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La fine della saga

il quinto e il sesto capitolo dell'esalogia di Boselli
Recensione di  |   | dampyr/


La fine della saga
 


La fine della saga

Scheda IT-DP-101

Scheda IT-DP-102

Giunge a conclusione la la lunga saga che ha portato Harlan a scontrarsi con i Lupi Azzurri, a perdere e ritrovare la swastika del Re del mondo, a finire proiettato nel regno segreto di suo padre Draka e tra le pieghe del multiverso, per arrivare poi allo scontro finale con la sua nemesi Martin De Vere. Il tutto, incidentalmente, superando il traguardo dei 100 numeri della serie regolare.
A Mauro Boselli, sceneggiatore di tutti e sei i numeri della saga, va un plauso per aver saputo costruire un arco narrativo convincente sia nell'intrecciare i fili che nel districarli, per essere riuscito ad inserire all'interno di questo ciclo un albo, il n.100 "Il Re del mondo", che è al tempo stesso un numero speciale e un tassello dell'avventura.
Se la qualità complessiva della saga è molto alta, i singoli capitoli presentano alcuni alti e bassi, e i due albi conclusivi ne sono un esempio.

Sulle ali della fantasy

Proseguendo nel solco tracciato nel n.100, "Alla ricerca di Kurjak" gioca a sorprendere il lettore con uno scenario che non ha nulla a che fare con quelli tipici della serie. Disintegrato al termine del n.99, il fedele "pard" di Harlan si trova proiettato nel lontano pianeta Mongo, completamente privo di ogni ricordo se non quello di essere un guerriero.
La sceneggiatura gioca con le commistioni tra i generi, anche se il risultato è inferiore rispetto al numero precedente
Come da classico canovaccio, Kurjak si trova nel mezzo di una guerra eterna e viene accolto come il predestinato che sconfiggerà il nemico. Tra armi ipertecnologiche e deserti irti di pericoli, la linea narrativa di Kurjak procede tra atmosfere a metà tra la fantascienza e il fantasy, di cui sfrutta molti clichè narrativi, dalla principessa innamorata dell'eroe alla spedizione dell'esercito verso l'ignoto. Lo sceneggiatore gioca con i generi come già fatto nel n.100, quando Harlan e Martin De Vere si erano ritrovati nella città di Agarthi, che sembrava uscita da un albo di Nathan Never.
Ma in quel caso la transizione tra generi diversi era un riuscito escamotage per rendere narrativamente coerente quanto sarebbe accaduto dopo (e nel n.102) - oltre che per rendere speciale il numero celebrativo. Nel caso di "Alla ricerca di Kurjak", invece, l'ambientazione appare piuttosto pretestuosa, e l'intero dipanarsi della trama assomiglia molto ad un riempitivo, senza veri colpi di scena e con uno svolgimento prevedibile, anche se è probabile che - come d'abitudine per Dampyr - ci sarà prima o poi una continuazione che risponda alle domande lasciate in sospeso (la principessa Xeethra avrà un figlio da Kurjak? Kurjak riacquisterà la memoria della sua escursione nella città del Crepuscolo?).

Primo contatto tra Caleb e Draka
Dampyr 101

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

Primo contatto tra Caleb e Draka<br>Dampyr 101<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>
Per fortuna quella di Kurjak è solo una delle linee narrative del n.101. Anche se tutti gli attori in scena si muovono verso il più inevitabile dei finali, la maestria dello sceneggiatore rende questi intermezzi la cosa migliore dell'albo. E non tanto lo stato di sospensione in cui Draka costringe Harlan - in un mondo in cui sua madre non è morta - quanto l'inedita alleanza tra Tesla, Ann Jurging, Caleb e lo stesso Draka per rintracciare Kurjak e riportare lui e Harlan nel nostro mondo. Il momento in cui Caleb Lost e Draka si parlano per la prima volta, anche se solo al telefono, riesce a dare un brivido anche al lettore meno fanatico.
La parte fantasy ha però un pregio, quello di dare ad Arturo Lozzi la possibilità di mostrare il proprio talento anche in ambientazioni meno convenzionali.

La resa dei conti

Non c'è transizione tra "Alla ricerca di Kurjak" e "Gli spettri del Taklamakan". Appena tornato nel nostro mondo, al termine del n.101, Harlan annuncia di voler partire alla ricerca dell'ingresso terreno al mondo di Draka, e all'inizio del n.102 troviamo il gruppo al gran completo che si prepara ad affrontare un viaggio che ai più appare come un suicidio.
"Gli spettri del Taklamakan" è in un certo senso la summa di Dampyr, con tutti gli elementi che hanno finora contraddistinto la serie, pregi e difetti compresi
"Gli spettri del Taklamakan" è in un certo senso la summa di Dampyr, pregi e difetti compresi, e per giudicarlo occorre ripetere molte delle cose già dette nelle recensioni dei 100 numeri precedenti.
Ad esempio, che sembra quasi impossibile che in sole 94 pagine sia contenuta una storia così ricca. Se il n.101 era decompresso e con lunghe sequenze riempitive, "Gli spettri del Taklamakan" è un continuo alternarsi di trame, riferimenti al passato, anticipazioni del futuro (il sogno di Kurjak), immancabili indicazioni di carattere storico, e azione. Boselli riesce anche a trovare spazio per far interagire di nuovo - in modo breve ma significativo - i tre personaggi principali, e soprattutto per arrivare ad un finale che chiude un capitolo ma apre molte strade per il futuro.
Veniamo a sapere cosa è accaduto a Martin De Vere dopo che Harlan lo ha salvato dall'ira di Draka, e come questo lo abbia paradossalmente portato ad odiare ancora di più il suo nemico con cui sembrava essersi alleato ne "Il Re del mondo". Facciamo la conoscenza di Magopka, il vero "Re del mondo", che appare nelle visioni di Martin e che in realtà è una vecchia conoscenza. Arriviamo ad un nuovo confronto tra Harlan e suo padre, che da un lato porta ad una conclusione un po' troppo "comoda" (lo scontro del n.100 viene definitivamente archiviato, e il rapporto tra i due ritorna di fatto quello precedente la saga), ma che arricchisce e rende ancora più complessa la figura di Draka e le ripercussioni sul rapporto con il figlio. Tra le altre cose, Boselli pianta anche due semi che potrebbero dare frutti sorprendenti: lo "screzio" tra i due storici alleati Draka ed Erlik Khan, e la scoperta che Hyanis ha caratteristiche simili alle femmine della razza dei Maestri della Notte ed in più è fertile, oltre naturalmente all'innalzarsi del livello dello scontro tra Draka e Marsden.

La resa dei conti
Dampyr 102

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

La resa dei conti<br>Dampyr 102<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>
Tanta carne al fuoco, e come capita spesso, ciò porta ad una conclusione rapida, troppo repentina considerata la lunghezza della fase preparatoria. Boselli ci tiene poi a chiarire anche le cose lasciate in sospeso, ma le spiegazioni in questo caso appaiono superflue (come quando Foster, nell'ultima pagina, specifica che Erlik Khan è ancora vivo ma non si farà vedere tanto presto, togliendo ogni mistero sulla sua sorte e su un eventuale ritorno). Certamente i finali repentini sono un marchio di fabbrica di Dampyr - succede anche nel n.101, che pure ha un ritmo decisamente più blando - così come i flashback che coinvolgono personaggi realmente esistiti (in questo caso l'esploratore Sven Hedin) e aggiungono un altro tassello a quella affascinante operazione di "dampyrizzazione" della storia.
Anche in questo caso ottima la parte grafica affidata ad Alessandro Bocci, diventato ormai una delle colonne della testata, il cui parco disegnatori è uno dei migliori - se non il migliore in assoluto - di tutta la Sergio Bonelli Editore.


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