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Il "Corrierino" nella storia del fumetto italiano


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Il dopoguerra del Corrierino

Fu nel dopoguerra che il Corriere dei Piccoli entrò in crisi. In parte pagò il coinvolgimento della testata maggiore, il "Corriere della Sera", nel regime fascista. Ma la ragione della crisi proveniva dagli anni Trenta, da quando erano arrivati in Italia gli eroi americani (Flash Gordon, Cino e Franco, Mandrake ecc.) che venivano pubblicati finalmente senza le novelline rimate. Il vecchio Corriere dei Piccoli continuò invece a vivacchiare ancora nel dopoguerra, puntando sui sempre validi Signor Bonaventura e Bibì e Bibò e il Capitan Cocoricò. Continuavano ad essere pubblicati racconti e romanzi a puntate. Molto accattivanti erano le belle figurine a tema da incollare su cartoncino e ritagliare, per essere poi utilizzate come economici soldatini. Ma tutto questo era troppo poco per rinverdire i fasti dell'anteguerra. La svolta si ebbe nel 1961, quando il nuovo direttore, Guglielmo Zucconi, cambio la veste grafica del "supplemento settimanale del Corriere della Sera". Pur mantenendo il formato tradizionale la copertina divenne più accattivante. Le vignette con le rime vennero del tutto abbandonate e i contenuti furono rivolti a un pubblico meno infantile.

Ugo Pratt (ancora senza H) illustra le avventure di Ercole su testi di Vezio Melegari
Corriere dei Piccoli del 19 settembre 1965

(c) 1965, Corriere della Sera

Ugo Pratt (ancora senza H) illustra le avventure di Ercole su testi di Vezio Melegari<br>Corriere dei Piccoli del 19 settembre 1965<br><i>(c) 1965, Corriere della Sera</i>

Cominciarono a fare capolino i primi grandi autori come Hugo Pratt e Grazia Nidasio.

Grazia Nidasio illustra "Il dottor Oss"
particolare della copertina del Corriere dei Piccoli del 24 aprile 1966

(c) 1966, Corriere della Sera

Grazia Nidasio illustra "Il dottor Oss" <br>particolare della copertina del Corriere dei Piccoli del 24 aprile 1966<br><i>(c) 1966, Corriere della Sera</i>

Molti fumetti vengono invece importati da oltralpe. Una pagina, di color rosa come le pagine della "Gazzetta dello Sport", viene assegnata allo sport (Corrierino Sport). Molta attenzione viene dedicata alla scuola, con la pubblicazione di cartine e di schede utili per le ricerche. E inoltre sono ideati giochi da incollare su cartoncino. Il 17 marzo del 1968 nasce il nuovo Corriere dei Piccoli. Il formato è ridotto in modo da essere più pratico e maneggevole. Ma non c'è nessuno scossone con il passato. Carlo Triberti, succeduto a Zucconi, rimane direttore responsabile, e le storie proseguono dai numeri precedenti. I fumetti sono soprattutto quelli della scuola belgo-francese.

La copertina del "nuovo" Corriere dei Piccoli
Corriere dei Piccoli del 17 marzo 1968

(c) 1968, Corriere della Sera

La copertina del "nuovo" Corriere dei Piccoli<br>Corriere dei Piccoli del 17 marzo 1968<br><i>(c) 1968, Corriere della Sera</i>

In questo "nuovo corrierino" ritroviamo l'aviatore Dan Cooper, del belga Albert Weinberg, e Michel Vaillant del francese Jean Graton. Mino Milani prosegue il romanzo a puntate del suo personaggio Tommy River. Pian piano il nuovo Corrierino si arricchirà di quegli autori e quei personaggi che lo renderanno una pietra miliare per gli amanti del fumetto. Sarebbe impossibile enumerarli tutti. Ricordiamo i personaggi demenziali di Jacovitti (Zorry Kid, Cocco Bill), i personaggi comici come Lucky Luke (di Morris e Goscinny), I Puffi (di Peyo), Umpah-Pah (di Uderzo), gli avventurosi come Blueberry (di Charlier e Giraud), Bruno Brazil (di Albert e Vance), Cavalier Ardente (di Craenhals), Michel Vaillant (di Graton), Dan Cooper (di Winberg), Ric Roland (di Tibet e Duchetau), Bernard Prince (di Greg e Hermann), La pattuglia dei castori (di Charlier e Mitaco), Luc Orient (di Greg e Paape).

