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I 2007 albi di uBC!


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Manhunter

Manhunter di Marc Andreyko, Jesus Saiz, Javier Pina e Brad Walker è stato pubblicato dalla Planeta DeAgostini Comics in 10 albi spillati da 72 pagine ciascuno al prezzo di 3.95 euro. Per quanto riguarda i Comics, non c'è Planeta che tenga: il 2007 è stato l'anno in cui è finita Ultimates di Millar. Siccome però questo giudizio è finanche scontato, proviamo a fare una segnalazione meno scontata, e quasi di nicchia... Ci è particolarmente piaciuta Manhunter, serie mensile, esauritasi in dieci numeri, edita dalla Planeta DeAgostini. Una piacevole sorpresa, che senza la segnalazione del mio fido pusher di fumetti, il buon Salvo, sarebbe passata inosservata. La serie non ha avuto molta fortuna in America, e immaginiamo che le sorti in Italia non possano essere state migliori; ma era qualcosa di particolare: politically uncorrect, abbastanza fuori continuity per poter essere seguita anche da chi non è pratico dell'Universo DC, godeva soprattutto di una brillantezza di dialoghi non comune e di una certa frequenza di situazioni non proprio tipiche del fumetto supereroico. Un fumetto semplicemente ben scritto. Giuseppe Pelosi

Manhunter
la copertina del n.1

(c) Planeta DeAgostini Comics

Manhunter<br>la copertina del n.1<br><i>(c) Planeta DeAgostini Comics</i>

The Gunslinger Born (La nascita del pistolero)

La nascita del pistolero è stato pubblicato dalla Panini Comics a partire da agosto 2007, in 4 volumi poi riuniti a fine pubblicazione in un unico volume. La serie, tratta dalla saga La Torre Nera di Stephen King, è stata adattata da Robin Furth con dialoghi di Peter David e disegni di Jay Lee. Forse non sarà proprio il mio "best of 2007", ma di certo si presenta come uno dei prodotti più interessanti tra quelli (non molti, in realtà) acquistati al di fuori del mio ambito consueto. Sto parlando della trasposizione a fumetti de "La nascita del pistolero", graphic-novel in 7 parti targata Marvel (e pubblicata in Italia in 4 uscite mensili dai "cugini" della Panini Comics) che, lungi dall’essere un semplice adattamento della celebre saga fantasy, horror e simil western della Torre Nera creata da Stephen King - giunta recentemente alla sua conclusione - raccoglie un coraggioso guanto di sfida tentando di offrire un prequel e, contemporaneamente, un completamento della trama principale portata avanti nei 7 volumi dell’opera originaria.
Personalmente, da modesto fan di Stephen King, il ciclo della "Torre Nera" campeggia da tempo in prossimità della cima della lista dei libri da acquistare quanto prima, ed è per questo che, pur scoprendolo quasi per caso, mi sono disposto con interesse nei confronti di questo progetto. Staffer più ferrati di me in materia mi hanno poi spiegato come la trama principale di questa graphic-novel tenda per lo più a narrare eventi descritti in forma di flashback in uno dei libri della saga. Mi si perdonino quindi le lacune "tecniche".
Documentatomi opportunamente, ho appreso come Robin Furth (responsabile e consulente per la trama) sia l’assistente dello stesso King, il quale per inciso ha dato il suo consistente contributo alla stesura delle linee generali del soggetto e della sceneggiatura, mentre il Peter David autore dei dialoghi è meglio conosciuto per il suo lavoro su Spiderman, X-Men e Hulk.
Nell’incedere della narrazione le atmosfere tipiche del "Re" si avvertono distintamente, nell’uso di toni e ritmi apparentemente dimessi, furtivi, quasi sussurrati all’orecchio del lettore, e scanditi da un’elegante, quasi eterea, lentezza magistralmente amplificata dai tratti oscuri e visionari dell’Oscar del fumetto Jae Lee e dai colori soffusi di Richard Isanove (apprezzato moltissimo nella miniserie "1602" di Neil Gaiman).
Una lettura onestamente consigliata, ambiziosa al punto giusto nel sapersi dosare tanto al lettore che ha scelto questa come tappa iniziale nel suo cammino "in un mondo che è andato avanti..", quanto a chi già ritiene di ben conoscere le gesta del giovale pistolero Roland Deschairn e dei suoi comprimari.
Un’ultima curiosità: quasi in corrispondenza dell’uscita dell’ultimo numero, la Sperling & Kupfer ha prontamente pubblicato in un unico volume tutti e quattro i fascicoli, ad un costo di poco superiore alla somma dei singoli prezzi. Oscar Tamburis

