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Una bambina cresciuta troppo e un uomo che non vuole crescere si incontrano e ricordano...
Riflessi di sogno nello specchio della memoria
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Seppelliamo i ricordi dolorosi nel profondo dell’anima, e quelli tornano nei nostri sogni a tormentarci; il bambino che era in noi doveva morire perché il bambino che noi eravamo potesse crescere; l’adulto deve recuperare i sogni dell’infanzia per venire a patti con gli incubi e i traumi di quella; il senso di colpa ci fa diventare diversi da noi stessi; senza la coscienza della memoria la nostra vita perde significato e valore.... Ma è davvero importante trovare un senso a questa storia? O forse questa (e tutte le altre storie) non hanno altro senso che quello di esistere per essere raccontate - come lo spirito acquatico dice a Dylan Dog a pag.88.
Come per quelli, Tiziano Sclavi si trova a sceneggiare una storia scritta da altri. Stavolta non è Mauro Marcheselli a fornire il soggetto, ma sono Cristina e Pippo Neri, moglie e cognato del creatore di Dylan. Ancora una volta una storia fortemente condizionata dai suoi contenuti onirici, ma a differenza delle due citate - dove Marcheselli attribuiva ai sogni valore di recupero della memoria perduta e delle speranze, illusioni passate (ne "Il lungo addio"); e di memoria delle speranze e illusioni irrealizzate (in "Finché morte non vi separi") - qui abbiamo un significato più diretto e materiale dei sogni che rivestono funzione di memoria del passato dai contenuti terapeutici: solo il ricordo corretto di ciò che è stato può darci equilibrio e serenità. E questa maggiore "materialità" dei ricordi e dei sogni si riverbera sulla protagonista femminile, la cui figura non è filtrata, questa volta, dalla visione mitizzante del ricordo, che allontana la realtà e ci restituisce l’illusione: Spring Shorend è presente sulla scena in tutta la sua fisicità corporea, e la caricaturalità macchiettistica del suo caratteraccio appare un’intenzionale iperdrammatizzazione del personaggio, per distinguerla dalla Marina de "Il lungo addio" e dalla Lillie di "Finché morte non vi separi": non - o meglio non solo - donna del ricordo, ma anche - e soprattutto - donna del presente.
La sceneggiatura sclaviana asseconda bene i temi e la cifra intimistica della storia; peccato però per il finale alla melassa pura: che bisogno c'era del "ravvedimento" così completo e totale di Spring, con l’aggravante del simbolico rifiuto del suo recente passato, che la protagonista getta via nelle acque del lago, il Loch Whirl, insieme al computer portatile ed al telefono cellulare? La storia era già in sé giocata su un registro di edificante ammonimento sui pericoli del cinico rifiuto dei nostri sogni infantili e adolescenziali e sulla necessità di non dimenticare i dolori del passato e farli, anzi, diventare parte attiva del nostro presente; ma questo è veramente troppo! Glissare su toni più sfumati, senza accennare ai progetti di nuova vita di Spring, senza la sua tititera del "quanto ho sbagliato!" - insomma senza pistolotto finale - avrebbe dato ben maggiore dignità alla narrazione. Un peccato, dicevo. Perché più di un passaggio della storia si fa ricordare con grande piacere (e per fortuna permette di "dimenticare" in parte il finale); come i dialoghi surreali con gli abitanti del villaggio alle pagg.68-71, con il calzolaio che mette in difficoltà Groucho sul suo stesso terreno. Cose già lette, certo, ma giocate da Sclavi con la classe ed il brio dei suoi momenti migliori. Come già abbondantemente vista è la figura della Spring "manager senza cuore". Ma, anche qui, Sclavi dimostra di essere in forma, e fa recitare il personaggio al meglio delle sue possibilità, dandole una vita oltre lo stereotipo e facendola apparire viva agli occhi del lettore.
Molto buona la prova di Bruno Brindisi che aveva il non facile compito di rendere credibili e non stucchevoli gli spiriti dell’acqua; e che ha saputo rappresentarli in modo vivido e poetico, ma mantenendo un tratto sobrio, senza calcare sulla troppo facile raffigurazione di una loro "carineria" fuori luogo.
E Brindisi asseconda bene questo struggimento anche nelle scene tra Libby e Bubs, mostrando i due vecchi con partecipazione, e anche con la giusta dose di retorica: figure di un passato che si fa presente, per tornare passato una volta che il ricordo ha realizzato la sua funzione curativa. Per il resto, il volto triste e immalinconito del suo Dylan appare adatto all’atmosfera dell’episodio, ed anche il suo Dylan poco più che bambino, con il viso addolcito nei tratti ancora infantili, rende bene questo aspetto dell’indagatore dell’incubo. Appaiono ben caratterizzati anche gli abitanti del villaggio sul Loch Whirl, con quella loro aria di persone fuori dal tempo e dalla storia (o meglio costrette a forza ad accettare quel po’ di storia e di tempo che nessuno, in nessun luogo del mondo occidentale, può ormai rifiutarsi di accettare). Una bella storia, in definitiva, ma che avrebbe potuto essere ben migliore con la rinuncia di Sclavi a porgerci sul piatto l’ennesima morale della favola. Un semplice lasciare a ciascuno di trarre le proprie conclusioni sarebbe stata, oltre tutto, una conclusione più logica per una storia che di moralismo a buon mercato ne aveva fatto a meno fin lì (il personaggio della Spring-donna-in-carriera è troppo sopra le righe per fornire una qualsiasi lezione di moralismo spicciolo).
La storia editoriale di Dylan prosegue dunque in un alternarsi degli inevitabili alti e bassi di una lunga produzione seriale. Gli interventi di Sclavi segnano sempre - anche in occasioni come questa dove non tutto ha funzionato al meglio - dei momenti di rilievo: questo episodio, non per nulla, viene ad aggiungere un tassello importante nella scoperta del passato di Dylan Dog, ed apre anche una finestra su un’angosciosa domanda: a parte il rispetto del contratto che lo vuole impegnato con una donna al mese, quante sono state le donne "importanti" nella vita di Dylan? :-) Con questa recensione apriamo un piccolo "esperimento": trovate qui, infatti, il collegamento ad una controrecensione , nella quale la valutazione della storia è diversa (in questo caso ad una recensione fatta da chi ha apprezzato la storia fa da contrasto una controrecensione fatta da chi l’ha apprezzata meno, ma avrebbe potuto essere il contrario: recensione positiva/controrecensione negativa non è una regola). Se la cosa piacerà vi saranno altre (non molte) occasioni; altrimenti ci eviteremo la fatica di fare lavoro doppio :-).
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