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I primi tre Diabolik

Come Diabolik esordì in Italia
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I primi tre Diabolik
 


I primi tre Diabolik

Anteprima

La rottura

L’uscita in edicola del primo numero di Diabolik (novembre 1962) è come un ictus tra un prima e un dopo nella storia del fumetto italiano. Sino a quel momento, infatti, il prodotto "fumetto" era costruito, prevalentemente per un pubblico infantile. Non che non fosse letto anche dagli adulti (ci mancherebbe!) ma quasi di nascosto con un certo pudore,come se fosse una vergogna, sintomo residuale di una deficienza infantile o comunque di una sfacciata ignoranza.

L’infanzia andava tutelata e dunque i fumetti erano tenuti al rispetto di un rigido codice morale, evidenziato sulle copertine dal marchio "GM", che appunto era l’acronimo di Garanzia Morale. Il marchio garantiva al sospettoso genitore che su quelle pagine il lettore non avrebbe trovato altro che storie edificanti, depurate da baci lascivi, delitti sanguinari, oscene nudità, che avrebbero potuto rovinare la felice infanzia di quei ragazzi.

La pubblicazione di Diabolik ebbe l’effetto dirompente della rottura di un patto
La pubblicazione di Diabolik, quindi, ebbe l’effetto dirompente della rottura di un patto non scritto, ma evidentemente implicito. La natura del patto obbediva sostanzialmente a questa filosofia: consentiamo che i fanciulli leggano fumetti, anche se sono una forma di lettura primitiva, purché su quelle pagine non compaiano argomenti seri o scabrosi, insomma che i fumetti non siano mai "roba da grandi", ma si fermino a satireggiare su pupazzetti dal naso di sorcio e le orecchie da cane e, appena appena, su qualcosa di più.

La mamma di Diabolik

Diabolik nasce grazie all’inventiva di una donna, Angela Giussani, nata quarant’anni prima in una famiglia appartenente alla buona borghesia milanese. Intraprendente e anticonvenzionale ma nello stesso tempo dolce e molto graziosa, Angela Giussani si era lanciata ad esplorare settori, a quel tempo, prettamente maschili. Nel 1941 si era sposata con Gino Sansoni, editore d’assalto che da tempo si cimentava nei vari settori dell’editoria popolare con una serie di iniziative più o meno di successo.

Le sorelle Giussani
disegno di Facciolo

(c) aventi diritto

Le sorelle Giussani<br>disegno di Facciolo<br><i>(c) aventi diritto</i>

Sansoni, con la sua Casa Editrice, l'Astoria, sin dagli anni Cinquanta, provava a solleticare il lato più oscuro e morboso dell’immaginario del tempo, tramite pubblicazioni dai titoli allusivi, quali "Realtà probita" o libretti come il mitico "Parigi Nuda", un romanzetto scontato, che l’editore aveva trasformato in gran successo appioppandogli un titolo e una copertina morbosa che nulla avevano a che fare con le vicende narrate al suo interno.

Angela si muoveva in questo ambiente, molto rudimentale e naif che oggi noi, purtroppo abituati a perfidie editoriali ben più gravi, non possiamo che assolvere con tenerezza e comprensione.

il volto di Angela, dagli involucri delle saponette Lux, affascinava il consumatore
Agli inizi della sua carriera, incoraggiata dal marito, Angela aveva anche fatto la modella e il suo volto, dagli involucri delle saponette Lux, affascinava il consumatore. Ma quel che è più importante per la nostra storia è il fatto che Angela si era ritagliata, all’interno delle produzioni del marito, una "propria" casa editrice che aveva battezzato, forse con ironia più che con modestia, Astorina.

Il target

Agli inizi degli anni Sessanta già incombevano i segni premonitori del boom economico. La gente iniziava a immaginare una vita che non fosse solo di sacrifici ma anche ricca di lussi e di amori, come quella delle attrici che popolavano i rotocalchi.

