Home Mail
Darkwood Monitor

Anno I, N.3
Febbraio 1998

copertina

Le mura di Jericho
di Moreno Burattini
Prima parte Terza parte

2. Sulle tracce dell'assassino

Era Buzz. Zagor lo riconobbe subito dai vestiti, Reilly annuì muovendo la testa dopo che lo ebbe girato sulla schiena. Erano arrivati fin lì sul carro di Ebenezer, che li aveva accompagnati frustando i due cavalli come un ossesso.
- Un accidente di buco in fronte! - Commentò.
Cico si sentì sollevato dal non aver mangiato niente, del ben di Dio che gli era stato portato. Altrimenti avrebbe avuto lo stomaco in subbuglio. Zagor si chinò a toccare il cadavere, disteso in una pozza di sangue rappreso, diventato quasi nero, poco di lato alla pista polverosa. - Da come è freddo si direbbe che la morte risale a ieri sera. - disse.
- Subito dopo aver litigato con te. - Mormorò lo sceriffo.
Cico sgranò gli occhi e puntò un dito indice severo e accusatore contro Reilly, che si grattava il mento.
- Caramba y carambita... guarda che noi abbiamo un alibi di ferro, mister stella di latta!-
- Già... puoi cancellarci dalla lista dei sospetti! ...Siamo rimasti nel saloon fino a tardi e ci siamo mossi da lì solo per salire a letto.- Spiegò Zagor. Poi notò il cappello infangato vicino al cadavere, e si fece serio.
- Per mille scalpi! - esclamò a voce bassa, quasi fra sé.
- Che cosa hai visto? - Chiese Reilly.
- Questo non è suo! - Rispose Zagor chinandosi a sollevare il cappello - Ieri sera Buzz non ne aveva, di cappelli in testa! -
- Forse l'aveva lasciato alla scuderia -
- No! Guarda quant'é largo... almeno due misure più grosso della testa di Dutch! -
- Credi... che lo abbia perso l'assassino? -
- Lasciami controllare una cosa! - disse Zagor, e si mise a scrutare l'interno del copricapo, tastandolo anche con le dita - Ecco... l'etichetta dice che è stato fabbricato a Chicago. -
- Chicago? -
- Già... e guarda il fango, qua sopra... è di uno strano colore rossiccio, come non ce n'è da queste parti! -
- Lo riconosco, quel fango... - sbottò Reilly avvicinandosi a raschiare l'incrostazione con un'unghia - ...è la creta che si trova a un paio di giorni di cavallo da qui... lungo la pista che viene da nord-est. -
- Cioè, da Chicago. - Aggiunse Cico.
- Mmm... che cosa diavolo vuol dire? Che l'assassino non è uno del posto? ...Che è venuto da Chicago? ...Ma chi...? - lo sceriffo soffocò l'ultima domanda per darsi subito una risposta - ... Per mille fulmini! ...Percival March! -
Zagor non disse niente. Cominciò a frugare nelle tasche del morto. Sulla faccia di Reilly si allungò un sorriso che andava da orecchio a orecchio.
- Ma certo... Buzz lo stava cercando, e a quanto pare l'ha trovato! - Continuò Reilly battendosi il pugno destro sul palmo aperto della mano sinistra.
Zagor frugò a lungo, poi si alzò, corrugando la fronte. Non aveva trovato ciò che cercava.
- Niente... non ha più con sé l'avviso di taglia. Eppure ieri sera, prima di gettarlo fuori dal saloon, gliel'ho rimesso in tasca io. -
- Naturale! - esclamò Reilly - La storia è fin troppo chiara! -
- Eccome, per tutti i baffi della mia famiglia! - intervenne Cico - March stava venendo in città, come Buzz prevedeva... i due si sono scontrati, March ha ucciso Buzz ed è fuggito, dopo avergli tolto di tasca l'avviso di taglia, illudendosi che nessuno potesse pensare a lui... senza immaginare che Buzz aveva già mostrato il foglio dappertutto! -
Lo sceriffo pareva convinto.
- Sì, è fuggito... ma ha perso il cappello! - aggiunse.
- Che è stato come aver lasciato la firma - Concluse il messicano.
Zagor aveva lasciato dire, dubbioso.
- Già... solo che March non è un assassino, ma un ladro... - disse infine - ...e ammazzare qualcuno con un colpo in piena fronte, sparando di notte al buio... beh, sembra un lavoro da professionisti!-
- Non ti vorrei come avvocato difensore! - sbottò lo sceriffo - Con questo argomento non convinceresti neppure una giuria di ubriaconi! ...Magari March è un campione nel tiro alle bottiglie... oppure può aver sparato sei colpi a raffica beccando Buzz giusto con uno, per pura fortuna! -
Anche Cico scosse la testa.
- E' stato lui, Zagor! ...Ha sistemato Buzz per non farsi catturare! - Insisté il messicano, mentre Zagor continuava a tenere lo sguardo rivolto verso il terreno attorno al cadavere, studiando le impronte.
- Chiunque sia stato, se ne è andato a cavallo e ha lasciato delle tracce piuttosto nitide. - Concluse lo Spirito con la Scure, indicandole allo sceriffo.
- Classica dabbenaggine da cittadino . - Rincarò l'uomo con la stella, e continuò, rivolto verso Zagor - Che facciamo, le seguiamo queste benedette orme? Il carro di Fitzegeraldoson ha due cavalli. Possiamo prendere quelli! -
- D'accordo... - annuì lo Spirito con la Scure - ...andiamo! -

