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Darkwood Monitor

Anno II, N.4
Maggio 1998

copertina

Le mura di Jericho
di Moreno Burattini
Seconda parte Quarta parte

3. L'uomo senza memoria

Il cavallo si inerpicava da almeno due ore su per la montagna. Se avesse avuto una faccia, ci sarebbe stata dipinta sopra un'espressione spossata. In mancanza di una precisa mimica del volto, la stanchezza era comunque evidente dal passo che si faceva sempre più lento, dal respiro affannoso e dal sudore schiumoso che gli impastava il pelo. Wes Groove invece la faccia ce l'aveva, e l'espressione era di uno che ha appena vinto il primo premio a una lotteria. Non sghignazzava come quando aveva lasciato Jericho, ma la bocca seminascosta dalla barba nera gli si allungava lo stesso da un orecchio all'altro. In effetti, aveva parecchi motivi per essere soddisfatto.
Il primo, di ordine professionale. Lui era un bounty killer, un cacciatore di taglie di professione. Si era messo sulle tracce di un certo Percival March, fuggito con tutta la famiglia da Chicago, dopo aver ripulito il proprietario del negozio per cui lavorava. Groove sapeva fare bene il suo mestiere. Non gli sfuggivano i rapinatori di banche, figuriamoci se poteva dargli del filo da torcere un ladro da strapazzo come quel March. Infatti lo aveva rintracciato senza troppi problemi sulle colline attorno a Jericho. Catturarlo era stato un gioco da ragazzi. Quello se ne andava in giro per procurare l'arrosto alla famigliola, una moglie e due figli accampati attorno a un carro, e invece di cacciare era finito cacciato. Era bastato intimargli di gettare il fucile e alzare le mani e March aveva obbedito tremando come una foglia. Fin troppo facile. Talmente facile che lì per lì Groove aveva pensato di consegnarlo tutto intero allo sceriffo di Jericho. Di solito, Groove riportava le sue prede con diversi buchi in pancia a far prendere aria alle interiora. Perché correre dei rischi trasportando un prigioniero vivo se la taglia, vivo o morto, era la stessa? Ma con March i rischi erano zero e forse poteva risparmiare il costo delle pallottole. Per non parlare della minor fatica nel farlo salire e scendere da cavallo. Peccato soltanto che la taglia sarebbe stata poco più di una mancia per il servizio reso. Una vera miseria. Del resto, il convento passava quello. E sempre meglio due spiccioli che nulla. Il secondo motivo di soddisfazione era di rivalsa personale. Stava quasi per scendere in città a incassare con la sua preda impacchettata come un regalo di Natale, quando dalla collina aveva visto Buzz Dutch. Gli era sembrato lui fin da lontano, a occhio nudo. Il cannocchiale tirato fuori dalla bisaccia gliene aveva dato la conferma. Allora Groove si era fermato, nascosto fra le rocce, a massaggiarsi la barbaccia e a far girare gli ingranaggi del cervello. Anche Buzz era un bounty killer, ma Groove non lo considerava un collega. Per lui, era un concorrente. Un fastidioso concorrente. Anzi, fastidiosissimo. Un maledetto tafano impertinente da cui non riusciva a liberarsi. Ne aveva di conti in sospeso da regolare. Oh, se ne aveva! Beh... forse c'era un modo per regolarli. E anche per incassare qualche cent di più dalla cattura di Percival March.