A tali bisogni aveva dato risposta, Domenico Del Duca, della Casa Editrice Universo, che pubblicava i popolari fumetti Intrepido e Il Monello, ma che aveva ottenuto un successo strepitoso con Grand Hotel. Il settimanale raccontava, servendosi di feulleton a fumetti (solo in un secondo momento diventeranno fotoromanzi) di improbabili quanto accattivanti avventure amorose.

Angela Giussani mirava a ripetere tali successi ispirandosi però, alla tradizione editoriale del marito che, come abbiamo visto, più che ai buoni sentimenti intendeva rivolgersi al lato nascosto e torbido che alligna in ciascuno di noi.

Ci voleva dunque un personaggio atipico, che incutesse paura nello spettatore ma che anche suscitasse l’ammirazione per la genialità, per la temerarietà e per l’intrepidezza con cui caricava su di sé il male che gli altri non avevano il coraggio neanche di immaginare.

La figura di riferimento fu Fantômas, il personaggio francese del romanzo d’appendice di inizio del secolo, abilissimo nei travestimenti e capace di farsi le beffe delle forze dell’ordine.

Fantomas

(c) aventi diritto

Fantomas<br><i>(c) aventi diritto</i>

Angela, a partire dal quattordicesimo numero, coinvolgerà la sorella Luciana, cui era molto legata. Sarà un binomio di successo che proseguirà sino alla loro morte.

Il target di riferimento (come si direbbe adesso) è presto individuato da Angela Giussani: si tratta dei pendolari della Stazione Cadorna che, terminata la loro giornata di lavoro, avevano poca voglia di leggere un libro o anche un semplice quotidiano. Dunque il fumetto doveva avere le seguenti caratteristiche: 1) autoconclusivo; 2) coinvolgente ma di facile lettura; 3) di breve durata, da poter essere letto nel breve spazio di un viaggio in treno di pochi chilometri; 4) costare poco.

Nasce così Diabolik: formato di dodici centimetri per diciassette, centoventotto pagine in austero bianco e nero retinato, copertina a colori. Il costo, 150 lire, era in effetti abbastanza elevato per gli standard dell'epoca.

Il logo "Diabolik" estremamente incisivo fu realizzato dall'architetto Remo Berselli, mentre la trovata della "k" finale era farina del sacco di un giovane ventunenne, fedele assistente di Gino Sansoni, tale Arnaldo Piero Carpi che, quando diventerà famoso come saggista, scrittore, soggettista e sceneggiatore di fumetti (anche di Diabolik) si farà chiamare Pier Carpi.

Il re del terrore

Il primo numero fu disegnato da un fantasma
Il primo numero fu disegnato da un fantasma. Proprio così. Mentre sappiamo che la copertina è di Brenno Fiumali, del disegnatore del fumetto si sa pochissimo. La memoria di chi lo ha conosciuto rammenta di un tipo biondo (tanto che lo chiamavano il tedesco) che di cognome faceva Zarcone. Niente altro. Non si conosce neppure il nome di battesimo. A giudicare dai risultati dell’impresa non è neppure un disegnatore professionista. Comunque di Zarcone si perderanno completamente le tracce, nonostante i tentativi che saranno fatti di rintracciarlo, molti anni più tardi, dopo il successo che finalmente ebbe Diabolik. Il soggetto delle due sorelle comunque, al contrario dei disegni approssimativi, era congegnato piuttosto bene.

Sicuramente un personaggio capace di assumere le sembianze di chiunque non può che suscitare una certa ansia nel lettore. Anche perché il lettore è tenuto completamente all’oscuro delle mosse e delle azione del protagonista. All’inizio non si sa bene chi sia veramente questo "Diabolik". Il lettore non ha alcun punto di riferimento per potersi legare al personaggio, né è in grado di instaurare un qualunque rapporto emotivo con questo. Semmai suscitano simpatia nel lettore gli altri personaggi di contorno, in particolare il giovane Gaetano, preso di mira da Diabolik al punto da convincerlo di essere il colpevole di un delitto mai commesso.

