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" Percezioni extrasensoriali"

TESTI
Pasquale Ruju
DISEGNI
Ugolino Cossu

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Ricordi, Clarice . . . ?
recensione flash di Vincenzo Oliva


Tornano Pasquale Ruju ed Ugolino Cossu che dopo la deludente prova fornita 10 mesi fa nel n.149 "L’alieno", si riscattano (almeno parzialmente).

E’ una storia onesta, infatti, quella confezionata dal prolifico autore sardo trapiantato a Torino e dal disegnatore romano. Una sceneggiatura lineare, senza guizzi inventivi, ma senza veri difetti, impiantata su un soggetto molto classico: un assassino seriale, che appare "specializzato" in soggetti "esper", semina la morte ed il panico ad un grande convegno sulle percezioni extrasensoriali. Il suo scopo sembra essere quello di giungere in qualche modo ad un confronto decisivo con Clarice Anderson, un’esper consulente della F.B.I., la cui vita si intreccia, nell’occasione di questa indagine, con quella di Dylan. Com’era logico attendersi, il serial killer proviene dal passato rimosso di Clarice, dalla sua infanzia passata in un orfanotrofio per bambini sordomuti dove aveva vissuto anche il futuro assassino.

Nessuna sorpresa, dunque, ma una storia che si snoda dall’inizio alla fine entro i tranquilli canoni di un’indagine poliziesca standard con qualche venatura insolita, dovuta alla natura dei protagonisti, tutti esper. E neppure è soluzione di una qualche originalità quella che vede Benjamin, l’assassino, "nutrirsi" delle emozioni, dei sentimenti, dei ricordi delle sue vittime. Tuttavia la scelta minimale di Ruju, che mantiene sommesso il tono della narrazione senza insistere troppo sul tema, senza ricercarne le potenzialità più patetiche, risulta saggia, ed i bozzetti che ne vengono fuori, con le finestre aperte sulla vita delle vittime (specialmente la breve sequenza dell’infanzia di Shuichi Okamura a pag.40), sono tra le cose migliori dell’albo.

Non riesce, invece, a Ruju di tornare a tratteggiarci una compiuta figura femminile come aveva fatto diverse volte in passato. Pur risultando nel complesso un buon personaggio, Clarice non assume i contorni definiti di una persona umana, resta un po’ troppo sulla carta. Emotivamente, la sua figura non suscita la partecipazione del lettore, che non riesce ad empatizzare con lei, con le sue paure, con la violenza delle sua esperienza extrasensoriale quando si trova a "rivivere" i momenti terminali della vita di Okamura. E’, invece, in un momento privato, minore se vogliamo, che Ruju sa a farci cogliere per un attimo la persona Clarice al di là del personaggio, quando la donna "ascolta" - lei sorda dalla nascita, ma dotata di percezioni extrasensoriali - una canzone direttamente dalla mente di Dylan, durante il loro intermezzo romantico, inevitabile in una storia di Dylan Dog. Si deve comunque dare atto a Pasquale Ruju di aver evitato il rischio, vista la presenza di una portatrice di handicap come Clarice, di scivolare in quel buonismo da poco che negli ultimi tempi sta diventando un vero e proprio marchio di fabbrica della serie: i buoni sentimenti ci sono - e questo è assolutamente normale in una storia di Dylan Dog - ma non soverchiano la storia, non vi si inseriscono surrettiziamente.

Quel che forse Ruju avrebbe potuto evitare, è l’ultima vignetta dell’albo, ennesima variante di quei finalini a (finta) sorpresa di cui è costellata la storia della testata; ma il difetto ci sembra veniale nell’economia di una storia che si lascia leggere piacevolmente.

Sicuramente migliori, come si diceva, i disegni di Cossu rispetto alla sua ultima uscita sulle pagine della serie. Il suo tratto resta sostanzialmente statico, i volti dei personaggi danno sempre l’impressione di essere tagliati con l’accetta; tuttavia l’artista sa farli recitare onestamente, i personaggi sono ben caratterizzati ed espressivi: spassoso il suo Jenkins, viscido il giusto, Jerome Boulder, riuscita la caratterizzazione da russo per antonomasia di Darsukov. Complessivamente riuscita anche la resa grafica dei due personaggi maggiormente sulla scena: Dylan e Clarice, anche se la donna non perde una certa patina di freddezza, sicuramente dovuta in buona parte alla scarsa comunicatività dei testi, mentre il volto di Dylan esprime bene la gamma dei suoi sentimenti.

Peccato per quella generale impressione di un certo grigiore, di una certa freddezza - sicuramente dovuta allo scarso dinamismo del tratto - della quale Cossu sembra non potersi liberare.

Vedi anche la scheda della storia.
 

 


 
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