Perciò, aveva voltato il muso del suo cavallo e di quello su cui portava il prigioniero, ed era tornato indietro con lui verso le montagne. C'era una grotta, lassù. Un budello scavato nella roccia e nascosto dai cespugli, impossibile trovarlo senza sapere dove cercare. Groove l'aveva scovato inseguendo una lepre, giorni prima. Ci era tornato, ci aveva sbattuto dentro March legato in modo che non potesse fuggire, lasciandogli una borraccia perché non crepasse di sete, e poi era sceso in città. Portando però con sé il cappello sporco di fango, il cavallo e la pistola, che gli sarebbero serviti per seminare indizi contro di lui. Era arrivato a Jericho giusto in tempo per vedere Buzz fare a pugni con un energumeno vestito con una strana casacca indiana. Gli era piaciuto vederlo malmenare, e la cosa aveva finito anche per essergli di vantaggio. Quando Groove aveva l'affrontato fuori città, Buzz era mezzo rintronato dalle botte appena rimediate. Aprirgli un buco in fronte con la pistola di March era stato facile come sputare per terra. Poi aveva tolto l'avviso di taglia dalle tasche del cadavere, aveva piazzato il cappello infangato lì vicino in bella vista e se n'era andato badando bene che gli zoccoli del cavallo tolto al prigioniero lasciassero delle belle orme. Si trattava di lasciare una pista da seguire che avvicinasse le sceriffo fino al carro dei March, là dove Percival aveva lasciato la moglie i due figli abbivaccati. Giunto nei paraggi, approfittando del terreno roccioso, se l'era filata. Il cavallo di March era finito in un crepaccio con un colpo in testa. Inutile lasciarlo in giro con il rischio che qualcuno lo trovasse, visto che lui doveva tornare a Jericho e non poteva portarselo dietro.
Lo sceriffo non avrebbe avuto dubbi. Troppi elementi incastravano March. Chiaro lampante che era stato lui ad ammazzare Buzz. Buzz era un bounty killer, no? E Percival un ricercato. E che cosa fa un ricercato quando un bounty killer gli fa sentire il suo alito sul collo? Cerca di liberarsene per non farsi arrestare. Logico. Mai sentito dire di un ricercato che va incontro a chi lo insegue e porge i polsi per farseli legare. E così, agli occhi di tutti, Percival March da semplice ladro si era trasformato in ladro e assassino. E la sua taglia era triplicata da cinquecento a millecinquecento dollari. Il tutto, senza che il piccioncino si muovesse dalla colombaia dove Groove l'aveva lasciato. Là, dove adesso il barbuto stava tornando per l'atto finale del suo piano. La ciliegina sulla torta. Un proiettile in testa anche a March perché non raccontasse nulla, e via dallo sceriffo. Avrebbe detto di aver stanato March e di essere stato costretto a ucciderlo per non fare la fine di Buzz. Il cadavere ancora caldo gli serviva per non far sorgere sospetti. Se lo avesse ammazzato subito, la cosa poteva puzzare. Sia in senso lato che in quello reale, visto che il cadavere sarebbe stato vecchio di tre giorni. Invece, morto di fresco, il caro Percy non avrebbe destato che la generale soddisfazione. Quella dello sceriffo e della cittadinanza, per un pericoloso assassino tolto dalla circolazione; ma soprattutto quella di Groove, per i dollaroni piovuti a impinguargli le tasche. Solo che per portarlo a Jericho ancora caldo, aveva dovuto tenere March in vita, nella grotta, per tre giorni di fila. Ma adesso il gioco stava per riuscire. Quello era il terzo motivo di soddisfazione.
La grotta era davanti a lui. Groove scese da cavallo. Di lì a poco il caso sarebbe stato risolto e la taglia riscossa. Millecinquecento dollari in saccoccia e Buzz all'inferno. Sì, ce n'era di motivi perché Groove sorridesse sotto la barba. Perché la bocca gli andasse da un orecchio all'altro per tutto il tempo della cavalcata. Ma appena il barbuto si fu affacciato nella grotta ed ebbe dato un'occhiata dentro, improvvisamente smise di sorridere.

