia che probabilmente verrà ricordata con piacere.
 

 


 
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