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Non c'è Capitan America senza Steve Rogers?

Cap, morte di un eroe
Recensione di A.Capasso |   | comics/


Non c'è Capitan America senza Steve Rogers?
 


Non c'è Capitan America senza Steve Rogers?

Scheda

Figlio di Joe Simon e Jack Kirby, scongelato e adottato nel 1963 da Stan Lee, Capitan America muore nel 2007 per mano di Ed Brubaker e Steve Epting su Captain America 25.

Ammanettato e in procinto di essere processato, viene ferito mortalmente da un comune e anonimo proiettile sparato tra la folla. A Jeph Loeb, famoso per la tendenza a tingere le tavole e le trame dei suoi racconti con elementi monocromatici (Spiderman: Blue, Devil: Yellow, Hulk: Grey), spetta l'onore e l'onere di celebrare il funerale del capitano sceneggiando una storia vestita dei colori del lutto.
Nero è il costume dell'Uomo Ragno.
Nero è il cielo notturno che sovrasta New York, avvolgendola nelle sue tenebre.
Nero è l'oceano dalle cui profondità emergono mostri come ricordi dall'inconscio.
E nero è l'animo dei protagonisti che devono affrontare la perdita di un uomo che era ispirazione e guida per il coacervo variegato di uomini mascherati, i quali, svolazzando, fluttuando, levitando a mezz'aria, riempiono di meraviglia le strade della fittizia Grande Mela fumettistica.

Capitan America è morto
disegni di Romita Jr

(c) 2008 Panini Comics

Capitan America è morto<br>disegni di Romita Jr<br><i>(c) 2008 Panini Comics</i>

Cap rappresenta per il Marvel Universe quello che Superman è per il DC Universe. Indossa i colori della bandiera americana, è modello di perfettibilità al quale ispirarsi, la sua morale non è discutibile. La differenza sostanziale tra i due è sita nella loro

Gli eroi hanno dimenticato i loro obiettivi inscenando una guerra civile dalle conseguenze catastrofiche e snaturando irrimediabilmente l'essenza del loro ruolo
umanità: Superman è più super che uomo, Cap è - nella accezione metaumana del termine - tanto uomo, poco super. Incapace di volare, sprovvisto di invulnerabilità, le sue doti sono una forza al di sopra della norma, notevole agilità e avanzate capacità logico-tattiche. Unico accessorio concessogli uno scudo a prova di futuristici proiettili. Forse il carisma che Cap esercita sugli altri eroi trae linfa dal connubio di fragilità umana e forza interiore, dalla capacità di sfruttare come potenzialità, e non come ostacoli, i propri limiti.

Fallen Son: the Death of Capitan America è una miniserie in cinque numeri, ognuno dei quali ripercorre una delle cinque fasi dell'elaborazione del lutto, attribuendola a un personaggio chiave della fauna supereroica statunitense.
Il diniego spinge Wolverine a ricercare una verità inesistente, ultimo barlume d'illusione al quale appigliarsi invano.
I Vendicatori (potenti e nuovi) sono vittime di rabbia e rancore, che riversano a caso su avversari e alleati.
Occhio di Falco vive il patteggiamento, cercando un compromesso tra passato e futuro.
Il senso di colpa spinge l'Uomo Ragno ad annegare nella depressione.
Nell'epilogo è IronMan che, seppellendo con lacrime agli occhi parse ai suoi oppositori secrete dalla ghiandola dell'ipocrisia, incorre nell'accettazione dell'inevitabilità dell'accaduto: Capitan America è morto.

Alle matite cinque firme garanzia per i fan dai gusti sofisticati. Lo stile lineare e non convenzionale di Leinil Yu, le pose statuarie di Ed Mc Guinness, il tratto elegante di Romita Jr, la dinamicità e i plasticismi di David Finch, lo storytelling fotografico di John Cassaday si incastrano in un variegato e suggestivo mosaico di efficacia visiva.

Devil riflette
disegni di L.Yu e E.McGuinness

(c) 2008 Panini Comics

Devil riflette<br>disegni di L.Yu e E.McGuinness<br><i>(c) 2008 Panini Comics</i>

Per il tema tanatologico Loeb si è apertamente ispirato al modello a cinque fasi della Kübler-Ross (o comunque a una sua revisione attuale), modello che presenta un percorso non costituito da rigidi stadi, ma da flessibili fasi che possono alternarsi e ripresentarsi più volte, magari anche sovrapposte. Eppure ogni eroe sembra vivere una fase senza attraversare le altre; sembra quasi impersonare la fase, anziché viverla. Una rilettura della miniserie nel suo insieme motiva quello che poteva sembrare un difetto di caratterizzazione psicologica dei personaggi:

In giro per la rete


Panini Comics
sito ufficiale della casa editrice
Civil War
sito della saga
Fallen Son è costruita come una storia corale nella quale non è il singolo ad affrontare il dolore della perdita ma è l'intero organico dei supereroi - come una sorta di entità olistica che racchiude in sé il concetto archetipico dell'eroe - a metabolizzare il lutto.
Se poi l'accettazione è avvenuta o meno saranno le storie future a narrarcelo. Il silenzio e uno sguardo perso nel vuoto sono l'unica risposta di Tony Stark all'affermazione di Wasp
“Finisce un'era e ne comincia un'altra…Dobbiamo accettarlo, vero Tony? Vero?”
Silenzio-assenso o rimorso? Accettare che Capitan America sia morto assassinato, con le manette ai polsi e in procinto di un processo giudiziario, significa anche accettare che l'America non si riconosce più nell'idealismo da lui incarnato. O che non può più nascondersi dietro quegli ideali ostentati ma mai attuati.
In passato, quando Capitan America ha appeso maschera e scudo al chiodo perché sentiva di tradire gli ideali che rappresentava, il governo ha tentato di propinare al suo popolo surrogati di eroe patriottico in più occasioni rivelatesi fallimentari. Gli eventi hanno sempre indotto Steve Rogers a tornare a combattere in difesa del fantomatico e venato di eccessi di nazionalismo american dream, quasi fosse l'unico in grado di farlo. Ma negli ultimi tempi il sogno sembra essersi estinto. O forse è cambiato. Gli eroi hanno dimenticato i loro obiettivi inscenando una guerra civile dalle conseguenze catastrofiche e snaturando irrimediabilmente l'essenza del loro ruolo.

Il funerale e il ricordo
disegni di John Cassaday

(c) 2008 Panini Comics

Il funerale e il ricordo<br>disegni di John Cassaday<br><i>(c) 2008 Panini Comics</i>

Il popolo americano ha scelto il sentiero delle norme coercitive, degli atti di registrazione dei supereroi e delle guerre preventive. La sicurezza al primo posto. Anche prima della libertà. Anche prima della pace. La scelta di un doppio funerale potrebbe essere un tentativo da parte di Tony di scissione del binomio Steve-Capitano. Al primo viene concessa la pace eterna nelle profondità oceaniche, al secondo l'immortalità attraverso il ricordo. O il ritorno, visto che altri potrebbero tornare a indossare i colori della bandiera a stelle e strisce.
Lo spunto di riflessione suggerito da questa storia di lutto potrebbe essere celatamente racchiuso nelle parole-rivelazione del redivivo Occhio di Falco, arciere infallibile che nonostante i recenti vagabondaggi alla ricerca di un senso, o almeno una posizione, in un mondo che lo crede morto, sembra aver trovato almeno una certezza: “Non c'è Capitan America senza Steve Rogers”.
Certezza che per tanti altri assume la forma del dubbio. E' morto il capitano o è morto Steve Rogers? E' morto il sogno o l'uomo che lo impersonifica? Qualcuno potrebbe prendere il suo posto? E cosa rappresenterebbe il nuovo Capitan America? Forse solo un palliativo per la coscienza collettiva.

Tuttavia il dubbio apre nel muro dell'incertezza uno spiraglio per la speranza. In un universo nel quale massicce esposizioni a radiazioni e avvelenamenti da scorie tossiche, anziché uccidere lentamente, possono accrescere esponenzialmente la forza fisica, potenziare i sensi oltre il limite umano, donare abilità che soggiogano le più basilari leggi fisiche, morire appare allo stesso tempo routine e paradosso. La routine sta nella frequenza dei decessi di portata epica. Il paradosso è dato dalla reversibilità del processo, visto che molti dei più famosi eroi sono stati vittima dell'oscura mietitrice, ma hanno trovato un escamotage per tornare. IronMan e i Fantastic Four rinacquero tornando dal Rinasciverso; Spiderman ha accettato come alternativa alla morte l'evoluzione, emergendo dalle sue spoglie lacerate; Occhio di Falco ha dovuto aspettare una alterazione delle variabili probabilistiche della realtà ad opera dell'improbabile “magia caotica” di Scarlet. Lo stesso Capitan America è già morto almeno un paio volte. Ritorni surreali per attirare le masse. Gli habitué del genere supereroico non resteranno eccessivamente sorpresi se un giorno Steve tornasse ad indossare la calzamaglia rosso-blu. Scelta narrativa che, ancora una volta, dissimulerebbe con buoni propositi l'intento meno nobile - ma coerente all'american way - di incrementare le vendite. Capitan America: morte di un eroe, di Jeph Loeb (testi) e AA. VV. (disegni) - miniserie in 3 volumi da 50 pp, colore - 3,00 euro, in fumetteria - Dicembre 2007 - Febbraio 2008

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