I due pellerossa erano chiaramente dei Sauk. Groove aveva imparato a riconoscere gli appartenenti alle varie tribù. Con un mestiere come il suo, doveva per forza. I ricercati non di rado cercavano scampo nei territori indiani, e seguirli senza avere idea di che tipo di musi rossi ci si doveva aspettare di trovare sarebbe stato da stupidi. Groove aveva conosciuto un paio di suoi colleghi finiti trapassati di frecce come puntaspilli. I Sauk, in particolare, si riconoscevano per le collane di denti d'orso cucite sopra dei collari di pelle di lontra. E poi dagli orecchini e da certe lunghe fasce arrotolate attorno alla fronte come dei turbanti. Dei due guerrieri che erano lì, lungo una pista sotto di lui, solo uno aveva la collana e il turbante. Il più vecchio, naturalmente, quello che gli ornamenti se li era guadagnati sul campo. L'altro era un ragazzino con una camicia fiorita tessuta dai bianchi, tenuta aperta sul petto nudo. Non avevano armi da fuoco. Solo archi e frecce. Erano proprio i due indiani che stava cercando: aveva seguito le loro tracce dalla caverna fin lì. Aspettò che procedessero lungo il sentiero fino quasi ad arrivare sotto la grande roccia su cui si trovava lui, poi mise un colpo in canna al fucile e sparò. Il terreno roccioso si scheggiò in piccoli aghi di pietra fra i piedi del Sauk più anziano. Lui e l'altro sobbalzarono impauriti.
- Fermi dove siete, scimmioni! - Ringhiò Groove dall'alto della sua postazione. Aveva usato qualcuna delle poche parole ojibwa che sapeva, ma "scimmioni" era in inglese. Non aveva la minima idea di come si dicesse in ojibwa, ammesso che chi aveva inventato quell'accidente di lingua sapesse cos'erano le scimmie. In realtà Groove non era sicuro che i Sauk capissero l'ojibwa, ma ci aveva provato. Nella regione a sud dei Grandi Laghi lo capivano quasi tutti.
I pellerossa alzarono le teste, sgranando gli occhi.
- Chi sei? - Chiese quello con il turbante. In inglese. Groove si domandò se perché non aveva capito l'ojibwa o perché aveva capito "scimmioni".
- Un amico di quel tale che avete trovato nella grotta. - Rispose il bounty killer con un sogghigno - Ero giusto andato a trovarlo anch'io, e ho visto che invece era uscito a fare quattro passi con voi! -
Era andata proprio così. Nella caverna, March non c'era più. Le tracce però parlavano chiaro. Qualcuno lo aveva liberato. Due persone, con mocassini indiani ai piedi. Per fortuna, le tracce erano fresche, e i pellerossa vicini.
- Sei quello che lo ha legato là dentro? - Replicò il Sauk con il turbante.
- Sono quello a cui fa rabbia che lo abbiate sciolto - Ringhiò Groove. E tanto per sottolineare il suo stato d'animo, sparò di nuovo, spezzando l'arco in mano all'indiano più giovane. Che trattenne a stento un grido impaurito.
- Lo abbiamo trovato andando a caccia. - disse il più anziano dopo aver invitato il suo compagno a mantenere la calma, con un'occhiata piena di raccomandazioni - Non sapevamo chi fosse, ma non potevamo lasciarlo lì. Aveva finito l'acqua e non mangiava da tre giorni. Così ci ha detto, e si vedeva che era vero. -
- Oh... ma voi volete guadagnarvi il paradiso! ...Dar da mangiare agli affamati e dar da bere agli assetati sono proprio le buone azioni che fanno contento San Pietro! - Questa volta, Groove si chiese se i Sauk avessero una pur minima idea di che cos'era il paradiso e di chi era San Pietro. Forse sì, se il più vecchio parlava inglese per averlo imparato da qualche missionario. In ogni caso, non era questa la prima curiosità che voleva soddisfare. Ce n'era un altra un po' più pressante. - Dato che siete gente a modo, immagino che vi guarderete bene anche dal dire falsa testimonianza... coraggio, ditemi dov'è finito il mio amico! -
- Non lo sappiamo... - rispose il Sauk - ... Lo abbiamo liberato e lasciato andare. Ci ha ringraziato e si è allontanato a piedi. -
- In quale direzione? -
- Quella del sole che tramonta. -
Groove pensò che gli indiani non avevano motivo per mentirgli. E che il loro racconto dell'accaduto era plausibile. Ma pensò anche che il mondo sarebbe stato migliore con due scimmie rosse in meno.
- Grazie... - disse, puntando il fucile - ...e tanti saluti a San Pietro! -
Sparò due volte. Al giovane bucò la camicia fiorita. Al vecchio, il turbante in testa.

