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Pleasant Point Lug. 2003
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a cura di Daniele Alfonso

Messaggio di: Adriano
MACBETH Sin dalle prime pagine, mi è sembrata evidente l'essenzialità dei dialoghi, molto meno elaborati rispetto a quanto ci ha abituato Burattini. Ottavio De Angelis ha scelto un soggetto non certo originale ma sicuramente di grande suggestione. La storia però nasce inevitabilmente con una vita propria in cui Zagor assume solo il ruolo di testimone se non addirittura quello di spettatore! Mi hanno colpito positivamente: la reazione di Zagor (ben ritratto in questo frangente da Della Monica) al finto svenimento della "lady Macbeth" e la figura del giovane McKean (che già dalla scena del tè , Della Monica ci permette di intuirne le origini pellerossa)! Negativamente altri aspetti fra cui mi sembra altamente improbabile quanto inverosimile l'azione risolutiva di Zagor. Cavalcare un'onda di piena, con una canoa e sbarcare direttamente nel forte sparando all'impazzata mi è sembrato forse poco credibile! Nel primo albo si ha la sensazione che l'autore abbia faticato non poco a comprimere la fase descrittiva e introduttiva dei numerosi personaggi in gioco , il secondo albo scorre meglio anche se risulta più scontato. Non mi è chiara la figura di Milton e soprattutto quanto abbia inciso sulla vicenda , alla fine infatti l'autore sembra delinearlo come un personaggio positivo.. ma ripeto non mi è chiaro quanto l'indiano abbia inciso sugli avvenimenti (pesantemente luttuosi). Su questo mi piacerebbe leggere l'opinione di qualcun altro. Nel frattempo attendo con trepidazione la storia della MINACCIA ALIENA e soprattutto quella che si preannuncia come un ottimo Thriller, mi riferisco al nuovo MAXI ZAGOR.