Cavalcarono per un'ora, seguendo le impronte del cavallo dell'assassino. Fu facile andarci dietro, finché il disegno dei ferri e degli zoccoli restò impresso sul terreno polveroso della pista o sull'erba dei prati che coprivano il pendio della collina. Ma poi dai fianchi delle alture che sovrastavano Jericho cominciarono ad affiorare le rocce, e le tracce svanirono. Prima riapparvero qua e là, dove c'era ancora terra fra un sasso e l'altro, poi gli scogli finirono per coprire il suolo dappertutto e le impronte scomparvero definitivamente.
- Niente da fare! - disse Reilly frugando un'ultima volta con lo sguardo verso il terreno roccioso - Possiamo anche finirci gli occhi a sbirciare fra questi maledetti sassi... ma quell'accidente di pista non la ritroviamo più, maledizione! -
- Forse non è il terreno che devi guardare, sceriffo... - suggerì Zagor da sopra il suo cavallo - ...prova ad alzare gli occhi al cielo! -
- Che diavolo stai dicendo? - Sbottò Reilly voltandosi verso lo Spirito con la Scure con fare infastidito. Poi vide che Zagor stava effettivamente guardando in alto, e ci guardò anche lui. - Che mi prenda un colpo! - Esclamò allora.
C'era un filo di fumo che si levava verso il cielo da dietro il crinale della collina, poco sopra di loro. Sembrava quello di un fuoco da bivacco.
- Dici che sia il nostro uomo? ...Accampato là dietro? - Domandò Reilly senza abbassare lo sguardo.
- Andiamo a vedere e lo sapremo. - Rispose Zagor. E per primo spronò il cavallo, facendolo arrampicare verso la sommità dell'altura, con gli zoccoli che scalpellavano le rocce.

(27k)
"Un fuoco acceso fra i sassi, con una pentola appesa a cuocere, fissata a una piccola impalcatura" (disegno di Mauro Laurenti)

