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Il "Corrierino" nella storia del fumetto italiano

ascesa, decadenza e caduta del "Corriere dei Piccoli"
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Il "Corrierino" nella storia del fumetto italiano
 


Il "Corrierino" nella storia del fumetto italiano


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Il <i>Corrierino</i> nella storia del fumetto italiano

Il glorioso Corrierino

Le celebrazioni per il centenario della fondazione del Corriere dei Piccoli sono iniziate da tempo. Hanno visto l'emanazione di un francobollo delle Poste Italiane, una mostra a Milano (dal 21/01/2009 al 17/05/2009) dal titolo "Corriere dei Piccoli. Storie, fumetto e illustrazione per ragazzi" e la formazione del comitato nazionale "un secolo di fumetto italiano". Già, perché la nascita del fumetto italiano si può collocare il 27 dicembre del 1908, quando fu pubblicato quel primo numero del Corriere dei Piccoli.

La rivista, fondata da Silvio Spaventa Filippi, supplemento illustrato al "Corriere della Sera", fu il primo periodico che diede ampio spazio alle storie disegnate.

Il Corrierino si poneva come obiettivo la formazione e l'educazione dei giovani pargoli della borghesia italiana. Per questo aveva come propria una caratteristica che mantenne nel tempo. Quella cioè di alternare alle storie disegnate pezzi leggeri di divulgazione scientifica, articoli di letteratura (es. su Pascoli, su Carducci), racconti e narrativa di buona qualità. Fra gli autori che scrissero sulle pagine del Corrierino ricordiamo Grazia Deledda e Alfredo Panzini.

Francobollo celebrativo delle Poste


(c) degli aventi diritto

Francobollo celebrativo delle Poste<br><i>(c) degli aventi diritto</i>

In tale contesto il fumetto, nel senso di balloon, venne considerato assolutamente diseducativo in quanto avrebbe disabituato il pubblico infantile dalla lettura dei testi. Per questo motivo le nuvolette vennero totalmente bandite dalle tavole. Al loro posto filastrocche a piè della vignetta commentavano il racconto figurato. Tale castrazione non ebbe riguardo neppure per quei personaggi che, importati dall'estero, nascevano in origine a fumetti. Fra questi ricordiamo Fortunello e la mula Checca (Happy Hooligan) di Opper, Buster Brown di Outcault, Arcibaldo e Petronilla (Bringing Up Father) di McManus, Bibì Bibò e il Capitan Cocoricò (Katzenjammer Kids) di Dirks.

La narrativa a fumetti dunque veniva introdotta in Italia privata di una sua parte essenziale. Inoltre, fatto essenziale per la successiva collocazione del fumetto nel panorama culturale italiano, veniva destinata a un pubblico esclusivamente infantile.

Arcibaldo e Petronilla (Bringing Up Father) di McManus

(c) KFS

Arcibaldo e Petronilla (Bringing Up Father) di McManus<br><i>(c) KFS</i>

Nello stesso periodo negli Stati Uniti i più potenti tycoon della carta stampata, personalità oramai mitiche, come Hearst, Pulitzer, si facevano guerra per avere sui loro giornali i fumetti più amati. Sin da Yellow Kid i fumetti contribuivano a far crescere le vendite, in quanto venivano letti e apprezzati con entusiasmo da un pubblico adulto. In Italia quegli stessi prodotti, spesso straordinari per originalità e fantasia, venivano presi in considerazione esclusivamente per un target infantile.

Le ragioni di tale atteggiamento si può far risalire alla mentalità dell'intellighenzia borghese italiana, aristocraticamente lontana dal popolo che, per questo, non è mai riuscita a comprendere e quindi apprezzare i prodotti popolari, sebbene di qualità.

Il pregiudizio borghese nei confronti della cultura popolare ha fatto sì che per decenni i fumetti fossero considerati un sottoprodotto, buono solo per i bambini o per qualche adulto semianalfabeta.

Nella pubblicazione sul Corriere dei Piccoli il danno maggiore lo subirono i fumetti stranieri, nati per comunicare attraverso i balloon. Gli autori italiani invece furono costretti ad adattarsi da subito e lo fecero con successo, utilizzando le filastrocche con effetto e realizzando personaggi che ebbero successo non solo fra i piccoli lettori, ma anche fra gli adulti che sbirciavano nelle pagine colorate del Corrierino.

