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" Lo specchio dell'anima"

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Dylan Montero

Pagine correlate:

Nella vera mente del mostro
(alla faccia di Julia)

recensione di Francesco Manetti



TESTI
Sog. e Sce. Paola Barbato    

Giunta alla sua terza storia per Dylan Dog, Paola Barbato non si smentisce :-). Anche "Lo specchio dell'anima", come i precedenti "Il sonno della ragione" DD 157 e "Medusa" DD 167, presenta una storia indubbiamente non-banale (per quanto molti suoi elementi siano tutt'altro che "originali"), coinvolgente e suggestiva, la quale finisce per´┐Ż per rivelarsi un po' troppo cervellotica - e dunque almeno parzialmente deludente - una volta che, protratta al limite estremo la suspence, vengono tirate le fila dell'intrigo.

L'albo ´┐Ż molto affascinante, in altre parole, fintantoch´┐Ż ci viene fatta seguire l'insolita indagine di Dylan, completamente isolato nella villa dello scrittore Brighton Whitaker, sui delitti del serial killer Joe Montero. Perch´┐Ż, si domanda il lettore con Dylan Dog, il semplice fatto di trascorrere un mese nella villa dello scrittore, adattandosi alle abitudini da misantropo di questi, dovrebbe rendere possibile la cattura di Montero? E chi ´┐Ż, del resto, Joe Montero? Una persona realmente esistente o un personaggio uscito, nel senso letterale del termine, dai romanzi dello stesso Brighton - il quale era in grado di ricostruire, nei propri libri, i delitti di Montero fin nei minimi dettagli ...dettagli noti solo alle forze di polizia... - ? E per quale ragione Dylan, invece di identificarsi, al limite, con Brighton, inizia non solo ad avere anticipazioni sui nuovi delitti di Montero, ma addirittura a convincersi di essere lui stesso Joe Montero?

Molte di queste suggestioni vengono infrante quando il "vero" Joe Montero si presenta infine dinanzi a Dylan e lo rende edotto, nell'arco di almeno una dozzina di tavole ricche di balloons, di tutti i perch´┐Ż e i percome della vicenda, costringendo i lettori a bersi espedienti da due soldi (la casa nella casa), coincidenze ben poco plausibili (l'incontro casuale con un sosia), macchinosit´┐Ż (l'arizigogolato piano di Brighton per suicidarsi), corbellerie (la suggestione tramite ipnosi)...

Anche se la conclusione non riesce a sostenere le aspettative create dalla prima parte, la trasformazione di Dylan in Montero ´┐Ż cos´┐Ż ben sceneggiata da farmi comunque apprezzare questo albo. Anche dal punto di vista del soggetto, del resto, trovo che corbellerie e macchinosit´┐Ż siano, nonostante tutto, meno rilevanti rispetto a spunti interessanti quali, ad esempio, la descrizione del rapporto fra Whitaker e il suo allievo Steven Curran.



DISEGNI
Nicola Mari    

(13k)
Dylan Montero
disegni di Nicola Mari - (c) 2000 SBE
   

Al giudizio sostanzialmente positivo sull'albo contribuisce in maniera determinante l'apporto dato da Nicola Mari. Mentre il pur bravissimo Bruno Brindisi sembrava non essere entrato in sintonia con le storie de "Il sonno della ragione" e di "Medusa", Mari ha senz'altro trovato, ne "Lo specchio dell'anima", una sceneggiatura adeguata al proprio stile evocativo e alla propria capacit´┐Ż di esprimere, attraverso gli sguardi, le angosce dei personaggi, le loro sofferenze. Perfette, dunque, dal punto di vista dell'espressivit´┐Ż, le pagine nelle quali Dylan, avvolto in un pastrano nero (la "divisa" di Montero), vaga, come in cerca di nuove vittime, nelle nebbiose stradine di Londra, con lo sguardo stranito di chi ancora non si capacita della trasformazione psicologica che ha subito.

Come l'abilit´┐Ż della Barbato nel creare un'ottima suspence compensa un intreccio imperfetto, cos´┐Ż l'espressivit´┐Ż dello stile di Mari compensa dei difetti abbastanza rilevanti: alcune orribili anatomie, in particolare di Dylan Dog a pag. 39, e gli a dir poco fantasiosi riflessi sugli specchi a pag. 20 (nella prima vignetta, anche gli specchi laterali riflettono un'immagine frontale di Dylan!).



GLOBALE
 

Recensendo "Medusa" mantenevo ancora un atteggiamento "attendista" nei confronti della Barbato, non schierandomi n´┐Ż con gli entusiasti, n´┐Ż con i denigratori. Questo "Lo specchio dell'anima" mi spinge senz'altro pi´┐Ż vicino ai primi, piuttosto che ai secondi.

Perch´┐Ż questo parziale cambiamento d'opinione, visto che questo albo ha, pi´┐Ż o meno, gli stessi pregi e gli stessi difetti dei due albi che l'hanno preceduto? Forse perch´┐Ż questa storia, essendo pi´┐Ż onirica, consente al lettore di avere un atteggiamento meno critico nei confronti delle pi´┐Ż o meno gravi incongruenze della trama. Come avviene, ad esempio, in molti albi di Napoleone, una serie per la quale la Barbato potrebbe probabilmente ideare dei soggetti interessanti...

 

 


 
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