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" Il respiro
delle tenebre"


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Nel deserto si fanno strani incontri, e il più delle volte sono assai spiacevoli... Silenzio in sala, si apre il sipario; state pronti a fare le conoscenza di

Sei personaggi in cerca di terrore
recensione di Alessandro Franchini



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Chiaverotti    

Era una notte buia e tempestosa, pioveva come la Luna Nera la mandava. Quale migliore rifugio per sei stanchi pellegrini di una torre nera e diroccata che svetta solitaria nel deserto? Sei anime (o forse animeh) si incontrano, sei spiriti inquieti, sei personalità vagamente stilizzate e lievemente stereotipate: l'eroe bello, buono, sensibile, "sono coraggioso ma ho paura", "ne rimarrà soltanto uno: io"; il cantastorie piccolo, fragile, pauroso ma con una fervida e spesso macabra immaginazione; il mercante basso, brutto, goffo, fissato con la sua idea di trovare "l'affare della sua vita"; la guardia ligia al dovere, che consulta il regolamento per vedere quale sia il modo corretto di consultare il regolamento; la giovane e presunta vittima, bella, delicata, dolce, involontariamente sexy, quasi sicuramente vittima dell'ottusa giustizia degli uomini e del destino cinico e baro; la donna spavalda e violenta, fieramente indipendente, ma fragile come una bambina impaurita e infelice.

La convivenza non è facile, e in più la torre comunica una strana sensazione, un misto di ansia, angoscia e claustrofobia. Ma come la trilogia di Scream insegna, la prima regola in caso di luogo buio, sconosciuto e che emette rumori sinistri, è quella di dividersi, possibilmente evitando anche di fare solo coppia. Destino ancora una volta beffardo: ci scappa il morto, seguito a ruota da altri sventurati. E a peggiorare la situazione ci sono le apparizioni di vari fantasmi, illusioni che giocano rovistando fra le paure e i timori degli esseri umani. Fantasmi di morte.

E invece no. Sotto la sfavillante (ma un po' ingrigita per l'usura) luce del "niente è come sembra!" e supportato da una "spiegazione finale del cattivo" tra le più… fantasiose, ecco arrivare il colpo di scena. Mirate! Il buono è cattivo, il cattivo è solo giocherellone e Brendon… non può fare altro che alzare il calice per un brindisi: alla vita, alla morte.



DISEGNI
Esteban Maroto    

Perfetti per questa storia "psicotica" i disegni. Maroto oramai ha preso la mano con Brendon, e il suo tratto riesce a rendere molto bene le atmosfere sempre in bilico tra l'onirico e l'horror. Forse il suo tratto è ancora un po' troppo chiaro, qualche "buio" in più potrebbe essere il tocco finale.



GLOBALE
 

La copertina di Roi non è niente di entusiasmante, piuttosto statica, con Brendon che sembra un baccalà.

Per il resto, questo albo resta un po' così... Il soggetto di base era buono, non originalissimo, ma sempre valido. C'è un eccesso di ricerca del continuo ribaltamento di piani, sembra quasi che ogni pagina debba stupire, cambiare le carte in tavola, e poi rimescolarle ancora fino alla botta finale. Certo l'idea sarebbe meravigliosa, ma se per attuarla servono braccialetti che compaiono dal nulla e lividi strani...

 

 


 
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