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Che vita tranquilla, quella del commesso viaggiatore Timothy Penderwhile! Un lavoro che gli piace, una ragazza che lo ama, una mamma che continua a coccolarlo ma che sa anche farsi da parte per non opprimerlo più... E, soprattutto, una seraficità che gli permette di avere un sorriso anche per il cliente più difficile (tipo il "domestico" di Craven Road n.7 ;-).
Eh sì, una vita tranquilla, se non fosse per un piccolo problemuccio col nuovo modello di aspirapolvere...
Omniwash 2000, l'aspirapolvere infernale
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Chi dice che le storie di Dylan Dog, da qualche anno a questa parte, non sono più quelle di una volta? Tutti i vecchi lettori, più o meno, me compreso :-). Giusto un mese fa, (contro)recensendo il n.22 di Magico Vento, avevo sostenuto che la testata dedicata all'indagatore dell'incubo si era sostanzialmente incancrenita su degli stereotipi dai quali né lo stesso Sclavi né gli altri sceneggiatori della serie sembravano saper cavare qualcosa di buono. Ecco, invece, manco a dirlo, la pronta smentita. In questo albo, infatti, Pasquale Ruju dimostra come sia possibile offrirci un Dylan gradevole pur riprendendo, per l'appunto, tutti gli stereotipi più triti e ritriti della serie (lo splatter -con annesse asce e accette-, una tipa sciroccata a far da ganza di turno, Dylan che si mette a guardare dei vecchi film dell'orrore...) e pur propinandoci, come se non bastasse, un'idea di base tutt'altro che originale e una trama che diventa sempre più prevedibile quanto più ci si avvicina al finale.
Anche dal punto di vista del soggetto, inoltre, Ruju riesce, almeno inizialmente, a creare qualcosa di non banale. L'incipit in Madagascar, la presentazione iniziale della vita di Timothy e il farci vedere Dylan alle prese con tutt'altra indagine rendono almeno il primo terzo dell'albo tutt'altro che scontato. Particolare nota di demerito, invece, per l'epilogo, nel quale Ruju si rifà ancora una volta (cfr. di nuovo, la recensione a "Polvere di stelle", DD 147) al peggior Chiaverotti: l'aspirapolvere, andato in pezzi dopo essere stato colpito da un colpo di pistola, si ricompone per incanto; e il Pey redivivo spinge un frustrato catalogatore di reperti di Scotland Yard a far fuori il proprio tirannico superiore.
A risollevare un soggetto poco originale e poco accattivante contribuiscono, oltre alla sceneggiatura, anche i disegni di Casertano, a suo agio nella rappresentazione sia delle scene più "splatterose" che di quelle ironiche e umoristiche.
Sono però da lodare, in particolar modo, le sue caratterizzazioni grafiche di alcuni personaggi: Geraldine, la cliente che si intravede appena a pag.54, la tipa al telefono pubblico a pag.56 e, soprattutto, Timothy, o meglio ancora la trasformazione che Timothy subisce nel corso del suo progressivo asservimento all'appetito dell'insaziabile Pey. Un albo semplice, senza eccessive pretese, ma che lascia un poco riassaporare la freschezza di certi vecchi Dylan, dimostrando fra l'altro come non sempre il manierismo debba necessariamente portare a degli albi illeggibili. Questo numero, inoltre, rappresenta anche una piccola "resurrezione" di Ruju, il quale aveva recentemente scritto dei Dylan e un Nathan Never ("La dama di ghiaccio" NN 94) decisamente pessimi. Ps: devo a Emanuele De Sandre, frequentatore della mailing list bonelliana ayaaaak, l'espressione "aspirapolverato" :-).
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