Quadratino
uno dei personaggi di Antonio Rubino

(c) Corriere della Sera

Quadratino<br>uno dei personaggi di Antonio Rubino<br><i>(c) Corriere della Sera</i>

I personaggi del Corrierino

I più riusciti furono i personaggi surreali. Come il negretto Bilbolbul, di Attilio Mussino, che si trasformava realizzando alla lettera le metafore. Se era "rosso per la vergogna", il suo volto diventava di colore rosso. Oppure, se correva "gambe in spalla", nella vignetta era disegnato effettivamente con le gambe in spalla, e così via. Così come ebbero grande successo tutti i personaggi di Antonio Rubino, dotato di un personalissimo stile assieme geometrico-lineare e liberty. La fama del Signor Bonaventura, di Sergio Tofano (Sto), valicò addirittura le pagine del giornale e ancora nel dopoguerra fu protagonista di opere teatrali, fiabe sceniche e serie televisive. Giovanni Manca realizzò invece il celebre Pier Cloruro de' Lambicchi. Il personaggio, uno scienziato di vecchio stampo, era il creatore della formidabile "arcivernice", una diavoleria che, spennellata su un personaggio (storico o di fantasia) dipinto su un quadro aveva la particolare virtù di farlo tornare in vità. Di soliti questi personaggi si dimostravano particolarmente litigiosi e finivano per mettere sempre nei guai il povero Pier Cloruro. Fra i personaggi che hanno fatto la storia del Corrierino bisogna ricordare lo sfortunato Marmittone di Bruno Angoletta. Il soldatino di buona volontà, rapato e con in testa la bustina rossa che, sfortunato com'era, alla fine di ogni storia finiva sempre in prigione. E ancora il Sor Pampurio di Carlo Bisi, disegnato come un clown, con i capelli che spuntano come due cespugli riccioluti sotto un grezzo cappello a cilindro. Sor Pampurio è sempre alla ricerca di un appartamento che non trova mai oppure, se lo trova, ne viene sfrattato.

Bilbolbul sulla prima pagina del Corriere dei Piccoli
Copertina del Corriere dei Piccoli del 26 ottobre 1913

(c) 1913 Corriere della Sera

Bilbolbul sulla prima pagina del Corriere dei Piccoli<br>Copertina del Corriere dei Piccoli del 26 ottobre 1913<br><i>(c) 1913 Corriere della Sera</i>

Fenomenale dovette essere la presa che ebbero quei personaggi sull'immaginario dei piccoli lettori italiani, sino a quel momento ristretto entro i limiti di una letteratura per l'infanzia spesso ipocrita, pietistica e supponente. Federico Fellini, i cui film, onirici e visionari, molto devono al fascino surreale dei personaggi del Corrierino ci dà testimonianza delle suggestioni assorbite su quelle pagine colorate:

"...i perso­naggi di quel foglio colorato non avevano niente a che fare con il mondo che ci circondava. Però erano altret­tanto veri del bidello e dell'arciprete. Tanto che alle persone reali affibbiavamo proprio i soprannomi di quei personaggi. Così l'arciprete diventava Padron Cic­cio, quello che aveva una mula cattivissima, la Checca che stampava i ferri di cavallo sul sedere... Oppure il vi­cino di casa che mia mamma, sapendolo un po' scape­strato, tiratardi e qualche volta un po' alticcio, aveva chiamato Arcibaldo come il personaggio creato da Geo McManus." (Federico Fellini)

Girellino e lo zingaro Zarappa, di Antonio Rubino
Copertina del Corriere dei Piccoli del 5 ottobre 1919

(c) 1919, Corriere della Sera

Girellino e lo zingaro Zarappa, di Antonio Rubino<br>Copertina del Corriere dei Piccoli del 5 ottobre 1919<br><i>(c) 1919, Corriere della Sera</i>

Quasi sicuramente Girellino e lo zingaro Zarappa, di Antonio Rubino, furono fonte di ispirazione per Fellini nell'ideazione dei personaggi di Gelsomina e Zampanò ne La Strada.


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