Home Mail
Darkwood Monitor

Anno I, N.2
Ottobre 1997

copertina

Le mura di Jericho
di Moreno Burattini
Seconda parte

1. Il cacciatore di taglie

Il bounty killer entrò nel saloon spingendo gli sportelli con le mani. Rimase un paio di minuti sulla soglia, con le ante fra le dita, giusto il tempo per guardare dentro, da sinistra a destra, scrutando i presenti. Il locale era piuttosto grande e piuttosto affollato. Gente ai tavoli, a giocare a carte, a giocare ai dadi, a bere e a mangiare. Gente in piedi, davanti al bancone o attorno ai tavoli a guardare il gioco. Una donna prosperosa e dal sorriso spento si faceva largo sgomitando, con un vassoio pieno di bicchieri vuoti da portare a lavare. L'uomo mosse i primi passi all'interno, lasciando la porta oscillare dietro di sé. Camminò, fendendo il fumo denso, verso il bancone. Tutti lo guardarono. Non perché fosse una faccia nuova: no, a Jericho, città lungo la pista più importante della regione, gli stranieri non erano merce rara. Solo che si vedeva lontano un miglio che quel tipo, di mestiere, non faceva il predicatore. La camicia rossa, se il rosso era davvero il colore che si indovinava sotto lo sporco, era attraversata da due cartucciere che gli si incrociavano sul petto, e il cinturone serviva a tenere appese due pistole. L'uomo non portava il cappello, o si sarebbe potuto pensare che nascondesse una pistola anche là sotto. Appoggiò i gomiti sul bancone, pesantemente, depositando sul ripiano una libbra di polvere.
Seth Kolbe, il barman, lo guardò preoccupato.
- Whisky o birra? - gli chiese.
- Quello che fa meno schifo - rispose il cacciatore di taglie.
Kolbe allungò la mano verso il whisky. Faceva schifo uguale, ma costava di più. Mentre il barman gli riempiva il bicchiere, il bounty killer si frugò nella tasca della camicia, facendo tintinnare le cartucciere. Tutti continuavano a guardarlo.
- Mai vista questa faccia? - domandò aprendo sul banco un avviso di taglia stropicciato. Prima di guardare la faccia, il barman guardò la cifra. Cinquecento dollari.
- No. - rispose - Chi é? -
- Percival March. Un ladro. Ha fatto un colpo a Chicago ed è fuggito verso la frontiera, in cerca di fortuna. -
- Se la cerca a Jericho, ha sbagliato strada. -
- La cerca altrove, ma passerà da qua. -

(25k)
"Gente ai tavoli, a giocare a carte, a giocare ai dadi, a bere e a mangiare" (disegno di Mauro Laurenti)