The Gunslinger Born
la copertina dell'albo

(c) aventi diritto

The Gunslinger Born<br>la copertina dell'albo<br><i>(c) aventi diritto</i>

299 / +1

299 e +1 è la parodia di 300 di Frank Miller realizzata da Leo Ortolani e pubblicata su Rat-Man n.62-63. Tra le letture del 2007 non fatico a identificare quella che per me è la più significativa: la parodia del "300" di Frank Miller ad opera di Leo Ortolani, sulle pagine di Rat-Man 62-63. Parodia sia del fumetto che soprattutto del film da esso tratto, evento cine-fumettistico dell'anno, superiore peraltro di qualche spanna alla stragrande maggioranza di trasposizioni cinematografiche supereroistiche.
Se però il film esaspera alcuni dei temi portanti del fumetto, quali l'eroismo e il "superuomo" spartano (attingendo tra l'altro a inquadrature e raffigurazioni che al pubblico italiano non possono non ricordare il ventennio fascista e i filmati celebrativi dell'epoca realizzati dall'istituto Luce), Ortolani ne ribalta completamente la chiave di lettura. I 300 spartani di Miller sono un tutt'uno destinato al sacrifico e alla gloria; i 299 spartani di Ortolani, pur condividendo la stessa sorte di sacrificio e di gloria, ricevono un qualcosa di più, il "+1" che dà il titolo al secondo albo, e che è proprio quello Skrotos/Rat-Man: la "cifra tonda" dei 300 Superuomini si ottiene soltanto aggiungendo a essi "l'Uomo", con le sue meschinità ma anche con la sua capacità di donare la vita per amore e non soltanto per condivisione di un ideale.
Un'opera decisamente particolare - ma Ortolani ci ha abituati alle eccezioni - purtroppo sacrificata dall'impaginazione, che divide in due pagine le tavole (peraltro splendide, forse le migliori dell'intera produzione ortolaniana), pensate per essere invece orizzontali come quelle dell'opera di Miller. Una ristampa in formato orizzontale, magari a colori, e in volume unico, è forse l'unica cosa di cui davvero si sente la mancanza. Luigi Ferrini

299 e +1
le copertine dei due albi di Ortolani

(c) aventi diritto

299 e +1<br>le copertine dei due albi di Ortolani<br><i>(c) aventi diritto</i>

Gli Occhi e il Buio

Gli Occhi e il Buio, Romanzi a Fumetti Bonelli n.2, di Luigi Simeoni, 304 pg. b/n, Sergio Bonelli Editore, ottobre 2007, 8 euro. Il meglio del 2007 è stato sicuramente Gli Occhi e il Buio, il romanzo a fumetti, ideato, sceneggiato e disegnato da Gigi Simeoni. I motivi di questa preferenza sono già stati esplicati, nel dettaglio, da Fabrizio Gallerani, nella sua recensione. Qui ci limitiamo a enfatizzare alcuni aspetti.
Innanzitutto ci troviamo realmente di fronte a un'opera letteraria, definibile come tale per la serietà della ricostruzione storica, la complessità della trama, il dettaglio nell'indagine psicologica dei personaggi, la profondità del messaggio narrativo complessivo. Accanto a tutto questo c'è il notevole disegno. Il disegnatore (che è anche soggettista e sceneggiatore) adotta uno stile estremamente elegante che si cimenta con successo nella riproduzione della realtà di un tempo scomparso. La riproduzione di un tempo che è andato non potrà mai essere realistica. Sono persino fintamente realistiche le foto a bianco e nero di qualche decennio passato. Figuriamoci i dipinti, gli schizzi o i disegni. Simeoni dunque porge con delicatezza al lettore l'immaginario collettivo che si ha oggi dell'inizio del secolo. Per tale motivo godiamo di uno stile fintamente liberty o floreale. Uno stile dettagliato, moderno ma nello stesso tempo altamente evocativo agli occhi di un lettore che ha nella mente immagini arbitrarie dell'inizio del secolo.
Infine è da apprezzare il riuscito tentativo (tentativo questo condiviso da Manfredi con il suo Volto Nascosto) di riportare in auge la storia d'Italia, trascorsa ma che ha ancora importanti ripercussioni nel nostro presente storico e politico. Antonio Tripodi

Gli Occhi e il Buio
copertina di Luigi Simeoni

(c) 2007 Sergio Bonelli Editore

Gli Occhi e il Buio<br>copertina di Luigi Simeoni<br><i>(c) 2007 Sergio Bonelli Editore</i>

Amba Alagi - Volto Nascosto

"Volto Nascosto n.4" Amba Alagi di Gianfranco Manfredi (testi) ed Ersin Burak (disegni), 98 pg. b/n, Sergio Bonelli Editore, gennaio 2008, 2,70 euro. Barando leggermente, il mio miglior albo del 2007 è un'uscita del 2008, ovvero il n.4 della miniserie Volto Nascosto. "Amba Alagi" è la dimostrazione di come la nuova serie di Manfredi stia crescendo albo dopo albo, per intensità della storia, per profondità dei personaggi, per innovazione nelle scelte narrative. Una serie, anzi miniserie, che al pari dell'one-shot "Gli Occhi e il Buio" ha scelto di dare corpo ad un'Italia vicina a noi, restituendoci il gusto di città e persone nostrane. E se Simeoni ha conquistato i lettori con un solo albo passionale, veloce e particolamente emotivo, Manfredi lo sta facendo mese dopo mese con una serie elegante, completa e affascinante.
E quindi la mia palma del 2007 va a Volto Nascosto, e con lui alla Sergio Bonelli Editore, che ha saputo realizzare due prodotti di ottima fattura dopo un paio di scivoloni che avevano fatto temere il peggio. Martina Galea

Amba Alagi
la copertina di Volto Nascosto n.4

(c) 2008 Sergio Bonelli Editore

Amba Alagi<br>la copertina di Volto Nascosto n.4<br><i>(c) 2008 Sergio Bonelli Editore</i>

Ikigami

Ikigami di Motoro Mase è stato pubblicato da Planet Manga a partire da maggio 2007. Il fumetto che più mi ha colpito nel 2007 è Ikigami di Motorô Mase, serie in prosecuzione giunta, in Giappone, al quarto tankobon e della quale sono stati finora pubblicati, in Italia, i primi tre volumi per un totale di sei episodi.
In questa serie l'autore immagina che, in una sorta di Giappone alternativo, il governo abbia deciso di iniettare per legge ad un cittadino su mille, in età scolare, una nanocapsula destinata a far morire il soggetto in un momento ben determinato della sua tarda adolescenza, mentre agli altri 999 bambini viene invece iniettato un innocuo vaccino. Lo scopo di questa burocratica roulette russa sarebbe quello di far riscoprire a tutti i cittadini il valore della vita, di renderli quindi più produttivi e, di conseguenza, di contribuire alla prosperità della nazione. A chi è destinato a morire, invece, resta solo un giorno di vita per cercare di dare un senso a tutta la propria esistenza, poiché è solo ventiquattr'ore prima dell'esplosione della nanocapsula che un messaggero del Ministero della salute e del benessere ufficializzerà, per lo sfortunato uno su mille, il memento mori consegnandogli un ikigami (che significa, per l'appunto, "annuncio di morte").

In giro per la rete

Free Books
sito ufficiale della casa editrice Sergio Bonelli Editore
sito ufficiale della casa editrice Panini Comics
sito ufficiale della casa editrice Magic Press
sito ufficiale della casa editrice Lizard Edizioni
sito ufficiale della casa editrice Libri Mondadori
sito ufficiale della casa editrice Fernandel
sito ufficiale della casa editrice Planeta DeAgostini Comics
sito ufficiale della casa editrice Questo spunto narrativo può essere, e forse è senz'altro, assolutamente assurdo. Siamo sicuri che la possibilità di schiattare all'improvviso fra i 18 e i 24 anni non spinga all'edonismo, piuttosto che alla produttività? E perché, superati i 24 anni ed essendo quindi scampati al pericolo, si dovrebbe continuare ad essere produttivi? E quale nazione accetterebbe di investire per anni nella formazione di giovani destinati a morire o rischierebbe addirittura di poter perdere, per i capricci del caso, un ipotetico ricercatore che già a 23 anni si fosse rivelato un "cervello" potenzialmente destinato a scoprire, che so, la cura risolutiva di una qualche malattia a larga diffusione? Superate queste perplessità iniziali, Ikigami si rivela però un fumetto estremamente ben congegnato dal punto di vista della struttura narrativa, con personaggi e situazioni ben approfondite dal punto di vista psicologico e un'ottima capacità di alternare i diversi registri stilistici, riuscendo ad esempio a far prevalere spesso, sul dramma, delle aperture intensamente poetiche.
Ma il pregio maggiore di questa serie è forse quello di far sì che il lettore, osservando le ultime ventiquattr'ore di vita di chi riceve, di volta in volta, un ikigami, si trovi scisso fra l'empatia per il morituro di turno e il dover riconoscere come una legge apparentemente così assurda e inumana riesca, sia pur in maniera inaspettata, a sortire comunque degli effetti positivi. In ciascun episodio, infatti, non solo la consapevolezza di avere poche ore da vivere induce spesso il destinatario dell'ikigami a salutare l'esistenza compiendo un ultimo gesto encomiabile, ma sempre accade che, tramite il modo in cui egli sceglie di vivere le sue ultime ventiquattr'ore - persino, si badi bene, nel caso in cui decida di impugnare una pistola per uccidere qualcuno -, la sua morte porti un beneficio a uno o più personaggi che gli sopravviveranno.
Ciò che più intriga, quindi, intellettualmente ed emotivamente, è che, anche nei casi in cui è palese che la morte del destinatario dell'ikigami ha avuto effetti positivi sulla vita di altre persone, non si può fare comunque a meno di trovare aberrante la Legge per la prosperità nazionale, così come accade a Kengo Fujimoto, il dubbioso messaggero del quale in ogni episodio seguiamo il punto di vista. Emblematica, riguardo la contraddittorietà della legge che l'autore vuol far intenzionalmente emergere, la conclusione del quinto episodio, nel quale il padre di un ragazzo ucciso dalla nanocapsula sarà spinto, proprio grazie alla morte del figlio, ad un riscatto personale... riscatto personale che si concretizza però, in una sorta di cortocircuito, nel consacrare quella che prima era una vita insulsa alla lotta contro la stessa Legge per la prosperità nazionale che gli ha tolto il figlio. Francesco Manetti