Non era il loro uomo. O almeno, non c'era nessun uomo all'accampamento che trovarono dopo aver scollinato. C'era un carro, di quelli con la copertura in tela. Tre cavalli, staccati dalle imbracature e legati a un arbusto con le corde lunghe perché fossero liberi di brucare tutt'intorno. Tre: ne mancava uno. Un fuoco acceso fra i sassi, con una pentola appesa a cuocere, fissata a una piccola impalcatura. Poi una donna e due ragazzi. La donna avrebbe potuto essere bella se la stanchezza e, evidentemente, le privazioni non le avessero scavato il viso e impallidito la pelle. Il vestito logoro non contribuiva a mettere in risalto quel che restava della sua bellezza sfiorita. Tuttavia i capelli (con qualche filo grigio di troppo rispetto all'età dimostrata) erano raccolti e pettinati, e perfino puliti. I ragazzi potevano avere uno dieci anni e uno dodici, e anche loro avevano gli abiti rattoppati e l'aria smunta e smarrita. Zagor e Sam Reilly scrutarono a lungo le rocce attorno al prato del bivacco. Spinsero i cavalli al passo verso il carro solo dopo che furono ragionevolmente certi che non ci fosse nessuno appostato dietro un masso, magari con un fucile carico. Il loro uomo, per esempio. Che poteva essere il padre mancante alla famigliola in attesa del pranzo borbottante nella pentola. In ogni caso, gli occhi dello Spirito con la Scure saettavano a destra e a sinistra, mentre si avvicinava con Reilly alla donna e ai ragazzi, pronti a cogliere il minimo bagliore sospetto, o il più piccolo movimento fra i massi e gli scogli.
Quando furono a pochi passi, la madre strinse a sé, uno a destra e uno a sinistra, i due figli. Tutti e tre guardavano con occhi impauriti i nuovi arrivati.
- Buongiorno! - disse Sam cercando di usare un tono tranquillizzante - Sono Samuel Reilly, sceriffo di Jericho! - Poi si voltò verso Zagor, indicandolo con un gesto della mano - Lui si chiama Zagor ed è un mio assistente! -
Zagor fece una smorfia appena divertita e scese da cavallo.
- E invece il vostro nome qual è, signora? - Continuò Reilly smontando a sua volta.
- Rhoda... - balbettò la donna - ...Rhoda Perkins! -
Lo sceriffo si massaggiò il mento guardandosi attorno. Vide che, senza dire niente, Zagor stava avvicinandosi al carro.
- Perkins, eh? - ripeté Reilly con aria dubbiosa - E viaggiate da sola? -
- No... con i miei figli! -
- Senza vostro marito, voglio dire. -
- Mio... mio marito c'è... solo che adesso non è qui... è andato a caccia! -
- E come si chiama, vostro marito? -
- Si chiama... Fred! ...Fred Perkins! -
Reilly scosse la testa dubbioso. Si morsicò il labbro inferiore e guardò verso Zagor. Lo Spirito con la Scure stava guardando con interesse il bordo superiore del parapetto del carro, quello sul retro, facendoci scorrere sopra il dito indice. Zagor si voltò verso la donna, e domandò:
- Quale dei ragazzi si chiama Joe? -
Rhoda trasalì, si volse a sua volta verso Zagor, e rispose con vice tremula:
- Il... il più grande! - E batté con le dita sulle spalle di uno dei due figli.
