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Ghost made in Japan

incubi dal Sol Levante
Recensione di  |   | dampyr/


Ghost made in Japan
Dampyr 77-78 "Kwaidan"


Ghost made in Japan

Scheda IT-DP-77-78

Racconto dentro un racconto. Tutto è racchiuso dentro una storia che fa quasi da cornice. Il risultato è una strana avventura, molto intricata, poco paurosa (nonostante gli effetti) e con finale sereno.

Racconto dentro un racconto

La vita e l’infinita morte di Taira O-Yumi, nobile donna guerriera di una terra e di un tempo infinitamente lontano, sono l’alfa e l’omega. O-Yumi visse nel XII secolo ai tempi di Antoku, l’imperatore bambino, che divenne regnante all’età di un anno e morì quando ne aveva appena sette. Taira O-Yumi, splendente nella sua bellezza, non difettava neanche nelle virtù militari e nello shagei, l’arte dell’arco, divenne la più abile, al punto che nessun uomo di quelle terre poteva a lei compararsi. In Taira O-Yumi il dono della bellezza rappresentava adeguato confronto alla perizia con la quale, da cavallo, maneggiava l’arco saettando le frecce. La forza delle braccia e dell’animo le aveva donato un coraggio impetuoso da non farle temere gli uomini e neanche gli dei. Fu così che un giorno, un cavaliere mascherato, che altri non era che la bella arciera, attaccò i monaci che recavano in processione il mikoshi, il sacro tabernacolo che custodiva le ceneri e quindi le anime dei santi monaci e degli imperatori defunti. Fu sufficiente una freccia, che colpi il centro del tabernacolo, a compiere il sacrilegio. L’impotenza e lo sgomento si diffusero tra i monaci guerrieri del monastero del drago. Fu così che Taira O-Yumi e i suoi guerrieri, seguaci del clan Heike, assalirono il monastero che fu distrutto e alla fine incendiato. Soltanto Takezo, il custode del tempio, sopravvisse alla distruzione, ma l’odio disperato che nutriva nei confronti di O-Yumi era tale che lo trasformò e divenne tutt’uno con una delle entità malvagie che insidiavano il tempio, il mostruoso Tako, il demone-piovra che vive nel profondo del mare per divorare le anime dei morti annegati.
Passarono gli anni e le sorti della guerra cambiarono. Il clan di O-Yumi, il clan Heike, fu soprafatto nella guerra con il clan rivale degli Genji. Tutti i nobili, i guerrieri, l’imperatore bambino Antoku e la sua augusta madre, tentarono allora la fuga sulle navi, percorrendo il mare interno del Giappone. Ma di fronte alle coste di Dan-no-ura la flotta fu ripresa dalle navi nemiche. La battaglia navale che seguì fu asprissima e la disfatta appariva oramai certa per il clan Heike. Fu così che l’imperatrice madre, per non consegnare al
Boselli era stato in grado, nel passato, di regalarci magistrali situazioni di inquietante terrore. In questo fumetto invece tende a privilegiare l’azione rispetto alla suspence...
nemico il divino fanciullo, si gettò nel profondo del mare tenendo al seno il giovanissimo imperatore. E così fecero anche i più valoroso guerrieri, portando con loro, di forza, il nemico con cui stavano combattendo. E lo stesse fece l’orgogliosa O-Yumi, non prima, però, di aver lanciato la terribile maledizione, contro se stessa, di non trovare pace neanche nella morte, non prima almeno di aver ripagato il debito di sangue con il nemico. Ma, per una tragedia del destino o per volontà degli dei, nel profondo del mare O-Yumi non trovò una pietosa morte, bensì l’incontro con Tako, il demone piovra, in cui sopravviveva l’odio di Takezo, suo furioso nemico.

Dall’odio opposto nacque una incomprensibile unione: O-Yumi divenne la succube del demone-piovra, le due larve rimasero indissolubilmente avviluppate in una mostruoso rapporto di odio e di innaturale passione.
Fino a quando, qualche secolo dopo, O-Yumi (divenuta Yumi) salva, dalle ferite, dal freddo e dal congelamento un samurai ferito, il nobile Ishiyama Saemon, il quale a sua volta possiede una katana incantata in cui vive un kami, uno spirito benefico. Yumi si innamora del samurai e forse il samurai muore in una lotta impossibile contro il demone-piovra.
Ma l’amore continua nel corso dei secoli e Saemon ritornerà sulla terre in altre reincarnazioni: quella di Tosushai Sharaku, pittore di geishe vissuto nel Settecento, quella di Hitane Yurobei, scrittore ottocentesco autore di kwaidan, storie di fantasmi e infine in quella di Kenshin, killer della Yakuza. L’incontro di Kenshin con Harlan rappresenta l’inizio dell’avventura che si conclude, nell’arco di due numeri ricchi di effetti e di effettacci, con il gioioso amore tra il redento gangster e l’inquietante Yumi, reincarnatasi in una bella e solare pescatrice giapponese.