La figura del "re del terrore" rimane sullo sfondo, inquietante ma impalpabile, sicuramente capace dei delitti più efferati, ma di cui il lettore non riesce a presagire l’attuazione e il momento.

Tutto questo rende la storia particolarmente inquietante e avvincente. Nonostante alcuni buchi narrativi che saranno risolti nella rivisitazione della storia effettuata, giusto quaranta anni più tardi, per commemorare la prima edizione, da Alfredo Castelli, con i disegni di Giuseppe Palumbo.

Il re del Terrore: il remake
volume cartonato

(c) Astorina S.r.l. 2002

Il re del Terrore: il remake<br>volume cartonato<br><i>(c) Astorina S.r.l. 2002</i>

Non mancano nel soggetto spunti d’effetto, che sfiorano l’incredibile, ma restano memorabili. Come quando Diabolik, nelle pagine finali dell’albo, braccato da Ginko, si camuffa tra gli spaventapasseri e, nonostante sia colpito e ferito dalla rivoltella dell’ispettore (il quale, poco convinto, ha sparato solo per togliersi il dubbio) rimane immobile e impassibile. Il lettore capisce che uno degli spaventapasseri è proprio Diabolik solo dal sangue che sgorga lentamente da una delle ferite e dagli incredibile occhi magnetici che forano le stoppie, sotto le quali si cela il terribile criminale. Questa scena, seppure mette a dura prova la credulità del lettore, proprio per la sua drammaticità e presa emotiva non è stata corretta, nelle sue linee essenziali, dal remake di Castelli.

Il numero due: L’inafferrabile criminale

Il primo numero non ebbe un grande successo, così il numero successivo rimase in forse e uscì nelle edicole solo dopo tre mesi, nel febbraio del 1963.

Il secondo numero è un numero di passaggio, dal punto di vista narrativo, e non lascia particolarmente il segno. Non mancano le scene ad effetto, eredi della tradizione del Grand Guignol. Ad esempio quando il malvagio Regan viene abbandonato da Diabolik su una torre campanaria. Riesce a non cadere, legandosi con la cinta dei pantaloni al batacchio di una campana. La mattina successiva, ai primi rintocchi del campanaro, il malvivente rimane schiacciato dal batacchio, mentre i gioielli che custodiva parossisticamente, piombano sul sagrato della chiesa. In questo numero vediamo Diabolik utilizzare per la prima volta delle maschere di gomma. Nel primo numero infatti utilizzava, nei suoi travestimenti, delle maschere rigide, tipo quelle del carnevale. Non si spiega invece come Diabolik possa sostituirsi all’usuraio Bonard, fisicamente molto più grasso e basso di lui. Nel futuro invece le sorelle Giussani faranno molta attenzione a questi particolari e spesso l’impossibilità di Diabolik di assumere le sembianze di altri per ragioni fisiche, diventerà pretesto per originali soluzioni narrative.

L’arresto di Diabolik

Il terzo numero, che esce regolarmente nel mese di marzo, rappresenta un salto di qualità, sia a livello narrativo, sia per lo spessore che assume la personalità del protagonista principale, sia per l’introduzione di una nuova comprimaria, Eva Kant. Inoltre è il primo numero ad essere disegnato in maniera professionale da Luigi Marchesi.

Diabolik n. 3
L'arresto di Diabolik

(c) Astorina S.r.l. 1963

Diabolik n. 3<br>L'arresto di Diabolik<br><i>(c) Astorina S.r.l. 1963</i>

Si conclude la labile storia d’amore tra Diabolik ed Elisabeth, la quale nel primo numero viene soprannominata Tina, in quanto (come afferma la stessa): "e più spiccio e si adatta meglio a me. Il nome della regina d’Inghilterra è ridicolo per una povera infermiera". La romantica infermiera, per la verità un po’ lagnosa, che era apparsa nel primo numero e aveva stregato il cuore del re del terrore, non era sicuramente all’altezza del criminale. Il suo posto sarà più che degnamente preso da Eva Kant.

Lady Kant (così sarà chiamata nella sua prima apparizione) ha già una sua personalità molto forte e definita.