Il cacciatore di taglie sollevò il bicchiere. Lo guardò intensamente. Lo tracannò d'un fiato. Posò il bicchiere vuoto, si pulì la bocca con il dorso della mano destra. Gettò sul banco mezzo dollaro, senza chiedere quant'era né attendere il resto.
Riprese l'avviso di taglia. Si voltò a scrutare di nuovo la sala. Si spostò verso un tavolo dove quattro uomini giocavano a poker. Erano rimasti tutti con le carte in mano e le sigarette penzoloni dalle bocche, a guardare lui. Il bounty killer li squadrò uno a uno, confrontando le quattro facce con il ritratto sulla taglia.
A un cowboy del ranch Double Zero che se ne stava appoggiato a una colonna di sostegno delle scale, il cacciatore prese fra le dita il mento. Gli fece voltare la testa a destra e a sinistra. - A te dice niente? - chiese poi agitando il ritratto.
- N-no... davvero! - balbettò il cowboy.
Al tavolo vicino stavano cenando in due. Un messicano piccolo e tondo con la cravatta a fiocco, intento a lavorarsi di mandibola un cosciotto di tacchino, e un pezzo di marcantonio alto quasi due metri con addosso uno strano costume indiano, che ripuliva il suo piatto passandoci dentro un cantuccio di pane. Il messicano non poteva essere il suo uomo. L'altro era sbarbato, a differenza di March. Ma le barbe vanno e vengono. La corporatura rimane, e poteva essere quella giusta. Il cacciatore gli si avvicinò, lo guardò, gli allungò la mano verso il mento, per fargli alzare di più la testa.
Il marcantonio lo sorprese. Con uno scatto rapidissimo, gli afferrò il polso fra le dita della destra. Strinse. Glielo fece abbassare. Gli batté la mano sul tavolo. L'urto fece sobbalzare piatti e bicchieri. Il messicano alzò la faccia dalla coscia di tacchino, accorgendosi per la prima volta del killer.
L'uomo con le cartucciere incrociate sgranò gli occhi. Il marcantonio gli teneva il polso inchiodato sul tavolo.
- Cercati un'altra carogna a cui ronzare attorno, Buzz! - sibilò.
Il cacciatore soffocò un'esclamazione di sorpresa.
- Tu... mi conosci? -
Il marcantonio lo guardò fisso negli occhi.
- Sei Herod Dutch, di Columbus, cacciatore di taglie... ma ti chiamano Buzz, perché ronzi attorno alle prede con l'insistenza di un tafano sul sedere di un cavallo. Siccome quelli che fanno il tuo mestiere mi danno il voltastomaco, togliti dai piedi e quel Percival March vallo a cercare altrove! -
Buzz ascoltò trasalendo. Non riuscì a replicare che con un'imprecazione e una domanda:
- Sangue di Giuda! ...chi sei? -
Il marcantonio mollò la presa sul polso e si alzò in piedi.
- A me hanno dato il soprannome di Zagor. -
Zagor sovrastava Buzz di almeno dieci centimetri. Buzz fece un passo indietro. Nel saloon si levò un sonoro mormorio.
- Zagor! - esclamò Buzz. Aveva sentito parlare di quello spaccamontagne. Un amico degli indiani. Un nemico di molta gente finita al fresco. Un ex nemico di molta ex-gente finita al cimitero. - E' l'abbreviazione di Za-gor-te-nay... nella lingua degli Algonkini significa "Spirito con la Scure". Non so a te, ma a me pare meglio di Buzz. -
Solo adesso il bounty killer notò l'insolita scure di pietra che pendeva al fianco del suo interlocutore.
Il messicano sospirò. Non aveva ancora finito di spolpare il suo cosciotto e temeva di doverlo lasciare a metà. Sapeva come andavano a finire le cose, nove volte su dieci. Buzz superò la sorpresa e sentì montare la rabbia.
- Tanto disprezzo per il mio mestiere... e poi anche tu dai la caccia ai pendagli da forca!- - Io non lo faccio per denaro, mi preoccupo che abbiano davvero commesso ciò per cui li cercano, se posso ascolto le loro ragioni, provo a prenderli vivi, non infierisco su di loro quando non possono difendersi, non li colpisco alle spalle e soprattutto non ci provo gusto - snocciolò Zagor quasi senza riprendere fiato - Tutto il contrario di ciò che fai tu di solito, Buzz... per quanto nera abbiano la coscienza le tue prede, tu non ce l'hai meno lercia della loro! -
