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Il vento racconta di Mad Hattie e di suo figlio

Cosa succede quando al folklore celtico si aggiunge un Dampyr?
Recensione di  |   | dampyr/


Il vento racconta di Mad Hattie e di suo figlio
Dampyr 73 "Mistero di Loch Torridon, Il"


Scheda IT-DP-73

Le leggende popolari scozzesi sono ricche di fate, gnomi, folletti, lande brumose, luoghi affascinanti e inquietanti allo stesso tempo. E le leggende vengono tramandate grazie ai racconti di vecchi cantastorie, al chiuso di locande fumose, tra boccali di birra e canti popolari. Non sono clichè, ma l'indispensabile cornice per una storia di questo genere. E questo "Il mistero di Loch Torridon", a partire dal titolo, è un omaggio a un folklore che è costante fonte di ispirazione, spesso non citata, per libri, film e fumetti.

E infatti tutta la storia è narrata proprio da un vecchio cantastorie all'interno di una delle locande di cui sopra, e quando il lettore si aspetta di veder irrompere il Dampyr sulla scena, il Dampyr irrompe ma proprio all'interno della favola, leggenda tra le leggende. Nel corso della storia questo aspetto metanarrativo si perde strada facendo, per poi tornare nell'epilogo, in favore di una narrazione più tradizionale.

Il pozzo dei desideri
disegni di Luca Rossi

(c) 2006 SBE

Il pozzo dei desideri<br>disegni di Luca Rossi<br><i>(c) 2006 SBE</i>

"Il mistero di Loch Torridon" rappresenta uno di quei casi in cui è arduo distinguere il giudizio sui testi da quello sui disegni, tanto i due elementi sono coesi e inscindibili, riuscendo a portare valore aggiunto l'uno all'altro. La storia è alquanto piacevole, scritta in maniera efficace e con un grande senso della suspence, ma non può essere considerata un capolavoro. I disegni di Luca Rossi sono come sempre un mondo affascinante in cui immergersi, in cui i personaggi sembrano muoversi e mutare forma sotto gli occhi del lettore, ma questa non può essere considerata la miglior prova del disegnatore. Eppure questi due aspetti si consolidano a vicenda, dando vita a una fusione pressochè perfetta che fa passare in secondo piano la prolissità dei personaggi, l'insistita presenza di spiegazioni razionali e un finale forse eccessivamente consolatorio. Sono altri invece gli aspetti che vale la pena sottolineare. In primo luogo la voglia dello sceneggiatore di uscire da quei clichè (che più volte abbiamo evidenziato in queste pagine) che spesso hanno caratterizzato gli incipit delle storie. L'espediente del vecchio cantastorie è, in questo senso, ottimale. Interessante, anche se viene lasciato ad un livello non troppo approfondito, il rapporto tra Harlan e il piccolo Stuart, in cui il Dampyr rivede se stesso da bambino. Senza Tesla e Kurjak, senza riferimenti a nessun ramo della intricata continuity, e quindi assolutamente libero di raccontare semplicemente una bella storia, proprio come il cantastorie Duncan McGillivray, Boselli confeziona quello che in gergo si chiama fill-in, termine che in questo caso non intende avere nessun connotato dispregiativo. Il superficiale pubblico di Duncan nell'epilogo non è soddisfatto della storia, ma forse solo un modo con cui l'autore ha voluto esorcizzare il giudizio dei lettori, perchè i motivi per essere soddisfatti ci sono tutti. "Il mistero di Loch Torridon", Dampyr 73, Sergio Bonelli Editore, 94 pag. b/n, brossurato, aprile 2006, €2,5

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Scheda IT-DP-73

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