  

|
Sog. e
Sce. Pasquale Ruju
| |
|
Inizio alla Martin Mystère per quest'albo, con il classico (per MM) flashback iniziale
che ci presenta gli elementi misteriosi della storia. Così scopriamo subito, anche senza vederli, quali
sono i due protagonisti della storia: due giovani angeli. Titolo e copertina infatti eliminano
qualunque dubbio.
Più avanti Ruju ci spiazza presentandoci subito, senza alcun elemento sviante, l'assassino
di turno. E' infatti sull'equivoco dell'identità della vittima, e non del suo carnefice, che ruota il
giallo che si trova ad affrontare l'indagatore dell'incubo.
|
All'interno dello scheletro narrativo oramai consolidato...
l'autore cuce una trama avvincente presentandoci personaggi non
troppo banali.
| |
La sceneggiatura fila via scorrevole, senza i voli pindarici che oramai sembrano esclusivo
patrimonio di patron Sclavi. All'interno dello scheletro narrativo oramai consolidato da centinaia di numeri,
costituito da Dylan che ammalia la propria cliente, serial killer di turno, Dylan miracolosamente
tempista nel salvare la bella vittima, l'autore cuce una trama avvincente presentandoci personaggi non
troppo banali.
  

|
Nicola Mari
| |
|
Nicola Mari fa parte di quella schiera di disegnatori che fa gridare al lettore
al miracolo od all'obrobrio. A quest'ultima categoria, secondo il sottoscritto, appartengono
i disegni della precedente esperienza dylaniana di Mari. Andando infatti a scorrere la recensione di
"Serial killer", storia apparsa nel Gigante n.5 di Dylan Dog, si legge: "Posso
capire lo stile personale, onirico, impressionista o quant'altro, ma qui abbiamo più di un problema:
le tipografie della Bonelli hanno usato, esclusivamente per questa storia, tecnologia a 9 aghi, i disegni sono confusionari e le scene di lotta sembrano delle macchie di Rorschach."
Da allora lo stile di Mari è diventato sicuramente più convenzionale, guadagnando in dettagli
quello che ha perso (probabilmente malvolentieri, per il disegnatore) in "artisticità". Abbiamo
quindi ora tavole meno estreme e più commerciali, forse addirittura esageratamente. Discutibile
l'interpretazione che ci dà il disegnatore del viso di Dylan, meno fascinoso del solito, anche
se forse ha ragione lui essendo il modello molto vicino a quello originale di Stano.
  

|
|
|
Gran bella copertina, con la mummia dell'angelo statica eppur minacciosa. Molto bello
anche il viso di Dylan.
Nulla da aggiungere rispetto a quanto già detto: albo tranquillamente nella sufficienza.
|