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" Anima Nera"


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I genitori di Connor si sono separati e lui è rimasto solo. E triste. Ma ora lui ha trovato dei nuovi amici. Sono strani, ma anche molto divertenti. Peccato che gli altri non possano vederli. Ma, in fondo, chi se ne frega? I nuovi amici di Connor sono esattamente come lui li vuole, perchè sono invenzioni del suo stesso subconscio. Ma lo sono proprio tutti?

Anima Nera, torna a casa tua.
recensione di Fabrizio Gallerani



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Chiaverotti    

Bisogna ammettere che questo "Anima Nera" costituisce una vera e propria sorpresa. Atmosfera calibrata, personaggi azzeccati e un soggetto, pur di impianto classico e che non fa gridare al miracolo, ma che regge bene il confronto con lo Sclavi di maniera.

Rendiamo atto a Chiaverotti, dopo l'"incidente" di percorso del primo numero di Brendon, di avere scritto una buona sceneggiatura, dove, per una volta, tutto è funzionale alla narrazione e (quasi) nulla lasciato al caso.

"In genere, la struttura narrativa degli episodi più scontati di Dylan Dog si risolve in un patchwork di situazioni orrorifiche (..). Non è questo il caso."    
In genere, la struttura narrativa degli episodi più scontati di Dylan Dog si risolve in un patchwork di situazioni orrorifiche (o comunque drammatiche o demenziali, a seconda della natura della storia) cucite assieme da un tenue filo conduttore. Non è questo il caso. Certo, anche qui sono presenti brani che potrebbero essere comodamente isolati dal contesto, ma in questa occasione, essi sono finalizzati a fornire indizi utili alla narrazione, senza penalizzarne il colpo di scena finale.

Penso, ad esempio, alla lucida vendetta di Connor nei confronti del suo ex compagno di collegio, che rispecchia d'altra parte i canoni di questo genere di situazioni, ma che viene utilizzata da Chiaverotti per insinuare nel lettore il dubbio dell'innocenza di Connor con insolita lievità.

Certo non mancano le situazioni banali, facili o scontate (il primo innamoramento di Connor con la sua dolce infermierina, il medium non vedente che spunta dal nulla e si perde, guarda caso, proprio vicino al Luna Park dove Connor ha appuntamento, la maschera alla Diabolik di Sandra quando sarebbe stato sufficiente un robusto make-up) ma, tutto sommato, non creano troppo disturbo.

Piuttosto, a voler essere pignoli, si può rilevare come Chiaverotti tenti di imbrogliare, barando, nella sequenza iniziale. Il modo in cui sono raccontati i fatti e l'alternarsi delle situazioni fra la villa di Brentford e la casa di Dylan, ingannano il lettore sui tempi reali delle due vicende, che così risultano contemporanee. Il peccato veniale, consente a Chiaverotti di creare artificiosamente l'alibi a Sandra per l'omicidio dell'infermiera Greta.

Anche il rovesciamento finale (tipico della scrittura di Chiaverotti e spesso scialbo e inverosimile all'ennesima potenza) questa volta risulta adeguato, così mesto e malinconico rispetto ai finali ad effetto ai quali siamo abituati.

Per altre considerazioni, note, citazioni e incongruenze leggete la Scheda della Storia.



DISEGNI
Bruno Brindisi    

(12k)
Pandora e Connor
(c) 1998 SBE
   
Brindisi è ormai una sicurezza. Il suo disegno è adatto a raccontare per immagini qualunque tipo di situazione, riuscendo a coniugare in maniera perfetta leggibilità e artisticità, senza per questo risultare lezioso in alcun caso.

E, grazie anche la sua evidente velocità, il suo tratto inizia ormai a caratterizzare la serie (a discapito del veterano ma lentissimo Stano), tanto è che a lui sono state affidate quasi tutte le ultime storie evento apparse sulla collana, dal celebrativo n.121 "Finchè morte non vi separi" al recente n.136 "Lassù qualcuno ci chiama", tutte per i testi di Sclavi.

Anche in questa occasione, compie un ottimo lavoro, caratterizzando efficacemente i protagonisti, i quali "recitano" sempre in modo molto naturale. Sandra, Connor e la stessa Pandora risultano caratteri a tutto tondo, soprattutto grazie ai disegni. In questo senso è necessaria una menzione speciale anche per i quattro simpatici "prodotti" della psiche di Connor, Peebles, Nik-Nak, Berker e Fionnula, forse meritevoli di ulteriori apparizioni nella serie.

Ma il merito principale di Brindisi è nel suo contributo alla regia dell'intero episodio. Memorabili, a questo riguardo, molte delle sequenze dell'albo, dove la scelta delle inquadrature è determinante ai fini dell'effetto drammatico delle stesse. Molti altri disegnatori, al suo posto, avrebbero probabilmente risolto il tutto in maniera molto più semplice, banalizzandone il risultato.



GLOBALE
 

In soldoni, questo risulta essere un numero molto gradevole, che spicca, fra la produzione extra Sclavi delle ultime avventure dell'indagatore dell'incubo, merito sia dell'originale plot inventato da Chiaverotti sia degli efficaci disegni di Brindisi.

A questo proposito, mi sovviene questa considerazione: pur coi loro alti e bassi, le prove degli altri sceneggiatori della testata (Manfredi, Ruju e lo stesso Chiaverotti) si sono quasi sempre mantenute su di un livello quantomeno dignitoso (sono rari i casi di storie veramente illeggibili). In questo risultato è complice, a mio avviso, anche una robusta "supervisione" dello stesso Sclavi ai loro testi.

Probabilmente non sempre (penso soprattutto al suo lungo periodo di crisi creativa), e forse nemmeno sempre con la stessa attenzione, ma durante l'arco di questi oltre undici anni di uscite, l'intervento di Sclavi soprattutto sui dialoghi, ha sicuramente avuto il suo peso anche sulle sceneggiature non scritte da lui.

Questo potrebbe forse spiegare i modesti risultati "a solo" di Chiaverotti (che comunque si è già parzialmente riabilitato con il suo secondo numero di Brendon) rispetto alla prova più che discreta di questo "Anima Nera".

 

 


 
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