Buzz arricciò il naso e gonfiò il petto.
- Al diavolo! ...Non hai a che fare con i tuoi puzzolenti amici indiani! Loro puoi trattarli così... ma non Herod Dutch! -
Meno che mai davanti a tutti, pensò Buzz portando la mano alla pistola di destra. Che volesse sparare o solo usarla per far abbassare la cresta al suo avversario, poco importa.
Riuscì a impugnarla e a estrarla, ma non a puntarla. Zagor gli bloccò il braccio poco sopra il gomito, e facendo forza sull'omero lo sollevò da terra e lo fece volare sopra di sé. Buzz perse la pistola un attimo prima di schiantarsi con la schiena sul tavolo, e poi sprofondare a terra fra le assi sfasciate, la tovaglia unta, i piatti rotti, i resti del tacchino.
Il messicano si era tirato indietro appena in tempo.
- Caramba y carambita! - esclamò.
Nell'aria svolazzava ancora l'avviso di taglia. Si depositò sulla pancia di Buzz. I clienti seduti ai tavoli accanto si alzarono tutti e si tirarono indietro. La faccenda non era finita lì. Il bounty killer si muoveva. Stava caricando le gambe come una molla, per scattare a testa bassa. Zagor lo guardava senza battere ciglio, aspettandolo al varco.
- Ti ammazzo! - gridò Buzz con la bava alla bocca.
Caricò velocissimo, come un ariete, all'improvviso. Qualunque avversario sarebbe stato travolto. Ma Zagor fu più veloce di lui. Si spostò di lato quel poco che bastava per far passare la testa abbassata di Buzz, poi gli calò sulla nuca una mazzata a pugni uniti. La carica del bounty killer fu bloccata in un istante, in quel punto. Buzz stramazzò al suolo con un gemito soffocato. La taglia svolazzò in aria di nuovo.
- Per tutti i baffi della mia famiglia! - esclamò il messicano - ...Lo hai reso scemo per il resto della vita! -
- Tranquillo, Cico! ...I tipi come lui hanno la testa dura! - sorrise Zagor.
Infatti, Buzz si muoveva cercando di rialzarsi. La gente del saloon cominciò a fare capannello intorno a due contendenti. Quando il killer si fu messo carponi, Zagor lo afferrò per il bavero e lo tirò su. Gli fece appoggiare i piedi a terra. Buzz traballò, poi trovò un minimo di equilibrio. Allora Zagor lo lasciò. L'altro barcollò, ma non cadde.
- Ce la fai ad andartene da solo o devo buttarti fuori io? - chiese Zagor.
Per tutta risposta, Buzz tentò di colpirlo con un pugno fiacco.
Zagor lo schivò, e lo restituì con gli interessi. Buzz volò all'indietro, sollevato da terra, per almeno tre metri. Finì addosso a due spettatori, che caddero a terra con lui. Si levò un rumore di grida di meraviglia e di esclamazioni sorprese.
- Ho capito... - disse Zagor camminando verso Buzz aggrovigliato a terra con i due malcapitati - ...devo buttarti fuori io. -
Lo Spirito con la Scure sollevò di nuovo Buzz per la collottola. Gli infilò in tasca l'avviso di taglia raccolto da terra, e trascinò il bounty killer verso l'uscita, come se fosse un sacco di spazzatura, facendogli sfregare a terra gli speroni. Poi lo sollevò anche per il fondoschiena e lo gettò verso gli sportelli. Buzz li aprì con la faccia, volando fuori. I pochi passanti che passeggiavano per la Main Street di Jericho, quasi del tutto buia, lo videro piovere in strada come un sacco di spazzatura. Buzz rotolò nella polvere e ci rimase.
Nel saloon, Zagor si pulì le mani di lato ai pantaloni e si avviò verso il bancone. I presenti gli facevano ala, ammirati. Appoggiò le dita sul banco e si rivolse a Seth Kolbe.
- C'era una birra, sul mio tavolo... e dovevo ancora berla. -
Kolbe tirò fuori un boccale.
- Eccone un'altra... offre la casa. -

