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Disabili di carta


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Gambadilegno e Paperino

La rappresentazione della disabilità nei fumetti ha subito fortemente le mode e gli atteggiamenti culturali dei tempi. Se prendiamo dunque i fumetti che vanno dagli anni ’40 agli anni ’60 vediamo che la diversità fisica è utilizzata troppo spesso per contraddistinguere in maniera negativa la personalità del personaggio. Un esempio su tutti è quello di Pietro Gambadilegno, la nemesi storica di Topolino, rappresentato nelle sue prime comparizioni effettivamente con una gamba di legno. Questa poi scomparve negli anni ’50, non a causa di una tardiva resipiscenza ma semplicemente perché creava imbarazzo tra i disegnatori che facevano confusione: a volte la gamba di legno era la destra, altre volte la sinistra.

Gambadilegno
l'evoluzione del personaggio dagli anni '30 ad oggi

(c) aventi diritto

Gambadilegno<br>l'evoluzione del personaggio dagli anni '30 ad oggi<br><i>(c) aventi diritto</i>

Invece in una avventura completamente realizzata in Italia nel 1955 (“Paperino e il misterioso Mister Moster”) viene spiegato il perché dei comportamenti un po’

In fondo quasi tutti gli eroi Marvel sono dei diversi. Quando la diversità non investe l’aspetto fisico, investe comunque l’aspetto caratteriale come incapacità di vivere normalmente la responsabilità dei super poteri...
particolari di Paperino: da piccolo il papero ha avuto la meningite, malattia “che fa diventar scemi, se non si muore”. Questa battuta, così frequente in quegli anni, si basa in effetti su un pregiudizio e una falsità, ma noi la perdoniamo a Guido Martina, lo sceneggiatore, non solo per la genialità della sceneggiatura ma anche per il merito di aver anticipato argomenti come la clonazione (descritta proprio in questa avventura di Paperino) di più di quarant’anni.

Ancora nei Disney italiani troviamo battute che oggigiorno ci lasciano perplessi. Ad esempio negli anni sessanta era normale trovare Paperone insultare Paperino con la frase “Questo pelandrone non è nemmeno capace di derubare un sordomuto cieco e paralitico”.

I cattivi in Dick Tracy

Vediamo ora i “cattivi” nei fumetti. La striscia che maggiormente rappresenta la malvagità con aspetti lombrosiani è Dick Tracy. Creato da Chester Gould nel 1936, il poliziotto americano dalla mascella quadrata affronta senza perplessità il male che contamina un’America indiscutibilmente bianca, anglosassone e protestante. Il successo di Dick Tracy proseguì fino alla fine degli anni settanta.

In Dick Tracy la deformità è profondamente collegata alla malvagità: tutti i “cattivi” con cui si scontra l’eroe hanno delle caratteristiche fisiche mostruose. Si va così da Flattop (Testapiatta, il più famoso), dalla testa completamente piatta a Pruneface (Faccia di Prugna), il cui volto è molle e grinzoso. E poi si aggiungono all’inquietante galleria Frank Redrum, l’uomo senza faccia e Jerome, un nano che si sposta in groppa al suo cane Shakey (Tremolio), il cui corpo è scosso da un irrefrenabile parkinsonismo. Alieno da ogni preoccupazione di “political correctness”, Gould inserisce nelle sue storie una vena di sadismo e di violenza come non si era mai vista in un fumetto prima di allora. Dick Tracy si rappresenta come lo spietato difensore della middle class sconcertata, negli anni della Grande Depressione, dall’ondata di violenza da parte della criminalità organizzata.

Dick Tracy contro Flattop
una vignetta esemplificativa

(c) aventi diritto

Dick Tracy contro Flattop<br>una vignetta esemplificativa<br><i>(c) aventi diritto</i>

In questo contesto scatta la paura del diverso che assume una evidenza ancora maggiore a causa delle caratteristiche esteriori della mostruosità.