Messaggio di: Adriano
Interessante l'intervento di Paolella , uno spunto per discutere (SPERO SERENAMENTE) sulla filosofia Zagoriana Però Calma, calma con gli assolutismi, LA VERITÀ COME LA GIUSTIZIA NON STANNO MAI TUTTE DA UNA PARTE questa è la vera filosofia di ZAGOR, detta così potrebbe sembrare qualunquismo ma noi lettori di Zagor sappiamo che non è proprio così.Il mitico Nolitta negli anni 70 (non scordiamocelo) aveva creato delle situazioni limite, storie divertenti che avevano però la funzione di far riflettere il lettore, i buoni avevano talora un po’ di torto e i cattivi in fondo non lo erano mai del tutto , dietro vi erano delle motivazioni (sbagliate) ma umane. Paolella ti sei espresso in termini assolutistici lo stesso Daniele Alfonso ha dovuto mettere le mani avanti per evitare risposte ulteriormente assolutistiche. Il tuo intervento un pochino lungo, ma interessante, mostra come ogni uno possa vedere dal suo punto di vista la sua realtà, tutte le citazioni che hai fatto per difendere la tua tesi sono opinabili, io ci vedo altre cose in quello che tu affermi, ma non voglio scendere nella polemica. Quello che dici mette in evidenza UNO degli aspetti di Zagor, ma non è l'unico. Su ogni episodio possono comparire aspetti che ci piacciono altri no , dipende dalla nostra cultura! Io credo che quell'aspetto che tu metti in evidenza esista ma non è preponderante (è solo la mia misera opinione). E' vero Zagor qualche volta a dato dei selvaggi a pellerossa che in quel momento erano nel torto. Ma la missione di Zagor è proprio quella di tentare di discernere fra le parti in conflitto, cito testualmente Zagor <> credo che la filosofia Zagoriana è ben delineata nei numeri 55 e 56 (ZAGOR RACCONTA E IL RE DI DARKWOOD). Può darsi che in una singola circostanza abbia ragione un bianco, in un altro caso un nero o un giallo o un rosso oppure magari uno di destra o uno di sinistra, uno alto o uno basso, chi ha sicuramente torto è colui che si trova in malafede, è questo che Zagor "pensava e continua a pensare", mi capita di criticare Burattini ma non mi sembra che abbia stravolto il pensiero Zagoriano con quell'affermazione sul "Genere umano". Vedi un conto è difendere la propria cultura, un conto è sentirsi minacciato da un'altra cultura o da un'altra idea! In questo caso diventa pericoloso! Ma forse.... e dico forse .....le due cose vanno di pari passo, citando un tale (non ricordo chi) che scriveva in un libro voglio dirti che gli uomini tendono a seguire dei modelli di comportamento suggeriti dalla cultura del proprio gruppo e questo avviene per trovarsi nelle migliori condizioni per vivere in esso ed affermarsi, la propria cultura rafforza la coesione, facilita la comunicazione fra i membri stessi del gruppo , porta alla identificazione del proprio io e soprattutto del noi ...noi siamo , perché siamo così! Se un'adesione ad uno schema culturale, rende noi normali, o per lo meno ci rende ben accetti dal gruppo, gli altri, in altre parole chi non appartiene al gruppo, alla comunità, alla razza, devono essere necessariamente "anormali " ... e se poi noi ci classifichiamo "buoni" gli altri devono essere necessariamente "cattivi". Per di più un antico timore per l'ignoto o per l'inconsueto ci porta ad avvertire negli altri un'oscura minaccia, per questo gli umani in condizioni simili tendono ad assumere una posizione di difesa ... ed è forse per questo che la parola "Barbaro", che significa "Straniero" assume il significato di "uomo crudele"; forse per questo i primitivi sono chiamati "selvaggi", (uno Zagor incavolato avrebbe potuto dirlo... perché no !) ma la percezione negativa di gruppi culturali differenti, di razze o specie diverse è un atteggiamento riprovevole e privo di fondamento, non regge ad un esame obbiettivo della realtà. Se non sbaglio nel corso della nostra storia proprio i pregiudizi verso gli stranieri e verso i diversi sono stati da sempre sfruttati per giustificare le guerre e le sopraffazioni, i bianchi in questo sono stati dei maestri credo che il responsabile della produzione di giudizi, anzi pregiudizi sia proprio la marcata appartenenza ad un gruppo culturale, o meglio la sua esaltazione, non in senso lato, ma quando essa diventa o assolve con rigidità la sua funzione di fattore di coesione comunitaria e fa scattare la volontà di difendere i privilegi e le prerogative della propria categoria! gli effetti di tutto ciò portano al pregiudizio, tutto inizia con battute spiritose o barzellette che tendono a stereotipare alcuni aspetti della cultura avversa, noi siamo i giusti, loro sono diversi e quindi sbagliati, poi si passa alla critica, talora accesa, continua e spietata, poi alle offese verbali. Il pregiudizio porta all'allontanamento, all'emarginazione, sino alla discriminazione, poi quando la tensione fra i gruppi culturali , che non necessariamente sono direttamente connessi con etnia, razza, specie differente, arriva al culmine... be' allora si passa alla violenza fisica , alla sopraffazione sino a culminare in qualche caso allo sterminio programmato. La storia dell'umanità è piena purtroppo di queste cose ...vedasi lo sterminio dei pellerossa, l'attuazione del programma di uccisione dei malati di mente e di eliminazione degli individui non razzialmente validi nei campi di sterminio nazisti. Lo sterminio Stalinino degli oppositori al regime. L'odio fra palestinesi e giudei, e probabilmente non è finita. L'esaltazione e la difesa della propria cultura può condurre come l'assolutismo) a reazioni incontrollate! La filosofia Zagoriana è contro tutto questo e la frase di Burattini non mi sembra fuori luogo in bocca a Zagor! Ovviamente punti di vista ....ovviamente solo una visione parziale della realtà!


Messaggio di: Giampiero Belardinelli
Caro Luca,
le frasi di Zagor da te riportate non spostano di una virgola le carattersistiche di "pensiero" del Nostro. L'eroe non si è mai sognato di fare distinzioni di razza e il suo bisogno di "giustizia" è stato sviscerato nel capolavoro "Zagor racconta...". Se rileggerai quella storia in maniera profonda, toverai tutte le risposte ai tuoi interrogativi. Il fatto che Zagor "inganni" i pellerossa con il pretesto di difenderli va contestualizzato nel periodo in cui Nolitta ha ideato il personaggio. Inoltre, Boselli ha risolto brillantemente le apparenti contraddizioni di Zagor nello splendido "Il ponte dell'arcobaleno". Nello speciale "Soldati fantasma", Burattini ci ha mostrato come anche nelle "sacrosante rivoluzioni" ci siano stati episodi ignobili, da riportare alla luce: leggiti quella storia e analizza il comportamento di Zagor e vedrai che le tue puntualizzazioni a Burattini diventano fuori luogo. Episodi ignobili ce ne sono stati molti, dovuti alla vacuità della condizione umana, ma da qui a infangare sacrosante rivendicazioni ce ne passa. Italo Calvino, ne le "Città invisibili", scriveva che per sottrarsi all'inferno ci sono solo due modi: "Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio". La lezione di Calvino la dovremmo tenere presente tutti noi, e il nostro Zagor, nel suo mondo fantastico, è impegnato da sempre alla ricerca della via per sfuggire all'inferno. Non mi pare poco per un personaggio di un fumetto popolare! Un caro saluto.


Messaggio di: Bartolo
Leggendo l'intervento "chiarificatore" di Luca Paolella mi sono venute in mente varie cose:innanzitutto che nonostante Zagor,la Sergio Bonelli Editore,la storiografia ufficiale e chissà cos'altro (per fortuna di Luca,la nostra amata patria non lo è più...) siano in mano a mistificatori e ipocriti di professione,lui riesce comunque a vedere il suo intervento non cestinato,e neppure stravolto o edulcorato. Evidentemente la Spectre che governa la Sergio Bonelli Editore e la cultura ufficiale non è poi così potente come appare....spero di avere la stessa sua fortuna!!! In secondo luogo,ho fatto una riflessione,che vorrei sommessamente far conoscere a Luca e agli amici Zagoriani:quello di Luca è il modo più corretto di vivere un fumetto?a mio avviso,no. Credo infatti che accostarsi ad ogni forma d'arte,funetti compresi,significhi varcare una soglia che conduce in una dimensione in cui il metro di giudizio dovrebbe distaccarsi da certi tipi di convinzioni,ad esempio quelle politiche, spirituali ecc.I fumetti come i romanzi,le poesie,i film vanno giudicati per le emozioni che trasmettono nel leggerli,senza compiere operazioni che sanno tanto di autopsia,come ad esempio contare quanti riferimenti ci sono in un fumetto ai temibili partigiani assassini,e quanti invece ce ne sono ai valorosi camerati. Oppure elencare quante volte Cico pronunzia la parola "tortilla" e quante la parola "libertad" per capire da ciò se gli sceneggiatori considerano i messicani un popolo di abbuffoni oppure di patrioti.L'opera d'arte è un unicum,va vista nell'insieme,non a pezzi,e va giudicata a pelle,non attraverso calcoli o ideologie,perchè altrimenti si compie un'operazione viziata da un pregiudizio di fondo.Il mio non è un invito alla faciloneria,al "leggere e fregarsene".Io,come Luca,ho delle convinzioni politiche,sociali e spirituali ben precise,che penso trspaiano da quel che scrivo,ma ciò non mi impedisce di adorare Ezra Pound e Renato Guttuso, Walt Whitman e John Ford,Lovecraft e Pasolini, per le emozioni che la loro arte mi dà,senza fermarmi alle convinzioni che essi hanno,perchè altrimenti non leggerei mai i Cantos di Pound nè vedrei mai un film di John Ford.E apprezzo Zagor da tanti anni,sia che talvolta offra una visione caricaturale dei "musi rossi",sia che la offra dei "visi pallidi".Lascio certi miei ideali per la vita di tutti i giorni,dove vale davvero la pena di spenderli,misurarli,applicarli. Utilizzarli così febbrilmente per dimostrare che un fumetto è più o meno politically correct vuol dire non riuscire a togliersi i paraocchi delle proprie (tutte sacrosante e legittime in astratto,qualunque esse siano) convinzioni neanche per un istante,neanche per giudicare con un semplice "bello" o "brutto" un fumetto,un quadro,un romanzo.Ma soprattutto vuol dire,a mio avviso,svilire queste convinzioni,cercando,forse per paura che esistendo altre opinioni si debba cercare di guardare un pò più in là di noi stessi,di misurare ogni cosa attraverso le proprie idee.Perchè correre il rischio di confrontarci con l'"orrendo pensiero" che magari anche qualcosa che non condividiamo può non essere brutto o sbagliato?Se in una storia Zagor descrivesse in una vignetta gli indiani come scimmie rosse,o i bianchi come corrotti sfruttatori,e se a me quella storia piacesse comunque nel complesso,il giudizio "artistico" non sarebbe inficiato dalle mie convinzioni.E viceversa. In conclusione,spero che molti amici Zagoriani mi facciano sapere al Pleasant Point cosa ne pensano del mio intervento (sempre che sia pubblicato,ovviamente!!!!). Un grazie a tutti,senza distinzioni.