(23k)
"Buzz stramazzò al suolo con un gemito soffocato" (disegno di Mauro Laurenti)

Wes Groove era seduto in ombra, nell'angolo più nascosto del saloon. Era stato l'unico a non alzarsi mentre Zagor strapazzava Buzz. Aveva anche lui una birra sul tavolo. Ne bevve l'ultimo sorso proprio quando Zagor sollevava il boccale appena riempito da Kolbe. Si tirò su, in piedi, frugandosi nel taschino. Lasciò un dollaro sul tavolo. Si mise il cappello nero in testa. Era tutto vestito di nero, e se non fosse stato per la stazza sarebbe sembrato un becchino. I becchini vestono di nero ma sono allampanati come acciughe, per tradizione. Groove invece era alto e corpulento. Un armadio ambulante, un orco dalla barba nera. Uscì dal saloon. Vide Buzz gemere raggomitolato al suolo. Lo guardò con disprezzo.
- Non farmi attendere troppo. - sibilò.
Poi si allontanò, scomparendo inghiottito dalle tenebre.
Buzz non lo vide neppure. Nemmeno lo sentì. Quando riaprì gli occhi, Groove se ne era appena andato. Buzz si tirò su carponi. Ricordava vagamente come era finito lì. Era stato quello Zagor. Gliela avrebbe fatta pagare... ma domani. Adesso era troppo stordito per fargli la pelle. Avrebbe rischiato di rimetterci la sua, e Buzz non amava correre rischi inutili. Per il momento era meglio battere in ritirata, raggiungere il cavallo, dormirci su, riposando in un bivacco in collina, e svegliarsi il giorno dopo con la mente più lucida. Lui non dormiva mai in albergo, quando era a caccia. Preferiva scegliere un posto nascosto fuori città, per maggior prudenza. Si rimise in piedi, e riuscì a rimanerci. Si guardò attorno cercando di individuare la direzione giusta. Non era facile, nelle sue condizioni. Ci pensò un po' su, barcollando. Poi si decise. Traballò verso destra. Percorse una ventina di metri. Si voltò a guardare la strada dall'altro lato e si convinse che stava andando bene. Percorse altri venti metri, e trovò la scuderia dove aveva lasciato il cavallo.
Dieci minuti dopo usciva al galoppo dal paese. L'aria fresca gli faceva lentamente riacquistare lucidità. Buzz si vantava di avere gli occhi di gatto, che vedevano nel buio, e gli pareva di aver recuperato quasi del tutto le sue facoltà. Era vero. Infatti, lungo la pista delle colline vide perfettamente nel buio un uomo che gli sbarrava la strada. Un armadio ambulante, un orco dalla barba nera. Trasalì, tirò le redini, rallentò la cavalcata.
Il barbuto era a cavallo, aspettava lui. Ignorarlo sarebbe stato impossibile. Buzz lo guardò con i suoi occhi da nittalopo. Lo riconobbe. Era giù al saloon, poco prima.
- Chi sei? - chiese.
Groove aspettò che Buzz si fosse fermato a tre metri da lui, poi rispose.
- Mi chiamo Groove... Wes Groove. Mai sentito questo nome? -
- Mai. Avrei dovuto? -
- Di solito fra colleghi ci si conosce. -
- Bounty killer anche tu? -
- Buonty killer anche io. -
- Sulle tracce di Percival March? -
- Sulle tracce di Percival March. -
- Allora sei convinto anche tu che quel bastardo debba passare da Jericho? -
- Passerà da Jericho - annuì Groove. - Solo che a Jericho ci sono arrivato prima di te. Ero già lì, quando sei entrato nel saloon. -
Buzz sorrise.
- Hai sbagliato gara, amico. A questo gioco pagano un premio solo al primo che riporta la carcassa del ricercato... chi arriva primo nei saloon non vince nulla. -
Groove sorrise a sua volta.
- Oh, no. Non ho sbagliato gara... il punto è che non ho nessuna voglia di fare a gara con te. - - Ascolta, Groove... se quello che vuoi propormi è di unire le nostre forze, sappi che non intendo dividere la taglia. La cifra è già abbastanza bassa. -
- Lo so che è bassa - spiegò Groove - Infatti voglio farla raddoppiare. -
Buzz sgranò gli occhi per la sorpresa. Li sgranò tre volte, aprendoli sempre di più, sempre più incredulo. La prima volta, cercando di capire che cosa mai volesse dire il barbuto. La seconda, per chiedersi perché il suo cavallo avesse nitrito impaurito. La terza, per rendersi conto che c'era stato uno sparo e che il cavallo nitriva per quello. Quando capì che Groove aveva estratto la pistola e gli aveva sparato (così, di brutto, senza battere ciglio), i suoi occhi erano già sgranati al massimo e non riuscì a spalancarli di più. Del resto, non ne avrebbe avuto il tempo. Si accorse di avere un buco in fronte da cui colava sangue caldo e quello fu il suo ultimo pensiero.
Groove ebbe il tempo di rimettere a posto la colt fumante, prima che Buzz cadesse di sella. Non lo guardò nemmeno, mentre cadeva: tenne gli occhi sulla fondina, e alzò la testa solo dopo aver sentito il tonfo del corpo del rivale che piombava a terra buttato giù di sella e aver udito il cavallo fuggire al galoppo. Vide Buzz disteso con un buco in fronte. Il sangue che gli usciva dal cranio formava una poltiglia con la polvere della pista.
Groove sogghignò. Scese dal cavallo, si avvicinò al cadavere di Buzz, si chinò a frugarlo. Gli tolse di tasca l'avviso di taglia con su stampata la faccia di March, e se lo infilò nella giacca. Poi tornò al proprio cavallo, e slegò dalla sella un cappello infangato. Gettò il cappello a terra, vicino al morto. Guardò soddisfatto il cappello e il cadavere. Sì, avrebbe funzionato, pensò. Il suo era un buon piano. Risalì a cavallo. Aveva qualcuno a cui fare visita. Si allontanò badando bene di lasciare delle chiare impronte, e scomparì nella notte.

Poi fu la notte a scomparire nel giorno. Il sole appena sorto allungò i raggi freddi a caccia delle ombre nascoste fra le case. Non le aveva ancora scovate tutte, quando Zagor e l'amico Cico cominciarono a scendere lungo le scale della locanda. Cico sbadigliava a occhi chiusi, senza coprirsi la bocca con la mano, perché riteneva di non poter sopportare, a quell'ora, lo sforzo necessario a sollevare un braccio. Zagor invece notò subito l'uomo seduto di spalle, a un tavolo della sala sottostante.
- Buongiorno, gente! - disse l'uomo. Cico smise di sbadigliare e spalancò gli occhi.
- Buongiorno, Reilly. - rispose Zagor, abbozzando un sorriso.
L'uomo seduto di spalle torse il busto e si voltò. Una stella di latta gli scintillò sul petto, illuminata da un raggio di luce che era appena entrato dalla finestra in cerca di ombre da fugare. Samuel Reilly, sceriffo di Jericho da una vita, era un amico.
- Diavolo! ...Mi hai riconosciuto dalle corna? - Chiese Reilly.
- Dalla voce! ...Potresti fare il baritono, se ti decidessi a gettare via la stella e darti al bel canto! -
- Ho saputo solo stanotte che eravate in città, e mi hanno detto che sareste ripartiti all'alba... perciò mi sono alzato presto per salutarvi. -
- E per offrirci una ricca colazione! - sorrise Cico, speranzoso e con gli occhi ridenti. - Certo!... - annuì Reilly - ...Già ordinata! -
Zagor spostò una delle sedie.
- Credevo volessi arrestarmi per aver maltrattato Buzz Dutch. - disse, sedendosi accanto allo sceriffo.
- Altro che maltrattato! ...Secondo quanto mi hanno raccontato, l'hai gettato in strada più morto che vivo! - sbottò Reilly.
- Hai ordinato anche frittelle e sciroppo d'acero? - Chiese Cico, mentre si legava il tovagliolo attorno al collo, subito dopo essersi piazzato dall'altro capo del tavolo. Reilly si voltò a rispondergli.
- Quattro porzioni, considerando che tu mangi per due. -
- Ti avranno raccontato anche che è stato lui a cominciare. - Continuò Zagor.
- Certo! Se no sarei venuto ad arrestarti davvero. -
- Buzz cercava un certo Percival March. Ne sai qualcosa, tu? -
- L'avviso è arrivato anche a me. Ho letto la copia dell'ordine di cattura e francamente non mi è parso un ammazzasette. E' solo il commesso di un emporio di Chicago che a un certo punto è scappato con la cassa portandosi dietro la famiglia. -
- La famiglia? -
- Sì... moglie e due figli piccoli. Deve aver pensato di mettere a frutto il bottino lungo la frontiera... magari mettendo su un ranch, o una fattoria, o un negozio. -
- Il negozio lo escludo - rise Cico - scommetto che non si fida dei commessi! Eh!Eh!Eh!-
Sempre ridendo, Cico cominciò ad allungare il collo per vedere se la colazione arrivava. Dalle cucine veniva un buon profumo, ma neanche l'ombra di un cameriere.
- Buzz sembrava convinto che sarebbe transitato di qua. - disse Zagor - e di solito i bounty killer sono bene informati. -
- Peccato che tu sia solo di passaggio... altrimenti, potevi aiutarmi a cercarlo. -
Cico gongolò soddisfatto. Il cameriere stava arrivando con un vassoio stracolmo. Uova, pancetta, burro, marmellata, pane, caffè, frittelle e sciroppo.
- L'avrei fatto, anche solo per impedire che fosse Buzz a trovarlo per primo... - disse Zagor - ...ma come hai detto tu, sono di passaggio. Mi aspettano fra due giorni al villaggio degli Oneida. Dovrai cavartela da solo! -
Il cameriere appoggiò il vassoio sul tavolo e cominciò a distribuire i piatti. Cico si sfregò le mani, soddisfatto.
- Questa sì che è una colazione! - commentò. Allungò la mano verso la prima frittella, quando un grido fece voltare tutti.
- Sceriffo ! - Un uomo entrò correndo, trafelato. Era Ebenezer Fitzgeraldson, aveva una fattoria poco fuori dallacittà, e a quell'ora tutte le mattine portava a Jericho il latte appena munto.
- Diavolo! ...Che cosa ti prende, Ebe? - domandò Reilly alzandosi.
Cico guardò la faccia di Fitzgeraldson e capì di dover dire addio alla colazione.
- Hanno ammazzato uno, lungo la strada... l'ho visto steso per terra!
- Uno chi? - sibilò Reilly.

Seconda parte

Copyright (c) 1998- top
Ultima revisione: