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I magnifici tre

Una pacifica comunità è minacciata dai seguaci di Thorke
Recensione di  |   | dampyr/


I magnifici tre
Dampyr 71 "I massacratori delle Ande"


I magnifici tre

Scheda IT-DP-71

Un paesino sperduto tra le Ande, una comunità pacifica minacciata da un giudice corrotto e da creature mostruose. Dei giustizieri venuti da lontano intervengono per proteggere gli indifesi abitanti.

Il canovaccio è quello di una classica storia western, e anche lo svolgimento presenta una lunga serie di situazioni narrative tradizionali del genere. Ma non si tratta di una mancanza di originalità quanto di una voluta ricerca del topos facilmente riconoscibile dagli amanti del western (l'addestramento dei pacifici abitanti di Huasimayo, la diffidenza degli stessi abitanti verso i 'gringos', la presenza di un personaggio dal passato tormentato che cercava solo un posto in cui nascondersi, la cattura dei nostri eroi da parte dei poliziotti corrotti, seguita dalla inevitabile quanto fragorosa evasione), il tutto all'interno di una sceneggiatura che riesce a tenersi bene in bilico tra le atmosfere western (enfatizzate bene dai disegni evocativi e funzionali di un Dotti particolarmente ispirato) e quelle horror più tradizionalmente dampyriane.

A cavallo tra i generi

Faggella, che aveva esordito con una storia di grande portata drammatica come 'Danza con la morte', con un messaggio di fondo che racchiudeva il senso dell'intero albo, in questo caso elabora una trama d'azione senza fronzoli e si dimostra all'altezza del compito di affiancare Boselli, pur non riuscendo ad evitare alcune sensazioni di 'già visto' man mano che la vicenda prosegue e arriva al suo inevitabile epilogo.

I massacratori
disegni di Maurizio Dotti

(c) 2006 SBE

I massacratori<br>disegni di Maurizio Dotti<br><i>(c) 2006 SBE</i>

Lo sceneggiatore se la cava bene non solo nell'amalgamare le varie linee narrative e temporali (anche se il flashback d'apertura è probabilmente troppo lungo rispetto alla sua reale funzione, che è quella di mostrare l'imprigionamento nella miniera degli uomini di don Augusto), ma anche nel gestire i rapporti tra i tre protagonisti, che in più di un'occasione, in passato, si sono limitati a qualche scambio di battute 'da duri', che non portavano da nessuna parte. Neanche in questo caso ci sono particolari guizzi, ma la caratterizzazione in particolare di Tesla e Kurjak e del loro rapporto, sebbene tutto ruoti attorno alla missione da portare a termine.

Si è già detto dei disegni di Dotti. Il suo tratto è meno appariscente rispetto a quello di altri disegnatori della testata, ma i suoi disegni riescono ad interpretare in maniera esemplare storie di questo tipo, con uno stile omogeneo e pulito. La copertina di Enea Riboldi punta tutto sull'effetto del colore dello sfondo e sulla figura di Harlan che rappresenta l'angolo alto di una composizione triangolare, teoricamente perfetta, ma in pratica troppo piatta per risultare realmente d'impatto.

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