Messaggio di: Giuseppe Aymerich
Che tristezza... E' da tanto tempo che non vedevo aggiornata la pagina di questo forum e ora che gli aggiornamenti arrivano, trovo ben due interventi davvero fuori luogo. L'intervento-fiume di Luca Paolella mi è sembrato esagerato, francamente speravo che la polemica sulla "razza" si fosse placata. Caro Luca, su alcune cose che dici sono d'accordo, su altre no, ma in tutti i casi credo fermamente che almeno su questo forum non è il caso di tirare in ballo le foibe o l'immigrazione clandestina, temi importantissimi nella vita reale ma che NON CI AZZECCANO NIENTE con Zagor. Lo ammetti anche tu, alla fine del tuo messaggio, ma forse un po' tardi. Peraltro, sono pienamente d'accordo sulla critica al buonismo a tutti i costi, e se vedessi Zagor dare del "selvaggio" o del "muso rosso" a qualche avversario dalla pelle rossa, come faceva spesso e volentieri nei primi tempi, non mi scandalizzerei per niente; mi sembra assurdo che, nel mezzo di un combattimento all'ultimo sangue, Zagor debba esprimersi come un lord inglese e, per accontentare gli ultra-buonisti, debba evitare di ferire la sensibilità di un nemico che magari lo vuole sbudellare! Detto questo, non si può assolutamente dire che Moreno Burattini sia un buonista, le sue storie hanno una crudezza e un realismo che altri autori non hanno di certo: mi ha colpito ad esempio, la famigliola sterminata dagli scorpioni nell'albo "Insetti assassini". Non si salva nessuno, nemmeno i bambini, e questo il super-buonista Boselli, giusto per citare l'altro "nume tutelare" della testata, non l'avrebbe mai mostrato. Le storie di Moreno sono spesso dal sapore amaro, tutt'altro che "buone", e quanto al "politicamente corretto", il celebre finale dell'albo "Catene!", in cui Zagor stermina i suoi avversari senza dargli possibilità di scampo dovrebbe aver sgombrato il campo da sospetti di questo genere. Sinceramente, comunque, mi ha colpito di più, e più negativamente, l'intervento di Giampiero Clement, che ha reagito in maniera esageratamente risentita all'intervento scherzoso di Alessandra. Capisco difendere l'opera di Tito Faraci, ma questo non significa che sia lecito attaccare così chi è pro-Burattini. Secondo me, ogni autore scrive storie buone e storie meno buone: per esempio, in ambito-Faraci, "Cico Moschettiere" non mi è piaciuto granchè, mentre il precedente "Un'eredità per Cico" è a mio giudizio lo speciale Cico migliore del dopo-Nolitta. Ugualmente, "Cico trapper" di Burattini mi ha fatto ridere non poco, mentre la lettura di "River Cico" dello stesso sceneggiatore gridava vendetta! Inoltre, è vero che gli interventi favorevoli a Moreno sono la maggioranza, ma le critiche non mancano, in questo forum, e io stesso ho bocciato diverse sue storie dei tempi andati, riconoscendogli, tuttavia, sempre e comunque, un impegno e un amore per lo Spirito con la Scure che traspaiono dalle sue storie in maniera inequivocabile. Che poi Burattini passi da capolavori come "Morte fra i ghiacci" a clamorosi passi falsi come "I falsari", beh, questo fa parte del mestiere, e sfido chiunque di noi a reggere il suo ritmo (a proposito, Moreno, mia curiosità personale, mediamente quante pagine di sceneggiatura sforni mediamente al mese?). Un caro saluto (e la speranza che la discussione prosegua su binari tranquilli).


