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Maus, racconto di un sopravvissuto


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Perché topi?

Il primo impatto con il libro è sconcertante proprio perché i personaggi sono tutti animali: gli Ebrei sono topi, i Polacchi sono maiali, i Tedeschi sono gatti, i Francesi sono rane… Gli animali sono evidentemente umanizzati ma mantengono sempre le loro caratteristiche: talvolta dai pantaloni fa persino capolino la coda, che in genere è la prima cosa a sparire. Questa stranezza assume un carattere decisamente inquietante quando ci si accorge di quanto sia serio l’argomento di questo fumetto, di quanto sia diverso dalle storie con animali protagonisti che siamo abituati a leggere: disturba che un argomento così terribile sia trattato in questo modo, dato che sembra quasi irrispettoso mostrare le vittime della barbarie nazista come dei topi. Spiegelman punta proprio su questo, vuole spiazzare ed interessare il lettore, ma non è assolutamente sua intenzione umiliare o irridere suo padre e i sopravvissuti. In realtà dietro a questa scelta folle e geniale c’è una raffinatissima serie di rimandi che soltanto chi sia in possesso di una solida cultura fumettistica e letteraria può capire appieno.

Mickey Mouse è il più miserevole ideale mai esistito… I sentimenti salutari dicono ad ogni giovane indipendente e a ogni persona dignitosa che il parassita sporco e immondo, il peggiore portatore di malattie del regno animale, non può essere il tipo ideale di animale… Basta con la brutalizzazione giudaica della gente! Abbasso Mickey Mouse! Indossate la svastica!
da un articolo di giornale, Pomerania, Germania, a metà degli anni Trenta

In primo luogo, Spiegelman intende dunque rifarsi al linguaggio del Nazismo stesso e costruire sui simboli di cui esso si serviva una graffiante base per la sua opera. Lo stesso Hitler, nei passi più deliranti del suo "Mein Kampf", chiamava gli Ebrei con sommo disprezzo “ratti” e dichiarava che il popolo tedesco era “il nemico naturale di questa orrenda infestazione”. Spiegelman, in un’intervista, afferma: “I simboli che uso per le diverse nazionalità in questo libro non sono i miei. Li ho presi in prestito dai Tedeschi (…) Il vero soggetto del libro è l’uguaglianza tra gli esseri umani. E’ una follia separare nettamente le cose con demarcazioni di carattere nazionale o razziale”.

Gli Ebrei topi

(c) aventi diritto

Gli Ebrei topi<br><i>(c) aventi diritto</i>

Uno degli obiettivi principali dell’autore è dunque mostrare in modo immediato e violento tutta l’assurdità del razzismo hitleriano, che ha portato ogni gruppo nazionale o etnico a comportarsi come una specie a se stante. In termini concreti, aveva fatto sì che ogni Tedesco si sentisse in dovere di dare la caccia, torturare ed uccidere gli Ebrei, esattamente come un gatto fa per istinto con un topo.

L’assurdità di queste teorie ha dunque spinto gli uomini, vittime e carnefici, sul fondo di ogni degradazione, li ha resi davvero bestie. Tutti i popoli sono stati coinvolti in questo colossale abbrutimento: i Polacchi, che pare siano stati davvero particolarmenti crudeli con i prigionieri ed abbiano approfittato del Nazismo per mostrare tutto il loro brutale antisemitismo, diventano maiali. La risposta alla più celebre domanda di Primo Levi, se è possibile che questi siano davvero uomini, ci viene data da Spiegelman nella prima vignetta della sua opera.

"Se questo è un uomo" è stato scritto da Primo Levi fra il dicembre del 1945 e il gennaio del 1947, dopo il suo ritorno dal campo di concentramento di Auschwitz, dove l’autore era stato rinchiuso dalla fine del 1943. Pubblicato per la prima volta nel 1947, il romanzo, dopo un iniziale insuccesso, è divenuto un bestseller editoriale pubblicato e ristampato in tutto il mondo.

Il secondo riferimento è ai fumetti popolari metropolitani, di cui Spiegelman è esperto e studioso. L’eterno duello fra l’astuto topo ed il prepotente gatto era una delle scene ricorrenti di questo filone di letteratura disegnata. Questo continuo riferimento ad un fumetto “più consueto” vuole forse ricordare al ricevente che sta leggendo appunto solo un fumetto, e che quello che ha tra le mani è solo una pallida rappresentazione cartacea dell’orrore vero, quello che uomini veri (e non topi da fumetto) hanno vissuto sulla loro pelle.

Il terzo riferimento deriva da un’acuta riflessione sulla figura del topo nell’immaginario collettivo. Il topo visto da solo è Mickey Mouse: un animaletto simpatico, carino, furbetto e in grado di cavarsela in qualunque situazione; l’astuto e intraprendente Vladek è forse una specie di versione tragica di Topolino. Se osservati nella loro esistenza massificata invece i topi diventano un’orda orrenda, da film horror, in cui non è possibile scorgere alcuna individualità. Ed è forse in quest’ottica che si può leggere la denuncia più forte del libro: contro i carnefici, che pensavano di sterminare gli Ebrei come una massa di non-uomini, ma forse anche contro le vittime, incapaci di difendere la propria libertà e la propria dignità di esseri umani.


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