- Beh... durante il viaggio si è divertito a intagliare il suo nome nel legno, qui sopra - replicò Zagor battendo le dita allo stesso modo, ma sul parapetto - ...ma si è firmato Joe March. -
La donna ebbe un sussulto. Sul volto di Reilly si illuminò un sorriso sornione.
- Vi prego, Rhoda... - disse - ...se almeno Rhoda è il nome giusto... non facciamola troppo lunga. Ditelo, che siete la moglie di Percival March! -
Rhoda scoppiò a piangere, nascondendo la faccia fra le mani. I ragazzi le si strinsero abbracciandola, sgomenti. Per Reilly fu come se avesse risposto di sì.
- Non ho niente contro di voi né contro i ragazzi, credetemi... - continuò - ...ma sto cercando vostro marito, e non soltanto per quel furto a Chicago! -
La donna smise di singhiozzare e alzò gli occhi lucidi e arrossati verso lo sceriffo.
- Per... per che cosa, ancora? -
- Quanto tempo è che non lo vedete? -
- Se ne è andato ieri a mezzogiorno, a caccia... come vi ho detto. Sapevo che sarebbe stato via un paio di notti. Voleva tornare con il carniere pieno... e noi... io e i bambini... avevamo bisogno di un po' di riposo. -
- Aveva un cavallo? ...Il quarto che manca al vostro traino? -
- Sì, certo... quello che manca. -
- Portava un cappello a tesa larga, di colore chiaro? -
- Sì... chiaro... ma perché lo chiedete? -
- Siete sicura che non sia tornato al carro questa notte o stamani? -
- No... ve lo giuro! ...Vi prego, volete spiegarmi? -
- Sapevate di avere un cacciatore di taglie alla calcagna? -
- Sì, purtroppo... Percival cercava di seminarlo... per questo ci siamo accampati sempre lontano dai centri abitati. -
- Ascoltatemi, Rhoda... quel cacciatore di taglie è stato ucciso, appena fuori dal paese. Se non è stato vostro marito, è importante che si faccia trovare per potersi scagionare... ed è inutile che vi spieghi perché proprio lui è il principale sospettato! -
- Oh, mio Dio... no! ...Non può essere stato Percy! - Gemette la donna soffocando un grido con la mano sulla bocca - Lui... lui non è un assassino... non ucciderebbe nessuno! -
Reilly guardo la donna scoppiare ancora in lacrime. Cominciarono a piangere anche i ragazzi, stretti a lei. Rimase a guardarli senza sapere che cosa dire, e fu un sollievo udire la voce di Zagor che lo chiamava vicino al carro.
- Sam! ...Vieni a dare un'occhiata! -
Reilly si stropicciò gli occhi e si mosse con un sospiro, avviandosi verso lo Spirito con la Scure.
- Guarda qua... - disse Zagor indicando le impronte degli zoccoli dei cavalli lasciati un po' dappertutto attorno al carro - ...gli stessi ferri del cavallo che stavamo inseguendo. -
- Mmm... già... il medesimo maniscalco. -
L'assassino di Buzz non aveva certo usato una delle tre cavalcature legate all'arbusto lì vicino, ma la quarta, quella mancante, con l'identica ferratura.
- E adesso guarda le ruote del carro. - aggiunse Zagor indicandole con un gesto.
Lo sceriffo capì subito che cosa c'era da guardare. Il fango rosso. Le ruote lo avevano raccattato lungo la pista, due giorni prima. Avevano sollevato degli schizzi. Quelli che si erano posati sul cappello a tesa larga di colore chiaro trovato accanto al cadavere di Buzz.