Messaggio di: Moreno Burattini
Ciao a tutti, e un augurio di buone vacanze a chi c'è già e a chi sta per andarci. Qualche parola e qualche informazione riguardo agli ultimi interventi. Adriano, parlando di ciò che si legge nell'introduzione a "Cico Moschettiere", si chiede se l'autore del prossimo speciale dedicato al messicano sarà Tito Faraci. Purtroppo no, e dico purtroppo perchè anch'io sono fra gli estimatori del bravissimo Tito (di cui sono stato orgoglioso editor, nel caso del suo ultimo albo cichiano). Il prossimo speciale si intitolerà "Cico cowboy", e Gamba lo ha disegnato su testi miei. Nel momento in cui scrivo, non ci sono altre tavole di Cico sceneggiate da Faraci ma sto facendo tutto il possibile per convincerlo a mettersi a sceneggiare un altro albo. A Marcello che si complimenta con Ottavio De Angelis devo dire quasi la stessa cosa: la storia dell'Avamposto dei Trappers fu scritta da De Angelis diversi anni fa, e da allora lo sceneggiatore non ha più lavorato a Zagor (che non è un personaggio facile da scrivere). Per cui, allo stato attuale delle cose, questa storia è l'unica a sua firma (ed è uscita in ritardo perchè ha necessitato di un certo lavoro di editing che ne valorizzasse le potenzialità - cosa che ci è riuscita, a giudicare dai commenti positivi raccolti un po' dovunque). A Luca Paolella dico solo, con la massima serenità, che il suo intervento (di cui, peraltro, mi pareva di aver condiviso anche alcune affermazioni) non ha sollevato alcun "vespaio". Si tratta solo di scambarsi delle opinioni. Ognuno ascolta quelle degli altri, propone le proprie, poi le idee sedimentano e talvolta germogliamo e danni frutti. Infine, a Gian Piero Clement raccomando solo un po' di tolleranza. Verrebbe voglia di dire "clemenza", se non fosse un gioco di parole. Mi dispiace che le mie storie non gli regalino nessuna emozione, ma sono ben lieto che comunque, "Cico Moschettiere" sia stato da lui apprezzato: su questo siamo d'accordissimo! Personalmente non mi sono mai illuso di piacere a tutti, e soprattutto nel caso dell'umorismo è molto difficile far ridere chiunque allo stesso modo. C'è chi non sopporta i giochi di parole e chi ne va matto. La cosa che fa sganasciare me dalle risate, per esempio Mister Bean, lascia perplesso o disgusta un altro. Viva la diversità. Mi pare solo che non ci sia da farne una questione da travaso di bile: per fortuna, a Zagor collaborano molti sceneggiatori e disegnatori, si tratterà di sopportare la presenza di quelli sgraditi ed essere lieti del lavoro di quelli graditi. Al massimo, posso arrivare a suggerire di non leggere mai niente partendo con dei pregiudizi: però, poi, ogni lettore è liberissimo di fare come crede ed esprimere le opinioni che più gli aggradano, nel rispetto, comunque, del parere degli altri - che può essere opposto al suo. Stiamo comunque parlando di fumetti, non ci sono questioni escatologiche in ballo. Un caro saluto, un abbraccio a tutti.


Messaggio di: Alessandro Ceccarelli
....che dire, da un lato mi spiace di essermi perso la querelle sul politicamente corretto (ho letto soltanto la minuziosa e precisa replica dell'amico Sanguinelli).....dall'altro son contento di aver letto la mail del ragazzo di 10 anni che ci dice quali sono le sue storie preferite......speriamo comunque che presto torni anche "il giusto mezzo". :-)


Messaggio di: Fabio Rosica
Sottoscrivo in pieno il "sermone" di Daniele, infatti avevo smesso di inviare messaggi anche per questo motivo... ora posso riprendere con una domanda a Boselli e Burattini: in questo stesso forum, precisamente nell'edizione di febbraio-marzo 2002, chiesi agli sceneggiatori se presto o tardi avremmo avuto un ritorno di una minaccia spaziale... sono stato un buon suggeritore o, più semplicemente, un profeta? Ciao a tutti.


Messaggio di: Salvatore Feola
Ho letto il maxi Zagor "Il forte abbandonato" e mi è piaciuto molto. Anche se alla fine la storia non contiene nessun elemento fantastico, sono rimasto molto legato nel leggere il volume senza stancarmi fino alla fine. Belle le atmosfere "classiche" zagoriane da brivido, quando Zagor è arrivato nel forte abbandonato o nel passaggio segreto dentro le caverne ho riscontrato emozioni di lettura molto forti. Questo è lo Zagor che preferisco...pieno di avventura e misteri. Bene, aspetto il prossimo numero della serie regolare "Il fuoco dal cielo" già la copertina è bellissima e riprende in pieno la forza del personaggio dello spirito con la scure ma avremo sicuramente una storia molto fantasy con il tipico soft-horror che da sempre è la forza di attrazione di Zagor. A presto...


Messaggio di: Andrea Zanti
Cari amici sono Andrea Zanti e scrivo nuovamente per segnalare che:nell'albo con titolo"Sentiero di guerra"mi sono accorto di un errore che forse avranno visto tutti e cioè,Cico e Assalonne Tipperary(meglio noto come cucciolo)organizzano una lotta in un forte per intascare soldi davanti gli occhi dei soldati,che,ingenuamente hanno puntato parecchio.Cico per non farsi riconoscere indossa un cappuccio nero e si fa chiamare"La belva di Guadalajara".Messosi daccordo con Cucciolo incominciano l'incontro.Cico,nell'immagine dove mette Knock out Cucciolo non ha il cappuccio e non l'ha neanche perso.Lo perderà in un altra immagine mentre scende dal ring.Il cappuccio si impiglierà in un chiodo sporgente facendo incominciare un inseguimento all'ultimo respiro.A presto.Mi piacerebbe avere una spiegazione a tutto questo.Grazie lo stesso.


Messaggio di: Umberto Sorgentone
Ho letto il messaggio di Luca Paolella e mi sono chiesto, con tutta franchezza, cosa c’entra il suo pensiero con un fumetto come Zagor. Mi spiego: Zagor nasce oltre 40 anni fa e certo, all’epoca, il buon Nolitta tanti problemi, credo, non se li era posti; Zagor è un BIANCO che difende gli indiani, che opera con giustizia, adoperando metodi si sicuro meno violenti di Tex: tutto qui. Tante indagini sociologiche e/o antropologiche non interessavano a Sergio Bonelli e non interessano, oggi, a noi. Un personaggio di fantasia rispecchia la cultura ed il pensiero di chi lo scrive, non potrebbe essere altrimenti e se ieri Nolitta non doveva porsi tanti problemi (primo di tutti il tanto in voga politicamente corretto) se non quello delle vandite, oggi i moderni autori tali ulteriori problemi devono porseli, perché i lettori (ed il tuo legittimo pensiero lo dimostra) non si accontentano più della storiella, ma vogliono spiegazioni esaurienti. Che poi Boselli, Burattini e Co. fossero sovversivi comunisti non lo sapevo! Complimenti a Luca per le sue tante citazioni, che rivelano certosina pazienza, ma è avvilente ridurre 40 anni di Zagor ad un elenco di citazioni, per di più prese da storie molto vecchie; caro Luca la linearità e la coerenza non sono attuabili da parte di personaggi reali (vedi i politici), figuriamoci da parte di un fumetto. E del resto di coerenza in Italia parla solo chi ancora non apre gli occhi alla Storia. Quanto alla razza, io non sono un esperto di genetica, ma, al di là delle differenze storico-culturali, non vedo cosa debba distinguermi da un nero, da un giallo, etc.; perché poi un singolo uomo non potrebbe rappresentare, geneticamente parlando, il genere umano, non lo capisco proprio, a meno di non rifarsi alle teorie di Chamberlain (mi pare si chiamasse così il teorico inglese del moderno razzismo). Tornando al discorso sulla razza mi accorgo solo adesso (?) che Zagor è un bianco (come Tex, come Magico Vento, come Ken Parker) ed allora dov’è la novità? La verità (almeno la mia) è che, per quanto buoni o politicamente corretti, i bianchi agiscono sempre da dominatori: ascoltiamo la musica dei neri (io personalmente il blues), ma Liberty Sam cantava il suo dolore nei campi di cotone del Sud; esaltiamo le qualità atletiche dei neri, ma un tempo tali qualità venivano esaltate al mercato degli schiavi; ammiriamo la bellezza straripante della modella nera, ma un tempo tali grazie erano a vantaggio dei cattolicissimi signori della Virginia e stati limitrofi. Che dire poi dei nativi americani, se non che già gli Illuministi esaltavano il mito del buon selvaggio: uomini puri (?), senza peccato, ma pur sempre selvaggi. Vorrei poi ricordare che, fino al ‘600 si discuteva se tali esseri avessero addirittura un’anima con la conseguenza che, optando per l’opzione negativa, se ne poteva dedurre che nemmeno uomini fossero. Io non voglio rinnegare la mia razza, nonostante gli abomini da essa commessi, ma neanche vado affermando la sua superiorità. Non mi interessa se Zagor chiama selvaggi gli indiani e se, a volte, si batte contro di loro; mi basta che nelle storie non venga travisata la realtà storica e, mi pare, in Zagor questo non avvenga. Del resto non mi pare che nelle cose di questo mondo sia tanto facile dividere il bene dal male; pensa, Dampyr è un vampiro ma agisce contro di