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" Il sonno
della ragione "


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Troppo fumo, troppo arrosto
recensione di Michela Savoldi

Se è capitato, a volte, di aver l'impressione di leggere storie stiracchiate e con soggetti deboli, questa volta ci si può lamentare dell'esatto contrario: una trama complicatissima, densa al punto da essere difficile da seguire. Siamo troppo esigenti?



TESTI
Sog. e Sce. Paola Barbato    

Paola Barbato è una quasi esordiente, visto che prima d'ora per la Bonelli aveva scritto solo l'albetto di Groucho allegato all'ultimo speciale. E' quindi la sua prima volta con la struttura fissa degli albi bonelliani a 98 tavole.
L'impressione più evidente è proprio quella di una storia in cui è stata messa "troppa roba". Una serie ininterrotta di avvenimenti, di trame e sottotrame, che rendono faticosa la lettura e richiedono eccessiva concentrazione per seguirne lo svolgimento logico, pregiudicando la godibilità della storia stessa.

La vicenda, infatti, si svolge con un'incredibile ricchezza di particolari e piccoli colpi di scena. Prendiamo per esempio Daisy e il suo cervello, che pare lobotomizzato, invece è atrofizzato, invece è ipersviluppato; poi lei è mancina quindi secondo alcune teorie le funzioni dei due emisferi sono scambiate, quindi tutti pensano che lei non sia in grado di pensare mentre è l'altra parte, quella dello sviluppo motorio, che le manca...

"Tutto questo contribuisce a dare alla trama un aspetto fumoso, sfocato, in cui alcuni passaggi sono chiari solo ad una seconda lettura più attenta."
   
Questa è solo una delle intrecciatissime parti della storia. Ad essa si sovrappongono la vicenda personale di Daisy e del suo rapporto morboso con la conoscenza; la storia del di lei padre, traumatizzato da un evento vissuto in gioventù; la psicosi del professor Leblanc; gli strani avvenimenti in Africa; le spiegazioni fantascientifiche delle scoperte di Daisy e suo padre. E, nascosta tra tutti questi fili annodati, la trama dell'albo.

Ad ogni personaggio, inoltre, è data una caratterizzazione precisa, uno spazio psicologico. Una cosa di per sé ottima, ma che ruba tavole e attenzione alla storia.
Non solo i personaggi principali, infatti, vengono descritti nel loro carattere e nel loro passato, ma anche figure secondarie, come Margareth, o Damon, o l'infermiera.

Tutto questo contribuisce a dare alla trama un aspetto fumoso, sfocato, in cui alcuni passaggi sono chiari solo ad una seconda lettura più attenta.
Alcuni punti chiave della storia appaiono deboli, fragili, poco plausibili. E qusto avviene, probabilmente, proprio a causa della mancanza di spazio per dare spiegazioni: l'eccessiva quantità di avvenimenti e vicende che la Barbato inserisce nell'albo impedisce che ciascuno di essi venga descritto a sufficienza.
Un esempio: James Hastings, padre di Daisy, da ragazzino vede una donna malata e rimane traumatizzato al punto da fare della ricerca medica la sua ragione di vita. E, in punto di morte, consapevole delle mostruosità che ha creato, incolpa questo evento passato.
Fin qui funziona, ma perchè la colpa sarebbe proprio di Dylan? Lui si trovava lì, daccordo, ma non era lui ad essere moribondo.
Il passaggio psicologico non è descritto a sufficienza, non è per nulla chiaro il motivo per cui Daisy torna indietro nel tempo per cancellare la sua esistenza e cambiare la storia del padre.
Così come affrettata è la motivazione per cui, ad esempio, Daisy non vuole uccidere Dylan mentre non si fa scrupolo di massacrare il personale di un intero ospedale.

Un commento a sé meritano inoltre le "spiegazioni" fantascientifiche riguardanti le conoscienze superiori di Daisy e i suoi viaggi nel tempo.
Si passa dai veri e propri errori (vedi scheda) alla mancanza di credibilità.
Dylan Dog non è certo un fumetto di fantascienza, ma se si decide di basare una storia su conoscienza scientifiche scoperte nel futuro, sia pure inventato e fumettistico, devono almeno poter essere plausibili e possibili. In caso contrario, l'effetto è, ancora una volta, di aumentare la nebulosità della struttura logica, rendendo verbosa e poco scorrevole la lettura ed estraniando il lettore dal coinvolgimento nella vicenda.
Sarebbe stato preferibile, al limite, evitare del tutto le descrizioni dei principi fisici su cui si basano la scoperte di Hastings e di Daisy, lasciando forse qualcosa in sospeso ma evitando di appesantire una struttura già così densa.



DISEGNI
Bruno Brindisi    

Pur senza dispiacere, Brindisi non pare molto brillante nella realizzazione di questo n.157.
Le vignette migliori sono senz'altro quelle in cui compare Daisy: il volto e il corpo scavati, gli occhi liquidi e vuoti, esprimono una sofferenza inquietante, che spesso "buca" il foglio e si rende difficile da guardare, come tutte le rappresentazioni di malattie che ci spaventano.
La descrizione impietosa di un corpo così scarno, cui poco rimane di umano, dona al personaggio di Daisy una forza straordinaria e, per contrasto, una grande umanità e dignità. In questo modo, il disegno supplisce alla sceneggiatura, che a queste caratteristiche dava troppo poco risalto.

Molto meno significative le altre tavole, probabilmente anche in considerazione del fatto che gran parte della storia si svolge nell'interno di un'ospedale.



GLOBALE
 

Un soggetto così articolato, sviluppato in una sceneggiatura densissima e con qualche leggerezza di troppo, pregiudicano pesantemente la lettura dell'albo, che pure ha dei pregi e reca, questo è fuor di dubbio, elementi di novità e originalità.
Mi rendo conto di aver parlato quasi solo di errori, leggerezze e difetti in questa recensione, benchè in questo albo non manchino spunti interessanti. Ad una seconda lettura infatti, ci si accorge di come la storia contenga elementi promettenti, non sfruttati a sufficienza probabilmente solo per poca dimestichezza con una struttura "a lunghezza fissa".
Gli spunti migliori, tuttavia, rimangono soffocati dalla confusione e dal "sovraffollamento" di questa storia.
Vanno completamente perse la circostanze che, opportunamente sottolineate, si potrebbero prestare a riflessioni: è enfatizzato il fatto che è impossibile cambiare il passato (è Daisy la causa stessa di ciò che voleva evitare, come se tutto fosse già scritto), ma non viene dato nessun rilievo, per esempio, al fatto che un uomo (Hastings) ha creato esattamente ciò che per tutta la vita ha desiderato curare...

Una storia poco scorrevole, dunque, ma che nonostante questo rivela un'autrice con idee promettenti.

Bella la copertina che reinterpreta il famoso quadro di Munch "L'urlo".
 

 


 
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