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"Per un pugno di sterline"


Pagine correlate:

Il Destino vuole che si possano contemporaneamente festeggiare il gradito, anche se un po' trito, ritorno allo "splatter moralistico" e la grande interpretazione che il disegnatore dà di questa lunga arringa contro il denaro. Basta che tutti assieme noi si elevi...

Un Brindisi alla mattanza!
recensione di Emanuele De Sandre



TESTI
Sog. e Sce. Tiziano Sclavi    

Forse il vecchio Tiz non graffia più come una volta, ma il sigillo che appone alle sue storie è aristocratico, profumato, e sempre perfettamente distinguibile. Come tipica è la sensazione che Sclavi le sue storie non le rilegga neanche.
I pregi e i difetti dell'attuale fase creativa del babbo di Dylan Dog vanno a braccetto come due vecchietti che non si sopportano più ma che nonostante tutto, da qualche parte, si amano ancora:

  • scorrevolezza, susseguirsi di colpi di scena, capacità di stupire, lo scrittore ci prende per mano e ci trascina a mille all'ora nell'oscura assurdità di cui è intrisa la sua visione dell'Universo;
  • quando si corre a mille all'ora sarebbe meglio sapere dove si va a parare, ma non è questo il caso. La lettura dell'albo è una corsa forsennata in un'idea discutibile, ma che ha una certa presa e un indubbio fascino, però è una corsa che termina in un vicolo cieco, o sul bordo di un'autostrada sul nulla (vedere il film "Dellamorte Dellamore" di Michele Soavi, tratto dall'omonimo romanzo dello stesso Sclavi).

    "Pregi e difetti, due vecchietti a braccetto..."
       

    Spremiamo il succo delle 94 tavole: il denaro è maledetto tre volte; la prima perchè al solo contatto è portatore del desiderio di uccidere il prossimo; la seconda perchè i capoccia dell'Inferno sanno che il potere distruttivo e malefico del denaro è molto maggiore se la cosa viene occultata al popolo bue; la terza, e più terrificante, maledizione che la moneta sonante reca con sè è eloquentemente recitata da Dylan a pag. 81 e riportata anche in scheda: il denaro è diabolico perchè nonostante sia la causa di tutti i mali del mondo di "lui" non possiamo fare a meno.
    Si può essere d'accordo o meno con la tesi sclaviana, su una cosa però non ci piove: il pistolotto porta la sua ineguagliabile firma.
    Ci riferiamo alla coppia di ladri sgangherati che rapinano la banca, all'uomo con la bombetta, al Fato e al demone a due teste, personaggio simbolo della burocrazia infernale. Ma anche al fatto che Sclavi faccia accadere a Dylan e ai suoi amici più cari (Groucho e Bloch) cose che nessun altro autore può permettersi di far loro accadere, come la trasformazione di Dylan e Groucho in mostri, quella del secondo poi proprio sotto gli occhi dello scetticissimo Bloch. Senza dimenticare che tutto nasce da una visita di Dylan alla banca per elemosinare dei soldi.

    "Sclavi è sempre signore e padrone dei suoi personaggi...
       

    Ciò che distingue l'abilità narrativa di Sclavi da quella di qualsiasi altro scrittore che si sia cimentato con l'indagatore dell'incubo è il far apparire ineluttabile l'assurdo, essenziale l'inutile e geometrico lo sghimbescio. Perchè tutte le scene sono legate con precisione chirurgica.
    Vediamo ad esempio come si giunge da pag. 5 a pag. 33, dove esplode dal nulla la carneficina:
  • scena prima, carcere infernale: Berlick è evaso e in vignetta 6 di pag. 9 il direttore del penitenziario conclude in primo piano sospirando "sono rovinato!". La pagina successiva è tutto l'opposto: Londra, campo lungo e un ancora anonimo (ma per poco) "non sono rovinato!". Due vignette strutturalmente antitetiche sono legate da due parole perfettamente identiche. Avvincente;
  • la seconda e la terza scena sono anche qui unite, tra pag. 27 e pag. 28, da una frase, che alla fine della seconda scena è pronunciata da Bloch mentre all'inizio della terza è un pensiero di Dylan. Efficace;
  • il filo rosso tra pag. 29 e pag. 30, dove ha inizio la quarta scena, è una banconota che vola, prima in mano a Dylan, poi sui tetti della città, anche questo un espediente già usato da Sclavi, ma sempre gradevole. Anche perchè il dolce posarsi della foglia da cinquanta sacchi sul poveraccio che dorme ha la maschera ingannevole della buona sorte, invece contemporaneamente introduce il bevitore che poi diverrà mostro squartatore, ed è presagio di imminente follia per lo stesso barbone. Geometrie del raccontare.
  • pag. 32: avvinghiati all'albo dal ritmo imposto dall'autore entriamo in un normale pub londinese, senza neanche immaginare che di lì a poco assisteremo alla grande mattanza!