La tavola di apertura
disegni di Nicola Genzianella

(c) 2006 SBE

La tavola di apertura<br>disegni di Nicola Genzianella<br><i>(c) 2006 SBE</i>

Da Venezia al Giappone

Mignacco, sceneggiatore del precedente “La spada senza tempo” (n. 76) porge con affanno ma con discrezione il testimone a Boselli, che si trova nella piena libertà creativa di poter affrescare una storia attingendo da un patrimonio culturale, letterario e storico immenso e poco conosciuto al lettore medio italiano. Medesima possibilità ha, dal punto di vista iconografico, il disegnatore della storia, Nicola Genzianella.
Appare evidente in tutto il lavoro l’accurata opera di documentazione da parte del soggettista. Il fatto che ciò, dietro le righe, risalti più del lecito non è, però, elemento positivo in quanto rappresenta un cedimento a un poco apprezzabile esibizionismo didascalico. Boselli elabora dunque una storia estremamente intricata, complicata dai (soliti) paradossi temporali e dai destini alternativi. La narrazione è inoltre appesantita dall’affanno di trasmettere al lettore una certo quantitativo di elementi di cultura (in particolare orrorifico-fantastica) giapponese.
Il Giappone dei fantasmi e dei mostriciattoli tradizionali che viene fuori sembra però quello di un film di Tarantino girato con Romero e ispirato a “La Tigre e il Dragone”.
Restano fuori da questa fusione, e non ci si può non rammaricare, le influenze di autentico, sottile orrore, di cui è capostipite l’infelice Sadako, la bambina diabolica dei vari Ringu e Ring. Insomma rimane esclusa, a livello di ascendente, tutta la recente inquietante cinematografia nipponico-orientale rappresentata oltre che da Ringu dagli epigoni come Ju-on, Phone, The Call ecc.
È un vero peccato in quanto proprio un autore come Boselli era stato in grado, nel passato, come nessun altro, di regalarci magistrali situazioni di inquietante terrore. In questo fumetto invece tende a privilegiare l’azione rispetto alla suspence, annoiandoci come nella sequenza del “castello dei mille soli” in cui mostri, samurai e mostriciattoli si ripresentano senza sosta come nel più banale dei “Dungeons and dragons”.

La sensuale Yumi
disegni di Nicola Genzianella

(c) 2006 SBE

La sensuale Yumi<br>disegni di Nicola Genzianella<br><i>(c) 2006 SBE</i>

I disegni e la copertina

Si diceva prima che il disegnatore, Nicola Genzianella, aveva la possibilità di accedere a un ampio patrimonio iconografico. In alcuni casi si è avvalso pienamente di tale possibilità. Prendiamo ad esempio la tavola d’apertura. La prima vignetta sembra proprio una stampa giapponese, per i toni, per il taglio e il gusto dell’inquadratura. La riproduzione è veramente suggestiva, con toni drammatici e nello stesso tempo molto delicati. Splendida anche la riproduzione che fa del “castello dei mille soli” a pag. 39 del n. 78, ove le luci sgorgano dai neri profondi. Genzianella è un autore che sa lavorare molto bene con le chine, in particolare quando raffigura paesaggi e prospettive. Ma anche nei ritratti in primo piano ottiene splendidi risultati. Il tratto appare invece un po’ frettoloso e impreciso nei disegni delle figure riprese in momenti non cruciali dell’albo. Ad ogni modo ci regala una stupenda Yumi, particolarmente sensuale nella tavola di pag. 75 del n. 77.

La copertine del solito Enea Riboldi, per quanto sempre gradevoli, non suscitano particolare fascino né suggestione. Efficace comunque la raffigurazione dei “gaki” nella copertina del n. 78.

Dampyr n.77-78 - Sergio Bonelli Editore, mensile, in edicola, 98 pagine, brossurato – € 2,50

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