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" Linea
di fuoco"


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Un gruppo di mercenari alla ricerca di un invisibile "nemico" che li sta decimando. Una donna ormai avanti negli anni che si innamora, non riamata, di un ragazzo adottato molto tempo prima. Brendon che parte alla sua ricerca solo per vederlo morire insieme ai suoi camerati per mano di una banshee, a causa del bieco ed oscuro tradimento preordinato dal loro comandante.

Salvateci dal soldato Brendon
recensione di Alfonso Elia



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Chiaverotti    

Sono questi i temi del racconto intessuto in puro "stile Chiaverotti", ricco di citazioni a films hollywoodiani e non, di rimandi alle atmosfere fiabesche intrise di horror che sono da sempre uno dei costanti riferimenti dell'autore torinese. Si pensi, fra tutti, alla figura dell'anziana coppia che tramortisce i viandanti per offrirli come macabro pasto ad una colonia di mutanti carnivori e vedremo rivivere situazioni e contenuti che furono cari a quei fratelli Grimm tanto presenti nella nostra infanzia ma soprattutto in quella dell'autore, a ricordarci che anche le favole più belle hanno un brusco contatto con la realtà e, spesso, con l'orrore. E non è certo un caso se uno dei poeti (più volte citato) della "nuova era" ipotizzata nella serie si chiami Jacknife Grimm.

Nella presentazione dell'albo si citano apertamente pellicole come "La sottile linea rossa" e "Salvate il soldato Ryan", secondo quella tradizione di rapporto diretto e scoperto con il lettore inaugurata sulla posta di quel fortunato personaggio che è stato Dylan Dog. In una produzione seriale, si sa, è quasi impensabile prescindere dal rimando alle suggestioni offerte dagli altri media ma questo è d'altronde un gioco reciproco se poi pensiamo al debito che molti cineasti hanno nei confronti del fumetto.

Ma non è qui il limite del nostro scrittore, anche perché in ogni caso il racconto procede in modo abbastanza originale pur nei suoi stilemi tipici ed a patto che si riesca ad apprezzare la logica molto particolare ed il tono a volte lento e prolisso ed a volte veloce con cui viene condotta la narrazione. Ma a fronte di ciò e del comunque solido mestiere di Claudio Chiaverotti in questa storia c'è, come sempre in Brendon, una retorica che è spinta al diapason ed ormai divenuta uno dei veri "tormentoni" dell'autore.

Nei numeri precedenti ci ha abituati a lunghe pagine prive di dialoghi e, a dirla tutta, anche piuttosto tediose e confuse, che lasciano disorientato il lettore e dove l'elemento onirico è inserito quasi forzosamente in un contesto farraginoso di alchimie che talvolta solo l'autore sembra comprendere. Per scoprire poi le sue radici "sclaviane" sono sufficienti le pagine 84-85 con le figure dei mercenari assassinati e le didascalie che "tristeggiano" (mi si perdoni il neologismo) sulle speranze e i progetti delle loro vite perdute. Ma dove in Sclavi questa vena di rimpianto, malinconica e decadente, era perfettamente inserita nel contesto e nel pathos della storia ed adoperata "cum grano salis", in Chiaverotti si trasforma in puro esercizio retorico usato a dismisura in ogni trama e comunque mieloso pur nella sua amarezza.

Insomma lo sceneggiatore ripete volentieri Sclavi e se stesso ma, quel che è peggio, non tanto nel contenuto delle storie quanto nelle tipologie stilistiche usate nel raccontarle.




DISEGNI
Giuseppe Ricciardi    

Un plauso invece ai disegni del bravo Giuseppe Ricciardi. Nel suo stile minuzioso, nitido e realistico riecheggia, fin dal suo primo lavoro con il personaggio, il segno promettente di un Claudio Villa agli esordi e, a parte alcune piccole cadute di tono e qualche "rigidità" presente nei personaggi in campo lungo, riesce ad avvincere, andando a costituire il vero motivo che giustifica l'acquisto dell'albo.



GLOBALE
 

A chi scrive, in sincerità, la serie di Brendon non ha mai convinto troppo sin dall'inizio, a causa della esagerata commistione di temi presenti nel mondo in cui si fa vivere il personaggio, interpretato graficamente, in compenso, da validissimi disegnatori. Notevole anche l'apporto di Corrado Roi, realizzatore di tutte le copertine della serie, che suggerisce anche in questa il segno delicato ed evocativo del compianto Dino Battaglia, dichiarato ispiratore del suo lavoro. Incisivo come sempre nel sorprendere ed enfatizzare l'attimo giusto del racconto, Roi si conferma illustratore di buon livello, malgrado l'ispirazione un po' troppo monocorde dei suoi soggetti.

 

 


 
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