Ikigami
disegni di Motoro Mase

(c) 2007 Planet Manga

Ikigami<br>disegni di Motoro Mase<br><i>(c) 2007 Planet Manga</i>

Il Boia Rosso

Il Boia Rosso di Francesco Artibani, Katja Centomo e Ivo Milazzo è stato pubblicato da Lizard ed è disponibile in fumetteria ad un prezzo di 12,00 euro. Uno dei più volumi più interessanti usciti nello scorso anno fumettistico è "Il Boia Rosso", edizione italiana della Lizard, in un unico volume tascabile in bianco e nero, della serie francese "Le Maitre Rouge" delle edizioni "Les Humanoides Associés", con i testi di Francesco Artibani e Katja Centomo e i disegni di Ivo Milazzo.
La storia, ambientata nella Roma papale del 1830, racconta l'avventura del boia Giovanni Battista Mori, personaggio realmente esistito che deve il suo pittoresco soprannome al colore del mantello con cui si abbiglia anche nel caldo giugno romano, impegnato ad indagare sull'assassinio di una giovane borghese. L'insolita ambientazione della storia ci rende una Roma economicamente depressa e quasi rinchiusa su stessa, tra i primi accenni della Carboneria e l'accerchiamento di torme di briganti che infestano le campagne, un mondo morente pronto ad essere sconvolto dalla effimera rivoluzione del 1848.
Ritorna alla pubblicazione Ivo Milazzo, dopo la conclusione della sua collaborazione a Magico Vento. L'autore ligure si conferma come una delle migliori firme del fumetto italiano, con il suo tratto stilizzato ed espressivo, sempre al servizio della recitazione e ai sentimenti dei personaggi. Dispiace soltanto che l'edizione tascabile non renda giustizia all'originale francese. Notevoli i testi di Artibani, Centomo è coautrice soltanto del soggetto, autore solitamente alle prese con le storie umoristiche dei personaggi Disney e di Lupo Alberto. L'autore, che dovremmo vedere all'opera presto su una miniserie per i supereroi americani X-Men, costruisce una storia classica ma dalla solidità sorprendente, delineando una serie di personaggi dalle caratterizzazioni realistiche, fra cui emerge il protagonista, l'umanissimo Boia Rosso, ritratto con le fattezze dell'attore francese Gerard Depardieu, isolato a causa del suo singolare mestiere all'interno delle sterili convenzioni sociali cittadine.
Artibani si guarda bene dal fornirci un giudizio su un tema scottante e attuale come quello della pena di morte, limitandosi a descrivere benissimo un'epoca e a rappresentare le inquietudini del personaggio. Le motivazioni e il passato del protagonista rimangono ad ogni modo inespressi, rendendo necessario e auspicabile un proseguimento della serie. Massimo Cappelli

Il Boia Rosso
la copertina dell'albo

(c) 2007 Lizard

Il Boia Rosso<br>la copertina dell'albo<br><i>(c) 2007 Lizard</i>


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