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"Rhoda singhiozzò, coprendosi il volto con le mani..." (disegno di Massimo Pesce)

Zagor e lo sceriffo cavalcavano verso il carro dove due giorni prima avevano trovato Rhoda March e la prole. Adesso che sapevano la strada, procedevano più spediti di quando avevano dovuto seguire le tracce dell'assassino di Buzz.
- Ci saranno ancora? - chiese Zagor a Sam Reilly.
- La donna e i ragazzi? Lo spero per loro. - Rispose l'uomo con la stella - Altrimenti, non andranno lontano e passeranno dei guai più di quanti già non abbiano. Sono stato piuttosto chiaro quando ho intimato loro di non muoversi. Se Percival non vuole proseguire la fuga da solo, deve tornare al carro. Rhoda è certa che il marito sia innocente e ha giurato di convincerlo a consegnarsi alla giustizia. In ogni caso, ho mandato quasi tutti i giorni un uomo a controllare. E fino all'altro ieri non c'erano novità. -
- E perché oggi ci vieni di persona? -
- Perché tu e gli altri avete cercato Percival per cinque giorni... dappertutto, senza trovarlo. E' ora di cambiare strategia. -
- Vuoi portare Rhoda e i suoi figli giù in città? -
- Sì, ma con le buone. Non posso arrestare una madre di famiglia per le colpe attribuite al marito. Almeno, non senza le prove che stia favorendo la sua latitanza. Voglio convincerla a trattenersi a Jericho ancora qualche giorno, giusto per valutare se ci prende in giro quando dice che non sa nulla dell'amato signor March. -
Sam Railly fece una pausa per tirare un sospirone, poi si voltò a guardare Zagor e aggiunse:
- E mi serve il tuo aiuto, visto il fiuto che ti ritrovi. -
- Grazie della stima, ma il segugio sei tu. -
- Non sto scherzando. Appena arrivati proveremo di nuovo a interrogare Rhoda. Ascoltala bene e guardati intorno... forse riuscirai a scovare qualche indizio, magari non in quello che ci dice ma in quello che ci tace, o che si lascia sfuggire... o in uno sguardo dato ai ragazzi... o in qualcosa che c'è nel carro. Insomma... - concluse Reilly - ...voglio rintracciare quel Percival! -
Il carro dei March comparve davanti a loro, esattamente dove l'avevano lasciato. Quando ci arrivarono, scoprirono con sorpresa che non c'era più il bisogno di rintracciare il capofamiglia. Percival March era già là.
Giaceva sopra un coltrone disteso a terra accanto al conestoga, avvolto in una coperta di lana. Rispetto al ritratto dell'avviso di taglia, aveva la barba rasata. Naturale, per un ricercato che fugge e non si vuol fare riconoscere. Gli occhi erano gonfi e il volto tumefatto, come se avesse preso una scarica di pugni. La fronte era fasciata. Le bende, macchiate di sangue. L'uomo aveva gli occhi chiusi. Non dormiva. Sembrava in coma. Accanto a lui, Rhoda in lacrime.
- Che cosa diavolo gli è successo? - chiese lo sceriffo dopo averlo guardato con aria sbigottita.
- E' caduto da una rupe... - singhiozzò la moglie - ...lottando contro un altro uomo!
- Un altro uomo... chi? - domandò Zagor.
- Uno alto, grosso... con una gran barba nera... non so chi fosse! -
- Wes Groove! - esclamò Reilly - Un cacciatore di taglie. E' venuto nel mio ufficio a chiedermi di Percival... era soddisfatto che la ricompensa fosse salita a millecinquecento dollari. A quanto pare ha cercato di incassarla e ha rintracciato la sua preda. -
Rhoda March accarezzò i capelli del marito, e nel chinarsi una lacrima le cadde dal volto bagnando la fronte dell'uomo. Percival reagì alla carezza, o forse alla lacrima, cominciando a farfugliare qualcosa di incomprensibile, senza aprire gli occhi. Sembrava il delirio di un febbricitante.
Zagor capì soltanto le parole "grotta" e "indiani".
- Che cosa sta dicendo? -
- Parla di una caverna... di un uomo prigioniero... di due pellerossa che lo hanno liberato... ripete sempre le stesse cose... ma non so a che cosa si riferisca. -
- E' in stato confusionale... - commentò lo sceriffo - ...ha battuto la testa. -
- Non mi riconosce più... né me, né i suoi figli! - Singhiozzò Rhoda trattenendo a stento una crisi di pianto. Si voltò disperata a guardare i due ragazzi, silenziosi e muti qualche passo più in là. Poi aggiunse - Ha perso la memoria! -
- Raccontateci per bene quel che è accaduto. - chiese Zagor.
- E' tornato due giorni fa... la sera, poco dopo il tramonto... a piedi, da solo... ma non abbiamo fatto neppure in tempo a riabbracciarlo che è giunto a cavallo quell'uomo... -
- Groove. -
- Non so come si chiamasse... sarà stato Groove, se lo dite voi - Rhoda March fece una pausa per deglutire - Percival ha tentato di fuggire, correndo verso la rupe laggiù in fondo... Groove l'ha raggiunto... anch'io sono corsa fin là e li ho visti lottare... ma era buio, il ciglio del burrone era lì accanto... a un tratto sono spariti... sono caduti di sotto tutti e due, avvinghiati! -
Rhoda singhiozzò, coprendosi gli occhi con le mani.
- E poi? -
- Mi sono affacciata a vedere... grazie al cielo, Percival era ancora vivo! Era finito su uno sperone di roccia poco sotto il ciglio della rupe... l'altro invece non l'ho visto più... dev'essersi sfracellato in fondo al burrone! -
- Così avete tirato su vostro marito e siete riuscita a trasportarlo al carro. -
- Sì... con l'aiuto dei ragazzi... Percival ha riaperto gli occhi quasi subito... ma non ci riconosceva... non sapeva chi fossimo, capite? ...E da due giorni ancora non si è ripreso... non si ricorda di noi! -
L'uomo disteso sul giaciglio aprì gli occhi. Aveva lo sguardo smarrito. Si guardò attorno senza soffermarsi su niente. Li richiuse e tornò a farfugliare di una grotta e di due indiani.