Arriva Lady Kant
La prima comparsa di Eva Kant nel n. 3

(c) Astorina S.r.l. 2003

Arriva Lady Kant<br>La prima comparsa di Eva Kant nel n. 3<br><i>(c) Astorina S.r.l. 2003</i>

Eva Kant è presentata come una ricca avventuriera, molto probabilmente coinvolta nella morte del ricco marito, Lord Kant. Spietata, lucida e determinata è anche una donna con una profonda carica erotica, assolutamente sensibile al fascino maschile, al punto che accondiscende con passione al bacio che sarà il primo suggello al suo rapporto con Diabolik, al termine di una sequenza mozzafiato in cui thanatos si sublima nell’eros.

Eva Kant
La quarta di copertina del numero 3

(c) Astorina S.r.l. 1963

Eva Kant <br>La quarta di copertina del numero 3<br><i>(c) Astorina S.r.l. 1963</i>

C’è da dire che pure l’umile Elisabeth assume un ruolo da protagonista nella vicenda. È proprio lei, infatti, a scoprire il rifugio segreto di Diabolik e la sua doppia identità. E sarà proprio Elisabeth a portare Diabolik a due passi dal patibolo. Ma Eva Kant riuscirà a salvarlo facendolo sostituire con George Caron, un suo spasimante divenuto troppo scomodo.

Il piano di Eva Kant per la salvezza di Diabolik è astuto ed avvincente
Il piano di Eva Kant per la salvezza di Diabolik è estremamente astuto ed avvincente. E questo non può che rendere onore all’intelligenza delle Giussani che da questo numero diventano sempre più perfezioniste e si preoccupano della plausibilità delle storie nei minimi particolari.

Ad esempio l’economia della storia rende necessario, a un certo punto, che Eva Kant scopra Diabolik nella sua camera d’albergo. Sarebbe implausibile che il re del terrore si lasci sorprendere come uno scolaretto. Allora le Giussani spiegano che Diabolik non aveva potuto udire i passi di Eva e il rumore della chiave nella toppa a causa della sirena di una macchina della polizia che lo aveva allarmato. Questa spiegazione viene inserita nella storia con naturalezza e logicità.

In Tribunale

Il terzo numero è anche il primo a subire denunce e processo penale. Angela Giussani aveva l’abitudine di provvedere in prima persona alla diffusione delle copie di Diabolik nelle edicole, anche coccolando gli edicolanti con omaggi vari (fiori o cioccolatini). Seguendo questa logica aveva avuto l’idea (come si vedrà non molto brillante) di distribuire copie omaggio di Diabolik ai ragazzi delle Scuole Medie. La cosa non piacque molto ad alcuni che videro in questo una operazione di traviamento della gioventù. Il terzo numero fu dunque il primo Diabolik a subire denuncia e processo penale. Il 6 luglio 1964 però il Tribunale assolve Angela Giussani dal reato di incitamento alla corruzione. La motivazione della piena assoluzione stava anche nel fatto che la copertina illustrava Diabolik con le manette ai polsi e sullo sfondo una lugubre ghigliottina. Quindi tutto lasciava immaginare che il malfattore fosse stato assicurato alle autorità e addirittura giustiziato. Fortunatamente il giudice non aveva benché minimamente letto il fumetto, perché le cose andavano parecchio diversamente.

Conclusioni

I primi tre numeri, dunque, tratteggiano con precisione il personaggio e definiscono alcune caratteristiche che lo distingueranno negli anni a venire e saranno gli ingredienti del suo successo: la genialità, l'amoralità, la spietatezza. Altre caratteristiche, che non saranno di minor peso ma faranno da pendant alle prime, verranno con gli anni e alcune emergeranno proprio grazie a Eva Kant. Intendo riferirmi a una certa nobiltà romantica, all'idealismo, alla fermezza di adesione a principi immutabili. Saranno probabilmente queste ultime caratteristiche a determinare l'infinito successo di Diabolik, laddove i suoi innumerevoli cloni scompariranno appena all'inizio degli anni Settanta.

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