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Il Rosso e il Verde


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Hulk

A ben guardare, non vi è nulla di originale nel personaggio di Hulk: il tema del doppio, del lato oscuro che è dentro di noi, aveva le sue radici nella letteratura dell’Ottocento. "Jeckyll & Hyde", ma anche "Dorian Gray", o il "William Wilson" di Edgar Allan Poe. Oltre a ciò, il fascino di questi illustri predecessori è proprio nel loro perverso eccesso, nella loro cattiveria estrema, nel male incarnato che rappresentano. E invece, per una ovvia convenzione fumettistica, Hulk è comunque uno dei buoni. E anche questo, non è tanto facile da accettare: un mostro verde praticamente privo di raziocinio, non può avere molto senso morale da distinguere da che parte stare... La scelta di campo può solo essere occasionale, l’adesione al cosiddetto bene, quello degli eroi, accidentale. E difatti, Hulk è spesso una minaccia per i suoi stessi compagni. Il gigante di giada, dunque, si trova ad essere molto più solido come icona che come possibilità narrativa: come personaggio è grandioso, spettacolare, enorme; come storie è ripetitivo e scomodo da gestire. Anche perché, diamine, è completamente stupido. Il suo alter ego no, è intelligente nella misura del genio, ma ovviamente noi non vediamo l’ora che appaia il mostro, dello scienziato ce ne facciamo poco; solo che quando il mostro appare, non brilla per eloquio. E si sa che la fortuna di moltissimi personaggi Marvel è data dalle brillanti battute pronunciate durante i combattimenti più violenti. Ma Hulk non parla. Hulk spacca.
E alla lunga spacca i maroni.

Hulk
Hulk spacca. Ma alla lunga spacca i maroni...

(c) Marvel Comics

Hulk<br>Hulk spacca. Ma alla lunga spacca i maroni...<br><i>(c) Marvel Comics</i>

Tutto questo prima di Peter David. Poi c’è Peter David, e le cose cambiano, parecchio. Nuova vita per il gigante di giada che, superata Mary Shelley, abbraccia Sigmund Freud e ricompone la sua schizofrenia. E allo stesso tempo la moltiplica. David sembra credere che se David Bruce Banner può essere due, cioè lui e il mostro verde che è in lui, allora può essere anche altri. Ed ecco che abbiamo Joe Fixit, l’Hulk grigio, furbo e cattivo, o l’Hulk intelligente ma senza il noioso scienziato. Il motivo, già l’abbiamo spiegato: alla lunga un Hulk stupido annoia e si aggira sempre nelle medesime situazioni narrative, e anche farne un road-comic, visto che Banner deve sempre vivere in fuga e sulla strada, non è particolarmente stimolante per la serialità. E Peter David dunque trova il motivo narrativo per non sottostare a questa limitazione. E ci regala uno dei più bei fumetti Marvel di sempre (in Italia soprattutto su "Devil & Hulk Marvel Italia"). Peter David scriverà Hulk meglio di Stan Lee. Battute, ironia e umorismo dei più sottili per un personaggio estremo, che più si arrabbia più diventa forte, senza limiti. E la capacità di toccare argomenti davvero mai sondati sui fumetti, men che meno su Hulk: la pena di morte, la morte per aids, il senso di colpa... Ovviamente, finito Peter David, finirà anche la stagione d’oro del personaggio, che tornerà ad essere solo un traino per la vendita di pupazzetti. Tant’è che il più maturo Hulk che si è letto dopo David è quello degli "Ultimates" di Millar...


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