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" La donna
urlante"


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Se un'opera d'arte non vi piace non c'è nessun problema, soltanto non pensatelo troppo forte... il "capolavoro" potrebbe animarsi ed iniziare ad inseguirvi con intenti omicidi!

La donna è mobile
recensione di Alessandro Franchini



TESTI
Sog. e Sce. Pasquale Ruju    

Dylan Dog l'indagatore dell'incubo...o meglio l'indagatore e basta. In questa nuova avventura di incubi ce ne sono, ma l'old boy non viene mai a contatto con essi, se non nel solito finale dove si immedesima nel solito ammazza-cattivi. Non c'è traccia di quel Dylan Dog malinconico, pieno di complessi e di dubbi al quale eravamo abituati.

Eppure lo spunto per la storia era ottimo. Celia, una giovane artista emergente, ha dentro di se una rabbia incredibile, un odio profondo per il marito che vuole sopprimere la sua vena creativa e per una madre religiosa fino all'integralismo, che non smette mai di farle prediche e le profetizza in continuazione punizioni e tormenti infernali. Questo odio, Celia lo rivarsa nelle sue statue, in particolar modo nel suo "capolavoro", la Donna urlante. In questa opera la ragazza mette tutta se stessa, la vive intensamente, al punti che la statua di impregna del suo odio e finisce per soggiogare un altro giovane artista, Philip, con una specie di possessione demoniaca. Philip diventa così il tramite di Celia, l'esecutore materiale dei desideri più inconfessabili della ragazza.

La scenggiatura è ben ritmata; nella prima parte, dove vengono presentati i personaggi, si alternano continuamente l'idillio spensierato di Dylan con i problemi e la disperazione di Celia; nella parte centrale si sviluppa la storia fino ad arrivare alle ultime venti pagine dove il ritmo accelera di colpo con il susseguirsi di tre omicidi in un breve lasso di tempo. Ma ci sono delle pecche piuttosto rilevanti. Se da un lato abbiamo una buona presentazione del ex marito di Celia (con le poche vignette della telefonata al fornitore capiamo subito il suo carattere), dall'altro abbiamo Sandra, l'ennesima Dog-girl, che nonostante compaia per buona parte della storia, rimane piatta e anonima, senza il minimo spessore. Ovviamente è bellissima, biondissima, con un fisico da fotomodella, rigorosamente amante dei bambini, spensierata, disponibile e pronta a farsi in quattro per un'amica. La triste conferma della sua inutilità la si ha nel finale della storia; infatti tutto finisce senza che ci venga detto qual'è il futuro per lei e Dylan. Sbirciando il numero seguente della serie, non si hanno sorprese. Non viene neanche nominata. Un'altra grossa pecca stà nella scena del ritrovamento dei vetri rotti all'esterno del magazzino. Possibile che i bobbies inglesi siano così incapaci da farsi sfuggire un particolare da settimana enigmistica under 10? Strana poi la risoluzione del caso: tanto per cominciare, Dylan se ne esce con una sparata pituttsto azzardata. Afferma di aver capito che è Philip l'assassino dato che questi aveva abitato nel magazzino prima di Celia, e quindi poteva avere le chiavi. Ma Morrell aveva affermato di avere affittato quel magazzino a molti altri artisti...forse un guizzo del buon vecchio quinto senso e mezzo? Stesso discorso per Celia: anche lei dice di avere capito tutto, ma viene da chiedersi come e quando, dato che l'ultima volta che aveva visto Philip si erano lasciati con un bel bacio. Non parliamo di Dylan che fa pugni col cattivo...che Dylan è questo? Non certo quello scaturito dalla mente di Sclavi.

Il finale ha però un guizzo, proprio all'ultimissima tavola, quando Celia senza falsi moralismi sorride malignamente all'idea della sua nuova libertà. Un'espressione cattiva e ambigua si dipinge sul suo volto, portando a galla la vera Celia, quella che si specchiava nella Donna urlante.



DISEGNI
Montanari & Grassani    

Buona la prova della coppia di disegnatori; uno stile particolare, fatto di secchi stacchi fra il bianco e i neri sempre molto compatti. Particolarmente curati sono il volto di Celia e le sue opere, degne di un museo dell'orrore. La donna urlante è davvero inquietante, ma non sono da meno le altre opere, come ad esempio il galeone di pag.24 fatto di fili spinato che ha degli uomini come vela....



GLOBALE
 

Inquietante la copertina dell'albo, anche se la statua della donna urlante non è la stessa del racconto. Simpatico anche il disegno di Brindisi all'interno della Horror Post.

Alla fine dei conti, è un albo che si lascia leggere (meglio non infierire, non vorrei che la copertina si animasse :-)
 

 


 
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