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"Si calarono dalla rupe aggrappandosi alle rocce sporgenti" (disegno di Massimo Pesce)

Zagor e Reilly si affacciarono oltre il ciglio del burrone. Laggiù in fondo, almeno cinquanta metri più in basso, c'era davvero il corpo di un uomo. Sospirarono.
- Scendiamo a vedere? -
- Scendiamo. -
Si calarono dalla rupe aggrappandosi alle rocce sporgenti. Zagor se la cavò con facilità. Per lo sceriffo fu un po' più difficile. Alla fine, arrivarono tutti e due accanto al cadavere. Giaceva a faccia in giù in posizione scomposta. Il sangue rappreso vecchio di due giorni sporcava di nero le rocce tutt'intorno. Zagor, giunto per primo, si chinò a osservarlo senza toccarlo, poi passò al setaccio con gli occhi tutta la zona circostante. Lo sceriffo, appena arrivato, cercò di sollevarlo per guardarlo in faccia, suscitando l'ira di un nugolo di mosche.
- E' Groove? - chiese Zagor.
- Direi proprio di sì. La faccia è ridotta in poltiglia, ma la barbaccia è la sua. La stazza anche. E gli abiti sono quelli che aveva quando è venuto da me. E' il secondo bounty killer che March fa fuori. -
- Non sappiamo con certezza se il primo l'ha ammazzato lui. E Groove è morto cadendo con lui mentre lottavano. Insomma, March non si è certo buttato di sotto per uccidere il suo avversario. Sono rotolati giù tutti e due per colpa dell'oscurità... non si sono accorti del pericolo. - - Che lo impicchino per un morto oppure per due, farà poca differenza. -
- Il problema è sapere se davvero ha ucciso Buzz. -
- Hai qualche dubbio? La storia è chiara e lampante. -
- Diciamo che avere dubbi è un mio vecchio vizio. -
- Allora te li risolverà il giudice, Zagor. - Disse lo sceriffo alzandosi.
Si tolse il cappello, lo pressò con il pugno all'interno per restituirgli la forma, se lo rimise in testa. Poi concluse:
- Gli manderò un telegramma al domani stesso. Fra tre giorni avremo il processo. -
- Lo condanneranno anche se non ritrova la memoria e non ricorda quello che ha fatto? - chiese Zagor. E aggiunse - Si può impiccare un uomo per un crimine che non sa di aver commesso? -
Lo sceriffo sgrano gli occhi, arricciò il naso, si grattò il mento.
- Ecco un altro dubbio a cui il giudice dovrà provvedere. - Sbottò.

Quarta parte

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