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La felicità di un uomo: desiderare.
Indovina Chi?
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Siamo andati in edicola e abbiamo scoperto che l'ultimo numero di Dylan Dog, questo 174 "Un colpo di sfortuna", è andato esaurito? Questo sì che è un colpo di fortuna!... e invece no! Il sadico edicolante ci ha conservato la solita copia. Così scopriamo che Ruju non è neppure partito male, a ben vedere. I due personaggi caratterizzati in principio, saranno coloro su cui ruoterà tutta la vicenda: il timido genialoide Clarence Clough e l'estroversa e formosa Brittany Sands.
Clarence nel 1976 è insieme alla sua prima fidanzatina. Ce li possiamo immaginare a passeggio sul lungomare: Clarence ha lo sguardo perso nel vuoto mentre cerca di risolvere mentalmente uno studio di funzione ed un sistema di tre equazioni in tre incognite. La dolce Candy, consapevolmente trascurata, si sgranocchia una tavoletta di cioccolato e parla a raffica di tutto quello che ha fatto il giorno prima il suo micio Poffy. Poi nel 1980 entra nella vita di Clarence la bella Brittany. Nell'81 lei è già fidanzata con Joey, capitano della squadra di rugby, ma nell'84 abbandona gli studi a causa della morte del padre. In quei tre anni felici, nella squadra di rugby si sono succeduti diversi capitani, ma Brittany nonostante le apparenze, non è una ragazza volubile. In quei tre anni è sicuramente sempre stata la fedele compagna di vita del capitano della squadra di rugby, chiunque esso fosse. Poi ecco il miracolo. Dopo una serie di eventi anche spiacevoli, vediamo coronarsi il sogno di un uomo che ha sempre desiderato quella donna e di questa donna che ha sempre desiderato... essere desiderata. Cos'è il mondo? Abbandoniamo la coppia, ormai felicemente sposata e ci proiettiamo nel loro futuro: il nostro presente. Li incontriamo coi volti segnati dal tempo: un paio di rughe in più e un paio di figli ormai grandicelli. Ruju, dopo aver scolpito saggiamente i lineamenti di questi due personaggi, li introduce nel mondo. Ed ecco affiorare il bel lavoro di scrittura, di questo autore. Cos'è il mondo? Un'enorme sfera che galleggia nel vuoto? (pag. 34 vignetta 1) Le terre emerse e quindi abitabili dal genere umano? (vignetta 2) Una nazione presa a caso, limitata da confini geografici la cui popolazione è unita sotto lo stesso governo? (vignetta 3) No! Il mondo non è niente di tutto questo! E non è neppure un groviglio di strade in una metropoli brulicante di vita (vignetta 4) o un quartiere in cui svettano palazzi stipati di esseri umani, le cui vite si sfiorano, ma mai si incontrano (vignetta 5). A pagina 35 Ruju ci rivela che per lui il mondo è quella ristretta cerchia di amici di cui ci circondiamo. Nel mondo macroscopico, vi è uno strano equilibrio degli eventi. Vi sono nazioni in cui vi è guerra, ed altre in cui vi è pace. Popoli decimati dalla povertà ed altri che prosperano nella ricchezza. Anziani ultracentenari e cadaveri di bambini. Quello stesso strano equilibrio Ruju lo introduce nel mondo microscopico, che per noi ha confezionato. Così ecco entrare in questo mondo la Dea Bendata accompagnata dalla Grande Tessitrice. L'una venuta a colorire l'esistenza mentre l'altra a reciderla. E chi sono i due destinatari finali di questi due doni così opposti, ma complementari? Nell'ordine, proprio i nostri Clarence e Brittany. Ecco che Ruju ha giocato le sue carte, ma forse dovremmo chiamarle tarocchi, proponendoci una bellissima retorica sulla vita e sull'amicizia. Una vita fatta di eventi tragici, come l'improvvisa perdita dei genitori, e di scelte che comportano anche delle rinunce. Quella stessa vita che condividiamo con gli amici che ci siamo scelti e che ci hanno scelti, e che diventano così i confini geografici del nostro mondo personale. Berljoz e Ponyrev: avventori di passaggio entro i margini di un mondo microscopico.
Quello che è certo è che la conclusione lascia basiti e delusi. Soprattutto viste le belle premesse. Dylan e Bloch entrano in punta di piedi in questo "mondo", cominciando ad apparire ai "margini", come semplici avventori del locale in cui Brittany è cameriera (pag. 14 vignetta 5). Questa soluzione, oltre ad essere curiosa, è pure piacevole. Il problema è che quei due "personaggi di contorno", anzichè Bloch e Dylan, potevano anche chiamarsi Berljoz e Ponyrev. Due nomi a caso, insomma. Berljoz poteva tranquillamente essere un ispettore di polizia. Per quanto riguarda Ponyrev non era neppure necessario che fosse un investigatore. Uno sfaccendato qualunque faceva lo stesso. Anzi, era pure meglio. Dopotutto non ha fatto altro che scassinare il cassetto di una scrivania, per poi rimanere impotente a guardare un uomo che moriva fra le braccia di un altro. Vi è poi l'interludio amoroso con Brittany, che ci consente di stampare sulla fronte di Ponyrev, la solita etichetta di adultero e niente di più. Un po' poco, insomma! Ci troviamo nella circostanza di non poter dire che chi ben comincia è a "metà" dell'opera. Chiuso l'albo, rimaniamo purtroppo con la triste gioia non appagata di poter leggere "la metà rimanente" di questa bell'opera mancata (rima baciata che da un triste lettore e' stata forgiata).
Freghieri è un grande artista delle nuvole parlanti. Chi lo ha già contemplato in passato continua ad amarlo, ma solo nel ricordo dei trascorsi folgoranti sulle pagine di Martin Mystère. Da un po' di tempo a questa parte il suo tratto è purtroppo andato sempre più banalizzandosi eccedendo in uniformità. C'è chi parla di iperproduttività, chi di semplice pigrizia. Quello che è certo è che i lavori hanno perso in qualità e questo albo ne è l'ennesima conferma. Segni di questa banalizzazione si trovano anche solo nella ripetitività dei volti. Se lo sceneggiatore di turno chiede una mora coi capelli lunghi e mossi, abbiamo sempre la stessa mora.
La copertina di Stano è ben strutturata. Una Dea Bendata che "gira la ruota" come in una delle più diffuse trasmissioni televisive, ricche di premi. Il Dylan immobilizzato in una posa da "Uomo di Leonardo" non può che aggiungere spessore qualitativo. Riflettendoci bene il lavoro di Ruju accompagna bene il lavoro di Freghieri. Il secondo ci mostra dei volti in stile "Indovina chi?", l'altro gioca col lettore, proponendogli una caccia all'assassino. Il bello è che mentre cerchiamo di indovinare il fantomatico colpevole, giusto per stare al gioco, ecco che scopriamo che l'autore si diverte a depistarci inserendoci una serie di indizi inutili, di sogni premonitori che non si avvereranno, per non parlare dell'uso che ne fa Dylan del suo quinto senso e mezzo, ma sarebbe più giusto affermare che usa la metà non funzionante.
Speriamo almeno che la coppia Ruju/Freghieri, la prossima volta ci proponga un bello Scarabeo.
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