loro! In definitiva lo Zagor di Nolitta è un uomo che capisce (così come Tex) che gli indiani sono destinati a soccombere alla superiorità (numerica e militare, non culturale) dei bianchi e si adopera, novella utopia, affinché tale momento venga procrastinato nel tempo; ma lo stesso Nolitta, conscio che il bene ed il male non sono mai a senso unico, fornisce a Zagor un padre massacratore di indiani! Anche Lungo Fucile, antieroe per eccellenza, sparava agli indiani (ricordi il tiro in fronte allo sciamano, nel primo episodio, mi pare), ma poi vive un periodo con loro e al loro fianco lotta contro i bianchi (Chemaco). Peccato che Luca non abbia dimostrato, nel trattare argomenti storici, la stessa certosina pazienza adoperata per Zagor; vedi, caro Luca, non basta leggere Panorama per capire la Storia. Non dimenticare che gli alpini dimenticati di Togliatti (io ho servito la Patria da alpino nella 'gloriosa' compagnia 61, la stessa di Cesare Battisti; tu obiettore, vero?), facevano parte di un corpo di invasione e che le prime vittime delle foibe furono i comunisti di Trieste, primo fra tutti l’allora segretario della città giuliana, del quale non ricordo il nome. Comunque è consigliabile anche un buon ripasso sulle imprese degli Ustascia croati e sulle vessazioni subite dagli Sloveni durante l’occupazione fascista. Quanto all’epopea risorgimentale, della quale qualcosa penso di sapere, consiglio a Luca un buon ripasso: forse così capirà che, lungi dall’eroica lotta per la liberazione dell’Italia, esaltata dalla retorica sabauda, il Risorgimento (militarmente parlando) altro non è stato che il culmine della politica espansiva della dinastia francese che nacque con il titolo di Conti di Moriana (Savoia). Altra pecca storica: l’aggettivo ardito sarebbe stato usato solo una sessantina di anni più tardi, pare coniato dal mio conterraneo Gabriele d’Annunzio, per i volontari che presero Fiume (politicamente corretto Rijeka). Quanto all’autoritaria Italia ti consiglio di leggere qualche libro sulla guerra coloniale italiana in Africa: forse ti accorgerai che la Francia e l’Inghilterra, qualcosa avevano insegnato anche a noi. Quanto ai comunisti (pensavo che dopo la caduta del muro non ve ne fossero più, ma evidentemente è il buon fiuto dell’uomo di Arcore a scovarne) penso che Boselli ne abbia parlato ambientando i primi numeri di Dampyr nella ex Jugoslavia, che, mi pare, fosse una terra di comunisti, neanche tanto ex. Quanto agli immigrati posso comprendere il tuo punto di vista, ma non certo condividerlo perché, vedi, qui sta la differenza tra qualcuno di noi e qualcuno di loro: qualcuno di noi tollera e non si mette, come tu vorresti fare, allo stesso livello di qualcuno di loro. Quanto alla disquisizione tra patrioti e guerriglieri mi pare trattasi solo di una distinzione storico-linguistica (qui l’eperto è Moreno); il patriota altri non è che il guerrigliero che ha vinto la sua guerra e poi scrive la storia; a seguire la tua tesi gli Americani erano solo guerriglieri, giacché combattevano una guerra civile e certo gli Inglesi non erano stranieri nel Nuovo Continente, perlomeno non meno degli Americani. Ma allora perché Mel Gibson si fa pomposamente chiamare patriota nell’omonimo e tanto celebrato film? Qui non si tratta di avvalorare questa o quella tesi, ma la Storia non può essere manipolata così sfacciatamente; comprendo che in Italia è in voga un’autentica rivoluzione che vuol metter sullo stesso piano la Resistenza e la Repubblica Sociale, ma Eventus docet, stultorum inste magister est(la storia insegna, essa è maestra degli stolti). Caro Luca meno manicheismo e più senso della realtà storica, altrimenti rischi di vivere in un mondo a fumetti.


Messaggio di: Enrico
Voglio complimentarmi per il nuovo Cico perchè mi ha fatto veramente ridere e personalmente non ho visto quello stravolgimento psicologico di cui si parla. Mi è piaciuto da morire e tanto mi basta. Sto leggendo il Maxi e mi sta appassionando moltissimo. Gli albi, che una volta aspettavo a leggere per avere la storia intera ora li divoro appena acquistati. Anche io poi ho delle preferenze, vorrei che fosse più "allegro" (come agli inizi) e meno drammatico, ma rimane comunque il mio fumetto preferito.


