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" Le ombre di
Pinewood "


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A volte ci si dimentica le chiavi della macchina o un appuntamento... ma c'è chi riesce a far meglio:

Che sbadata. . . mi sono dimenticata di morire!!!
recensione di Alessandro Franchini



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Chiaverotti    

Questa nuova avventura di Brendon ha in sé un vago sapore "dylandogghiano" (come già "Le ali della notte"). Questo senso di déjà vu non dipende solo dal tipo di narrazione e dalle atmosfere surreali che l'autore cerca di creare, ma anche dal tema centrale attorno al quale ruota tutta la vicenda: la "dimenticante".

Tornando indietro con la memoria di qualche anno, arriviamo fino a "La mummia" (DD55); in quell'albo la mummia ritorna in vita per un "semplice" motivo: si è dimenticata di morire. La rassomiglianza fra l'idea base di questi due albi è notevole, ma dando una sbirciata alla seconda di copertina del Dylan Dog in questione si capisce perché: soggetto e sceneggiatura di Claudio Chiaverotti. Una sorta di auto omaggio? Forse. Mancanza di idee? Può darsi. Resta il fatto che la memoria continua a correre a ritroso fino ai Dylan Dog n.7 e n.57 scritti da Sclavi, dove viene sviluppata l'idea della mesmerizzazione (gli abitanti di una cittadina vengono suggestionati in modo da scordare di morire). A questo punto ci si trova davanti a una piccola catena: Chiaverotti che omaggia se stesso che riprende Sclavi; se si pensa che questa è solo l'ottava storia di Brendon e già si raschia nel fondo di altri barili... È bello però anche fare caso al "come": Sclavi utilizza la mesmerizzazione; Chiaverotti su Dylan Dog fa in modo che il faraone prima di essere mummificato venga in qualche modo ipnotizzato; Faith semplicemente dimentica!

Gli altri personaggi, del resto, hanno ben poco di innovativo. C'è la solita bellona scosciata e scollata, il maggiore indiziato che alla fine è innocente, il buono che in realtà è cattivissimo e pazzo (e guarda caso alchimista), il cattivo che in realtà è un angelo... il solito tran-tran.

Il solito tran-tran anche nei testi. Ogni cosa è spiegata fin nei minimi particolari ma sempre fino a un certo punto. Ecco allora Faith che ci spiega di essere stata disarcionata e di aver perso lo stivale, senza spiegarsi come ha fatto il suddetto stivale a sfilarsi senza che lei se ne accorgesse; poi arriva Arzhel a raccontarci il perché e il percome della rinascita del Cybergrizzly, accennando subito dopo a "una teca di cristallo inattaccabile dal tempo". Tutto il resto è una somma confusa di idee vaghe. L'angelo si presenta alla ragazza sotto forma di "uomo nero" con tanto di spuntoni, artigli, occhi da rettile e atteggiamento minaccioso. E poi le dà della stupida quando la poverina fugge! Non per criticare gli angeli :-), ma non era possibile adottare un'altra forma? Visto che è capace di assumere l'aspetto di Brendon, poteva impegnarsi un attimo di più il buon Arzhel. O no? Ovviamente no, altrimenti come sarebbe stato possibile il colpo di scena finale sulla vera identità del demone-angelo? Anche l'alchimista Sebastian non scherza: cerca di distillare un farmaco miracoloso contro ogni malattia e poi lo prova con i veleni (per i quali conosciamo già un ottimo antidoto: l'amnios che lo stesso Brendon beve nel n.2).Qual è poi il senso dell'inscenare la rapina con sgozzamento incorporato? Lui stesso afferma di raccogliere ragazze "senza storia, che nessuno conosceva... che nessuno avrebbe mai cercato". Non c'è motivazione nel rischiare di essere scoperto mentre deposita un cadavere in un vicolo. Ma senza tutto questo Brendon non avrebbe mai inseguito il nomade fino a Pinewood e non avrebbe potuto sfoggiare la sua giacca imbottita di legno. Con sufficienza il nostro eroe ci rende edotti di quanto sia un cavaliere navigato ed esperto; peccato che nel numero precedente si sia beccatto una siringata nello stesso punto senza che la protezione entrasse in azione. Forse l'imbottitura di legno morbido è stata introdotta solo in questo albo per salvare la vita al nostro eroe talmente esperto da non sentire per due volte l'avvicinarsi di un orso alle sue spalle?

Ultima nota per chiudere: anche in questo numero Brendon non è il protagonista, ma una sorta di pretesto per riempire qualche tavola. Si muove dentro la trama spaesato, senza mai capire niente, senza ruolo. La sua unica funzione è quella di fare qualche scenetta con metamutanti o orsi vari, per poi arrivare e mettere a mal partito nel finale il cattivo di turno.



DISEGNI
Dis. Esteban Maroto    

Molto belli ma soprattutto molto espressivi i disegni di Maroto. Nel volto di Faith si possono leggere tutte le emozioni che prova la ragazza in quell'istante, e perfino Brendon è meno "surgelato" del solito. Abbastanza buoni anche gli sfondi delle vignette, forse tratteggiati a volte con un segno un po' troppo grosso.



GLOBALE
 

Una storia che sa molto di "già visto", ma che si avvale di un disegnatore in uno stato di grazia particolare. La trama in sé è piuttosto fiacca, ma se state aspettando un treno o siete in viaggio, questo Brendon vi farà passare un'oretta non dico lieta, ma almeno non noiosa.
 

 


 
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