    offro io...
    Un drink di troppo!
    disegno di Bruno Brindisi - (c)2000 SBE

    Cinque lunghe tavole di splatter puro, un distillato di clavicole, teste e frattaglie assortite. Fatichiamo a ricordare una scena più cruenta e contemporaneamente insistita in tutta la serie. Cinque lunghe tavole di una violenza a cui, per dire la verità, non eravamo più abituati. Ma non c'è tempo per strabuzzare gli occhi, perchè tra pag. 37 e 38 una raffica di pugnalate getta un ponte tra l'efferatezza della realtà, l'orrore filmico di "Inferno" fino a traghettarci da Dylan, spettatore della pellicola di Dario Argento.
    E così via, senza che noi si abbia il tempo per capire che stiamo accettando l'assurdo, ma solo di stupire per la rapidità con cui si susseguono gli eventi.
    Peccato per l'ultima tavola e mezza, che scivola nella retorica horror del finale forzatamente aperto. Non ne sentiamo il bisogno quando ce li rifila Chiaverotti, ne facciamo a meno anche quando ce li propina il padrone di casa...




    DISEGNI
    Bruno Brindisi    

    Un Brindisi normalmente eccezionale, globalmente forse un po' annoiato, si guadagna tutte le sette fette della pagnotta grazie alla succitata truculenta scena del pub: sei tavole, da pag. 32 a pag. 37, da gustare millimetro quadro per millimetro quadro. Un esercizio sublime di "anatomia deviata", impreziosite da orecchie, mani e occhi un po' ovunque. Ciò che apparentemente può sembrare solo uno schifoso virtuosismo da malato di mente si trasforma in poetico delirio grazie all'immensa abilità di Brindisi nel rendere le espressioni dei volti dei morituri e dell'oste: lo smarrito orrore di quest'ultimo conferisce alla scena la drammaticità giusta per non far apparire tutta la sequenza come un esercizio di bassa macelleria. Un... Brindisi alla mattanza, allora! ;-)

    tonnellate di frattaglie!
    Pioggia di sangue!
    disegno di Bruno Brindisi - (c)2001 SBE

    E' giusto però sottolineare come il disegnatore, pur forse curando meno la globalità delle tavole, non si risparmi mai nella recitazione dei personaggi. Sempre grandioso il malinconico scetticismo di Bloch (pag. 61 e pag. 63, per esempio), basito che di più non si può dinnanzi alla trasformazione di Groucho; eccezionali le trasformazioni demoniache dei volti dei contagiati dal "morbo delle cinquanta sterline"; comici al punto giusto direttore e dipendenti di banca; esageratamente ridicoli i due rapinatori; candidamente mefistofelico mr. Goodman, alias Berlik, demone di terza classe.
    Un Brindisi in piena forma dunque, nonostante le ultime, per quanto buone, sofferte prove, intrappolate nei soffocanti testi della Barbato.



    GLOBALE
     

    Bentornato alla impareggiabile coppia Sclavi - Brindisi, che in passato, ricordiamolo, ci ha regalato numeri memorabili come "Finchè morte non vi separi", "Tre per zero" e "Quando cadono le stelle", tanto per dirne qualcuno. Con questi due il divertimento è matematico (no, non come tre per zero) anche se, nell'albo appena recensito, con qualche imperfezione qui e là. A peccare è soprattutto il soggetto, ma la sceneggiatura, decisamente sopra la media rispetto agli ultimi albi, colma quasi tutte le lacune. Peccato per la copertina, terribilmente sottotono. Complessivamente per un pugno di lire ce la siamo passata più che dignitosamente.

     

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