(15k)
"Gran barba nera, doppia fondina al cinturone, stazza da armadio ambulante" (disegno di Mauro Laurenti)

Wes Groove rallentò la corsa del suo cavallo arrivando all'imbocco della Main Street di Jericho. Cominciò a percorrerla al passo. Di solito, chi entrava in città faceva subito sosta al saloon. Magari anche prima di aver lasciato la cavalcatura allo stallaggio. A uno dei due, il Jericho Rest per chi veniva da nord o il Paradise per chi veniva da sud. Groove veniva da ovest. Non degnò di uno sguardo nessuna delle due insegne, ai lati opposti della via. Puntò dritto verso l'ufficio dello sceriffo. Fermò il cavallo di fronte alla porta, scese di sella e legò le redini alla staccionata. Si tolse il cappello scuro coperto di polvere, lo scosse con qualche colpo delle dita sulla tesa, se lo rimise in testa. Entrò senza bussare.
Nell'ufficio, Sam Reilly alzò gli occhi da dietro la scrivania dove sedeva. Stava scrivendo qualcosa su un foglio ma le cancellature e le macchie di inchiostro erano più numerose delle parole leggibili. Qualunque scritto lo sceriffo stesse cercando di mettere insieme, dalle palle di carta gettate sul pavimento si capiva benissimo che preferiva impugnare la pistola piuttosto che la penna, e che scrivere qualcosa di più complicato della propria firma gli procurava automaticamente il mal di testa. Reilly squadrò l'uomo comparso sulla sua porta e capì subito che non era il tipo a cui chiedere aiuto per finire il suo rapporto. Gran barba nera, doppia fondina al cinturone, stazza da armadio ambulante, mani grandi da poter strozzare un cavallo ma di certo inadatte a tenere in mano una matita.
- Buongiorno, mister... - disse Reilly riabbassando gli occhi sul suo foglio per finire la parola che gli era rimasta a metà - ...e benvenuto a Jericho, singolare cittadina dalle bizzarre usanze. Figuratevi che qui da noi si è soliti bussare alle porte prima di entrare. -
- Sul serio? - rispose Groove senza battere ciglio, avanzando verso la scrivania dello sceriffo - Che strano! Del resto il mondo è bello perché è vario. -
- Ve ne dirò un'altra... - continuò Reilly rimettendo la penna nel calamaio - ...per tradizione, da queste parti, chi entra aprendo la porta, poi la richiude. -
- Incredibile davvero. - Replicò Groove, ma la porta non la richiuse. Spostò una sedia che era vicino alla parete e la sistemò di fronte alla scrivania. Si sedette e continuò - L'avete trovato, Percival March? -
Reilly trasalì. Stava appunto scrivendo di March, in un rapporto destinato al governatore.
- Chi siete ? - chiese all'armadio ambulante dalla barba nera.
- Wes Groove, cacciatore di taglie. -
- Un vostro collega ha fatto una brutta fine, due giorni fa. -
- Me l'hanno detto. -
- State inseguendo March anche voi? -
- Per il momento sono seduto nel vostro ufficio aspettando la risposta a una domanda. -
- La risposta è no. Non l'abbiamo trovato. Sua moglie e i due figli sono accampati sulle colline, ma lui non c'è. L'abbiamo cercato dappertutto. Ci sono sei uomini fuori a cercarlo anche adesso... tra cui un segugio in casacca rossa chiamato Zagor, e se siete del mestiere dovreste sapere chi è. Invece io sono qui solo perché devo occuparmi di queste dannate scartoffie che lo riguardano. I pezzi grossi vogliono che lo riacciuffi e poi mi trattengono in un ufficio a scrivere rapporti che spieghino perché non l'ho ancora riacciuffato! ...Il diavolo se li porti! -
- Perfettamente d'accordo con voi. Lasciassero fare ai professionisti. -
- Non ho simpatia per i professionisti del vostro stampo, Groove. -
- Nessuno ve l'ha chiesta... e a me non interessa esservi simpatico. -
- Già... vi interessano solo gli zeri della taglia che March ha sulla testa. -
- Neppure quelli, se sono sempre due. -
- Allora lustratevi gli occhi... - disse Reilly cominciando a frugare fra le scartoffie sulla scrivania, spostando fogli, libri, lettere e cartellette - ...è arrivata con la posta di questa mattina. -
Lo sceriffo affondò la mano in un mucchio di carta, e la fece riemergere con un foglio piegato in quattro. Lo aprì e lo mostrò a Groove.
- Gli zeri sono quelli, ma il governatore ha aggiunto un uno davanti. - annunciò Reilly.
Groove allungò la mano verso la taglia. Adesso, sotto il ritratto di Percival March, c'era scritto millecinquecento. E si diceva che veniva ricercato non soltanto per furto, ma anche per omicidio. Per un attimo, un sogghigno si allargò sul suo viso. Reilly non lo vide, nascosto com'era sotto la barba nera.
- La taglia dice "vivo o morto", Groove. - disse Reilly - Spero che non lo troviate e che sia Zagor a riportarmelo... ma se lo beccate voi, cercate di impacchettarlo vivo. -
- E perché mai? Dovreste dargli da mangiare fino al giorno dell'impiccagione. -
- Perché ci sono una donna e due ragazzi che vogliono riabbracciarlo e che sono convinti della sua innocenza. Chissà che non abbiano ragione loro. -
- Un mio collega è morto... l'avete detto voi. - replicò Groove con una smorfia acida - Forse voleva prenderlo vivo, e quel March l'ha ammazzato. Io non farò lo stesso errore. -
Groove si alzò dalla sedia con l'avviso di taglia in mano e si diresse verso la porta. Sulla soglia, si voltò di nuovo verso Reilly:
- Preparate millecinquento verdoni, sceriffo. In contanti. - disse, e poi aggiunse, uscendo - Dalle mie parti si usa così. -
Prima di risalire a cavallo, piegò il foglio che aveva fra le dita e se lo infilò in tasca con un nuovo sogghigno. Sciolse le redini. Si era sbagliato. Credeva che la taglia sarebbe raddoppiata, e invece era diventata il triplo. Un buon affare, considerando che i mille dollari in più gli sarebbero stati pagati per aver eliminato un fastidioso concorrente come Buzz, che già altre volte gli aveva pestato i piedi. Saltò il sella e spronò il cavallo. Adesso doveva soltanto andare a prendere March. Pensò a Zagor che lo stava cercando a destra e a manca e rise, perché lui invece sapeva benissimo dov'era. Sam Reilly, che si era affacciato per richiudere la porta, lo vide allontanarsi ridendo come un pazzo e con il cavallo spronato al galoppo.

Terza parte

Copyright (c) 1998- top
Ultima revisione: