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C'era una svolta

il centesimo numero di Dampyr
Recensione di  |   | dampyr/


C'era una svolta
Dampyr 100, "Re del mondo, Il"


C'era una svolta

Scheda IT-DP-100

E' lapalissiano dirlo, ma un numero cento (come in generale tutti i numeri celebrativi) non può essere un numero come tutti gli altri. Al di là della semplice ricorrenza, in casa Bonelli c'è l'aggiunta dei colori, e la tradizione vuole che i numeri celebrativi abbiano in sé qualcosa di speciale, vuoi per una storia fuori dai canoni della serie (per attirare nuovi lettori o quelli vecchi persi per strada), vuoi per una storia che rappresenti uno snodo cruciale per la serie (e in questo caso sono i fan più fedeli i beneficiari del regalo).
Il n.100 di Dampyr, pur rientrando maggiormente nella seconda categoria, sfugge ad una classificazione così rigida.

la tradizione vuole che i numeri celebrativi abbiano in sé qualcosa di speciale, vuoi per una storia fuori dai canoni della serie, vuoi per una storia che rappresenti uno snodo cruciale per la serie

Signore e signori, il multiverso

Cominciamo col dire che "Il Re del mondo" non assomiglia lontanamente a nessuno dei 99 albi che lo hanno preceduto, e che l'impianto stesso della vicenda è funzionale ad ospitare una rassegna dei personaggi principali della serie senza la necessità di un rigoroso filo logico, in quanto il tutto potrebbe anche essere ricondotto ad una creazione onirica e quindi rimanere al di fuori delle linee narrative ufficiali, come successo ad esempio per il n.100 di Dylan Dog (con cui questo albo ha dei punti in comune).
Ma c'è da scommetterci che non sarà così, e per capirlo non è necessario leggere le anticipazioni e le interviste a Boselli, basta notare gli spunti che l'autore ha seminato nel corso della storia e che sicuramente sbocceranno in un futuro più o meno vicino. Inoltre la rilevanza di questo numero è evidente dal fatto che, anche se la fantasia dell'autore va a briglie sciolte, la storia non solo è rispettosa della continuity dampyriana, ma è anche coerente con tutti gli elementi visti finora nella serie (basti pensare al multiverso, più volte citato e che qui finalmente compare, o alla presenza di Edward Foster, che va a ricollegarsi con l'incontro tra il professore e Draka durante gli anni della Prima Guerra mondiale).

Harlan a pezzi
disegni di Stefano Andreucci, Dampyr n.100

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

Harlan a pezzi<br>disegni di Stefano Andreucci, Dampyr n.100<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>
Passando alla storia vera e propria, sembra quasi che Boselli abbia voluto mettere in questo numero cento tutto quello che è mancato (in alcuni casi verrebbe da dire "per fortuna") finora nella serie, e quindi ecco la sci-fi e il fantasy che non ti aspetti, la folle corsa nel multiverso, l'incontro melodrammatico tra Harlan e i suoi genitori, l'espediente inverosimile di trasformare in alleati i due nemici mortali Harlan e Martin De Vere, le sequenze quasi prive di dialoghi (questo è probabilmente l'albo di Dampyr meno "parlato"), la trama stessa che, pur presentando elementi importanti, è piuttosto sottile e viene infatti tirata per le lunghe (in particolare con la lunga sequenza fantasy in apertura).
sembra quasi che Boselli abbia voluto mettere in questo numero cento tutto quello che è mancato finora nella serie
Ma tutti questi elementi, anche quelli che possono comprensibilmente far storcere il naso, rientrano in una scelta precisa, perseguita fino alle estreme conseguenze. A un certo punto, nel turbinio di cambi di scena e di universi, Harlan pronuncia la frase "Non ci credo! Sembra un pessimo romanzo di fantascienza", con cui lo sceneggiatore, con una buona dose di autoironia, dà voce a quello che probabilmente stanno pensando molti lettori.

Una scelta spiazzante

Tra tutti i modi con cui si poteva celebrare il centesimo numero e si poteva dare una svolta ad alcune delle linee narrative della serie, Boselli ha scelto quello più spiazzante, tanto per i lettori tanto per i personaggi. Un centesimo numero senza Kurjak, Tesla e Caleb parte ad handicap, non foss'altro perché va contro ogni aspettativa, e la sua ambientazione così avulsa dalla realtà porta ad alcune forzature che possono essere accettate nell'ambito di questo numero, ma che nel contesto più generale della serie appaiono decisamente fuori luogo. E' il caso dell'improvvisa alleanza tra Harlan e il suo mortale nemico Martin De Vere, e dello scatto d'ira con cui Draka "disintegra" suo figlio al termine dell'albo. Anche se è ben chiaro lo stato d'animo del Maestro della Notte, esplicitato dalla sua ultima frase, la repentinità e l'anomalia che pervadono la scena sovrastano il pathos della scena in quanto tale.

L'incontro
disegni di Stefano Andreucci, Dampyr n.100

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

L'incontro<br>disegni di Stefano Andreucci, Dampyr n.100<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>
L'apertura del Multiverso è anch'essa una svolta non da poco: dopo aver visitato quasi tutto il globo terracqueo, per Harlan e soci si apre la possibilità di visitare anche altri mondi ed incontrare quei personaggi che finora abbiamo potuto vedere solo nei flashback o nelle pagine dei romanzi della Mac Laine (come Edward Foster e Sandy O'Sullivan).
D'altronde, che questo dovesse capitare prima o poi era una certezza: troppe volte si era fatto riferimento al multiverso, al "rifugio" di Draka e al possibile nascondiglio extra-terrestre di Edward Foster, Sandy O'Sullivan o Dolly MacLaine.
una storia che non rende pienamente giustizia alla complessità, alla profondità e alla qualità di scrittura vista finora nella serie
Il multiverso presenta possibilità non da poco, che potrebbero cambiare significativamente le caratteristiche della serie. In tal caso, questo numero cento rappresenterà una sorta di nuovo inizio, le cui conseguenze potranno essere conosciute a fondo solo nel lungo periodo. In caso contrario sarà un "one shot" spiazzante con momenti interessanti ma non certo immune da difetti.
In entrambi i casi è un numero che non rende pienamente giustizia ad una serie che finora si è caratterizzata per complessità, profondità e qualità di scrittura, tutti elementi che in questo numero sono sì presenti (un lettore occasionale non potrà fare a meno di notare la ricchezza narrativa di Dampyr) ma che escono sminuiti.

Stefano Andreucci trova un buon compromesso tra il suo solito tratto particolareggiato e ricco di contrasti, e una soluzione necessariamente diversa per consentire la colorazione da parte dello Studio Tenderini.
I colori riescono in questo caso a rendere effettivamente speciali le tavole di Andreucci senza però danneggiare o mortificare il lavoro del disegnatore. Gli "effetti speciali" della colorazione non mancheranno di soddisfare gli amanti del colore ma non faranno storcere il naso ai puristi del bianco e nero.

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