Arriva Zorry Kid di Jacovitti
Corriere dei Piccoli del 31 marzo 1968

(c) 1968, Corriere della Sera

Arriva Zorry Kid di Jacovitti<br>Corriere dei Piccoli del 31 marzo 1968<br><i>(c) 1968, Corriere della Sera</i>

Riservato alle ragazze (ma sicuramente piacque a tutti) era Valentina Mela Verde, di Grazia Nidasio. Infine non si possono non citare le ricostruzioni storiche di Battaglia e di Toppi.

Sul viale del tramonto...

Nel 1972, con il placet di un referendum fra i lettori svolto qualche anno prima, il Corriere dei Piccoli si trasforma in Corriere dei Ragazzi. L'antica denominazione appariva inadatta a un pubblico prevalentemente adolescenziale, più smaliziato, che evidentemente mal sopportava di essere annoverato tra i "piccoli".

Il primo numero del Corriere dei Ragazzi
1972

(c) 1972, Corriere della Sera

Il primo numero del Corriere dei Ragazzi<br>1972<br><i>(c) 1972, Corriere della Sera</i>

Per altri sedici numeri il Corriere dei Piccoli (destinato oramai a un pubblico di piccolissimi) continuò ad uscire allegato al Corriere dei Ragazzi. Poi, dal maggio del 1972, fu pubblicato in veste autonoma.

C'è da dire che il Corriere dei Ragazzi per qualche anno difese con dignità la fama del suo predecessore. Sulle sue pagine Hugo Pratt pubblicò Corto Maltese. Castelli diede vita a Gli Aristocratici con l'apporto di Tacconi che poté esibire una disinvoltura inconsueta su quelle pagine, in particolare quando tratteggiava Jean, la sensualissima componente del gruppo. Lo stesso Castelli inoltre si scatenava con le demenziali storielline de L'omino bufo. Né gli era da meno Bonvi con il suo Nick Carter. Mentre su testi dello stesso Castelli, di Carpi, di Ventura, si faceva le ossa un disegnatore di mestiere come Paolo Ongaro. Una nota a parte merita Tiziano Sclavi, che inizia a scrivere alcuni gialli proprio per il Corriere dei Ragazzi, con lo pseudonimo di Francesco Argento, realizza sceneggiature anonime per Gli Aristocratici e crea la serie a fumetti Altai & Jonson, per i disegni di Giorgio Cavazzano.

Altai & Jonson
di Sclavi e Cavazzano

(c) aventi diritto

Altai & Jonson<br>di Sclavi e Cavazzano<br><i>(c) aventi diritto</i>

Chi ha ucciso il Corrierino?

Purtroppo l'editore e i diversi direttori che si succedettero negli ultimi anni della storia del Corriere dei Ragazzi non ebbero il dono della lungimiranza.

Negli anni Settanta l'industria del fumetto era divenuta una sorta di cornucopia. Pareva che fosse sufficiente editare una testata per avere un certo successo in termini di vendite.

Piuttosto che investire per fare affezionare il pubblico a un fumetto popolare ma di qualità ci fu la politica di parecchi editori di proporre fumetti mediocri e a basso costo.

Vedi anche...


Yellow Kid

Flash Gordon

Corto Maltese

le schede enciclopediche di uBC

Fu questa la politica che abbracciò a un certo punto anche l'editore del Corriere dei Ragazzi. Nel 1976 la testata si trasformò in "CorrierBoy", un contenitore di fumetti senza qualità, a misura delle testate che in quel periodo vendevano maggiormente in Italia, quali "L'Intrepido" e "Il Monello". A un effimero successo in termini di vendite seguì una rapida crisi e il "CorrierBoy" (nel frattempo divenuto "CorrierBoy - Serie Music") fu costretto a chiudere. Si era nel 1984, quando la crisi dei periodici a fumetti era già piombata su tutte la testate, più o meno popolari, più o meno di qualità.

Si chiudeva così senza gloria una esperienza iniziata settantasei anni prima e la sua fine coincide con la conclusione di un'era fumettistica. In quegli anni il fumetto italiano aveva affrontato una crisi che aveva decimato la maggior parte delle testate e il fumetto stesso stava acquisendo una dimensione diversa, per certi aspetti superiore, elitaria e di qualità, ma perdendo la sua vocazione autenticamente di massa e con quella il gran numero dei suoi lettori che adesso era attratto da media più fruibili e accattivanti.

Probabilmente non è solo un caso che la morte del mediocre epigono del Corrierino cada a cavallo del processo di trasformazione del fumetto in Italia (e anche nel mondo).

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