Salta direttamente al contenuto

65 di questi Classici

una analisi della serie
Recensione di  |   | classic/


65 di questi Classici
I Classici del Fumetto di Repubblica Serie Oro 1-65


65 di questi Classici


Pagina 1 *
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4
Con l'uscita numero 65, Mister No, si è conclusa la lunga avventura dei "Classici Serie Oro" di Repubblica e Panini Comics, che ha seguito di circa un anno la precedente serie "I Classici del fumetto di Repubblica". Due serie che dal 25 febbraio 2003, quasi ininterrottamente, hanno portato in edicola grandi classici, rarità e fumetti popolari per un totale di 125 uscite. Un evento davvero speciale che ha riportato l'attenzione sul fumetto e ha dato a un pubblico vastissimo la possibilità di leggere grandi capolavori del fumetto a un prezzo popolare altrimenti impossibile, come era già successo per i grandi classici della letteratura o del cinema. Come sempre accade per ogni iniziativa del genere, anche se meritoria, non sono mancate critiche riguardanti più o meno tutti gli aspetti dell'operazione, dal formato alla selezione delle opere, dalle scelte artistiche alla definizione stessa di 'classico'. Cerchiamo di fare ordine, analizzando separatamente tutte le caratteristiche dei Classici serie oro.

Una questione di forma(to)

Il primo problema che si è presentato ai curatori dell'iniziativa è stato quasi sicuramente quello del formato. Perché di titoli da pubblicare, di autori da celebrare ce ne sono a centinaia, e di lettori, tra fedelissimi e occasionali, se ne trovano a sufficienza. Ma il formato giusto no. Il formato giusto non esiste. E' impossibile trovare un formato che si adatti ugualmente bene ai bonelliani come ai comics, ai manga come ai pocket, a meno di rimontare le tavole. E quest'ultima scelta per fortuna non è stata presa in considerazione. Per la prima serie di Classici, era stato scelto un formato simil-bonelliano, di 15x21 centimetri, dimensioni che rendevano i volumi simili a libri, e che forse per questo motivo era ritenuto più elegante. Un formato che ha conosciuto una certa fortuna anche in seguito, visto che è stato scelto dalla stessa Panini per la Ken Parker Collection e dall'Eura per i nuovi Giganti dell'Avventura.

In giro per la rete

L'elenco delle uscite

In realtà questo formato era tanto pratico ed elegante all'esterno quanto inadatto e fastidioso all'interno. I bonelliani e i bonellidi, ovvero quelli più simili per dimensioni al formato scelto, sono stati ridotti di formato, sia pure di poco, ma sorte peggiore è toccata ai fumetti nati con caratteristiche diverse, come Corto Maltese o i comics americani, e il formato ha causato anche l'impossibilità pratica di pubblicare determinate opere. In pratica gli unici fumetti a non soffrire sono stati i pocket come Diabolik o le strisce come Sturmtruppen.

Diabolik nella prima serie di Classici
Classici del Fumetto di Repubblica

(c) Astorina

Diabolik nella prima serie di Classici<br>Classici del Fumetto di Repubblica<br><i>(c) Astorina</i>

Diabolik Serie Oro
Classici del fumetto di Repubblica Serie Oro

(c) Astorina

Diabolik Serie Oro<br>Classici del fumetto di Repubblica Serie Oro<br><i>(c) Astorina</i>

Per la seconda serie, non a caso denominata Serie Oro, si è per fortuna verificato un cambio radicale. Si è scelto un formato 18x26, a metà strada fra il comic-book e gli albi giganti bonelliani, e una confezione di lusso, fatta per spiccare e attirare l'attenzione nelle edicole, e comprensiva di carta lucida adatta ad ospitare bene il colore.

Il formato scelto si è dimostrato senza dubbio migliore del precedente, ma non perfetto.
Questo formato si è dimostrato senza alcun dubbio molto più adatto (anche se purtroppo, ad oggi, non ha fatto gli stessi proseliti del precedente, forse anche per ragioni pratiche), ma non certo perfetto. Se i bonelliani e i comics hanno avuto una resa molto buona, lo stesso non può dirsi dei pocket. Le due strisce per pagina dei vari Diabolik, Alan Ford e Kriminal mal si adattano ad un formato così grande, e se da un lato i disegni (specialmente quelli di Magnus) risultano particolarmente valorizzati, dall'altro le pagine appaiono quasi spoglie. Per motivi opposti, i fumetti di grande formato per entrare nei 18x26 centimetri hanno subito delle riduzioni che spesso ne hanno danneggiato la resa finale, come nel caso di Blueberry. D'altronde, vista l'impossibilità di presentare ogni volume nel formato più consono, è stata scelta la soluzione meno dannosa, una via di mezzo che ha conciliato l'estetica, la praticità e la leggibilità, ma che soprattutto ha portato il fumetto ad occupare uno spazio di grande visibilità nelle edicole.


Pag.1/4 :: Continua nella pagina successiva

Condividi questa pagina...