Messaggio di: Mauro Boselli
Vorrei chiedere all'amico Paolella quale confusione tra partigiani e patrioti avrei fatto sul n.14 di Dampyr... La storia, per intenderci, parla di patrioti ceceni in lotta contro i russi. Forse per Paolella i russi erano cattivi solo prima dell'89 e adesso non lo sono più? Sarebbe quantomeno un giudizio non solo partigiano ma quantomeno ingenuo, viso che Putin era a capo del KGB!


Messaggio di: Alessandro Fabianelli
Per Luca Paolella, solo due righe: lo Zagor a cui tu ti riferisci, quello di Nolitta, è stato concepito molti anni fa, per cui è facile che ci siano dei testi con termini che oggi non si usano più (per fortuna a mio avviso) tipo: muso rosso, cinesi che parlano senza r, ecc... Almeno che la storia (che a quanto pare conosci molto bene) e le conquiste sociali non passino invano! A proposito di storia aggiungi nell'elenco gli stermini (milgiaia di persone) che gli Italiani "brava gente" hanno compiuto in Libia e in Etiopia nell'epoca coloniale. Comunque viva Zagor!!


Messaggio di: Christian Corda
Ciao ragazzi, essendo stato tirato in ballo da Paolella volevo replicare, però solo riguardo a Zagor. Solo una premessa, Paolella sostiene che siamo stati noi a non averlo capito, può darsi che sia così, ma potrebbe anche darsi che sia stato lui a non essersi spiegato bene. Paolella dice: "come poteva Zagor, un americano dei primi dell' 800, esattamente non proprio colto, avere la psicologia di rinnegare la propria razza, la sensibilità cioè di cogliere in quel momento storico una tale sfumatura sociologica?" A mio parere qui non si tratta di cultura, ma di sensibilità ed intelligenza, e di modo di vedere le cose, che poteva avere Zagor in quel secolo, Einstein ed altri nel secolo scorso ed io ed altri in questo. Ancora Paloella: "In ogni caso al di là del mio personalissimo punto di vista" proprio di questo si tratta, diversi punti di vista, adesso che ho compreso il suo (di Paolella) lo rispetto ed apprezzo i suoi chiarimenti, semplicemente io giudico meno importanti i valori di Patria, Cultura bianca, orgoglio di appartenere ad una razza eccetera, anzi, non li considero proprio dei valori, rispetto al primario e fondamentale valore di uguaglianza tra tutti gli esseri umani, senza distinzione di razza (ammesso che si possa fare scientificamente una simile distinzione, cosa di cui continuo a dubitare) e continuo a pensare, nonostante i richiami di Paolella ai citati numeri di Zagor, che il nostro, anche nell’originaria versione nolittiana, la pensi più o meno come me, ossia che giudichi come sua patria prima il mondo e poi l’America, proprio come io mi giudico prima uomo e poi italiano, in fondo io sono nato in Italia solo per caso, ma potevo benissimo nascere, che so, nel Burundi, e Patrick Wilding è nato in America perché Nolitta riteneva fosse il posto più adatto a far vivere le sue avventure a questo incantevole personaggio, ma questo è solo un parere personale, e non vuol essere la Bibbia. Ancora Paolella: "E comunque, per sgomberare ogni dubbio dalla mente di Belardinelli, Burattini, Boselli e soprattutto dell'infervorato Corda, voglio assicurare agli stessi che anche il sottoscritto come loro si schiera dalla parte della giustizia al di la' di ogni distinzione di sesso, razza o appartenenza religiosa e che a riprova di quanto detto, da piccolino, giocando a soldatini, ha sempre fatto vincere istintivamente gli indiani sui cow boys. Quanti di voi potrebbero dire lo stesso?" Beh, anch’io facevo sempre vincere gli indiani, ed ero infervorato solo nel difendere le mie convinzioni. Ancora Paolella "basterà per questo rileggere l'albo 126 'La mano di Allah' per rendersene conto laddove il buon Sergio fa dire al nostro eroe '..ma per mille scalpi, non credo proprio che la tolleranza debba spingersi fino a chiudere gli occhi su una simile esplosione di violenza!'". In questo sono d’accordo con Paloella, gli estremismi sono sempre da combattere, se necessario anche con la forza, a destra, a sinistra, nella religione, eccetera, ed è proprio quello che fa il nostro Zagor da più di 40 anni a questa parte.

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