Joker e gli altri

Negli anni ’40 la mostruosità e la diversità sono usate spesso nei fumetti per giustificare la malvagità. Basti pensare al Batman di Bob Kane e alla sua nemesi, Joker, un clown dal volto bianco, capelli verdi ed espressione eternamente ghignante. D’altra parte anche Lex Luthor, il nemico giurato di Superman, non diviene malvagio dopo avere perso i capelli attribuendone la causa all’Uomo d’Acciaio? Invece in Alan Ford, creato da Max Bunker nel 1969, la disabilità e la diversità sono utilizzate in senso pesantemente satirico per contrassegnare una fetta di umanità che aspira a un irraggiungibile sogno di normalità borghese. Nel paese delle differenze
Nel novembre 2005 l’Università Ca’ Foscari di Venezia ha distribuito un fumetto di Gea incentrato sul tema della disabilità dal titolo “Gea nel paese delle differenze”. I disegni sono di Luca Enoch, mentre il soggetto nasce da un'idea di Antonio Tripodi, che ha anche curato la sceneggiatura cui lo stesso Enoch ha dato i tocchi finali con la consueta genialità. Il fumetto è pubblicato in un comic book in grande formato e contiene anche informazioni sui servizi per la disabilità attivati presso l’Ateneo veneziano. Per maggiori informazioni è possibile leggere la notizia pubblicata nel weblog di uBC, oppure visitare il sito YATTAAA, nel quale è possibile scaricare il pdf del fumetto.
Il leader del Gruppo TNT cui aderisce Alan Ford è un energico vecchio in carrozzina dall’età indefinibile. Nel gruppo troviamo anche Bob Rock, un nanetto irascibile e rissoso complessato da un naso enorme e Geremia, un vecchietto afflitto da ogni possibile malanno. Anche la normalità di Alan Ford è solo apparente in quanto timidezza e complessi vari gli impediscono normali relazioni con le donne.

Le cose cambiano a partire dagli anni ’70. Abbiamo già visto come nell’epopea dei supereroi grande interesse sia attribuito al tema della diversità. Inizia la Marvel cui poi si accoderà la DC Comics. In fondo quasi tutti gli eroi Marvel sono dei diversi. Quando la diversità non investe l’aspetto fisico (ad esempio La Cosa ed Hulk) investe comunque l’aspetto caratteriale (l’Uomo Ragno) come incapacità di vivere normalmente la responsabilità dei super poteri, condizione che porta a un pesante disadattamento sociale e psicologico.

In Italia

In Italia, tralasciando volutamente di parlare del caso Bonelli, cui dedicheremo prossimamente un articolo apposito, particolare rilevanza assume il lavoro e l’attenzione dedicata dal settimanale cattolico Il Giornalino sulle cui pagine è narrata la storia di Tommaso, “Un bambino davvero speciale”. Afflitto da una malformazione cerebrale, Tommaso (o Basimbo come lo chiama il fratello Checco) non parla, non cammina e non può usare le mani e a detta dei medici “probabilmente non vede né sente bene”. La società ha sentenziato la sua diversità estendendo la condanna anche alla famiglia che si trova a dover spiegare, quasi giustificare, l’anormalità di Tommaso. Il fumetto percorre il calvario di una famiglia costretta a relazionarsi con una società sospettosa, indifferente e a volte anche crudele.

Gea nel Paese delle differenze
la copertina dell'albo

(c) aventi diritto

Gea nel Paese delle differenze<br>la copertina dell'albo<br><i>(c) aventi diritto</i>

Questo fumetto, per l’inconsueta sensibilità con cui tratta i temi della disabilità, può essere accostato (seppur è doveroso rispettare le dovute distanze) al romanzo di Giuseppe Pontiggia “Nati due volte”. Garbino, di Fucecchi e Galassi, è invece il simpaticissimo ragazzo afflitto da sindrome di Down le cui strisce sono comparse sulla rivista dell’AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici). Garbino simboleggia la diversità positiva che ci dà una mano a comprendere come il mondo possa essere visto sotto un diverso punto di vista, forse surreale ma sicuramente più divertente.

Questo articolo è stato tratto dal numero 41 di "Mobilità", rivista bimestrale, per gentile concessione dell'editore.

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