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" Nato il 31 febbraio"


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Dopo tre anni di sussurri, voci di corridoio e indiscrezioni, finalmente è arrivato: il fantasy/post-apocalittico di Claudio Chiaverotti è in tutte le edicole. Sarà un successo di critica e pubblico o un clamoroso flop? Sul gradimento popolare bisognerà attendere qualche mese, ma in quanto alla critica, uBC ha già le idee molto chiare...

Cavaliere di ventura? Che sventura.
recensione di Paolo Ottolina (con il contributo dello Staff di uBC)



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Chiaverotti    

Partiamo dalle sensazioni della vigilia: le attese erano molte, perché, come afferma Sergio Bonelli in seconda di copertina: "Brendon non è certo nato negli ultimi otto mesi. La serie è stata ripensata e riveduta durante un periodo ben più lungo...". Infatti, da almeno 3 anni si sussurrava del lancio di questa nuova testata. L'ambientazione fantasy e la collocazione storica (un imprecisato dopo-catastrofe) erano sufficientemente nuovi nel panorama del fumetto popolare italiano, e aprivano interessanti possibilità. L'ideatore era il ben conosciuto, almeno dai dylandoghiani, Claudio Chiaverotti: anche i suoi numerosi i suoi detrattori devono ammettere che, pur non raggiungendo mai i vertici del genere, alcune sue storie erano apprezzabili (ricorderei almeno "Il mistero del Tamigi" DD n.49; "Partita con la morte" DD n.66; "Falce di luna" DD g3b). E che soprattutto, ha dovuto scontare l'inevitabile confronto con un vero e proprio totem come Tiziano Sclavi, tanto più su un terreno sfavorevole, ovvero su un personaggio creato da altri. Conseguentemente, si sperava che forgiando ex-novo un protagonista tutto suo, Chiaverotti avrebbe potuto liberare appieno le sue potenzialità (come, seppur tra luci e ombre, hanno fatto Manfredi e Ambrosini con i loro Magico Vento e Napoleone).

Le potenzialità dell'ambientazione erano davvero enormi.    

A tutto ciò si aggiungeva l'enorme, davvero infinita, potenzialità della serie: un'ambientazione del genere apriva qualunque soluzione narrativa, regalava moltissimi vantaggi all'autore e, insieme, ne azzerava quasi gli svantaggi. In un mondo come quello di Brendon, l'autore è un demiurgo senza vincoli: non ha bisogno di documentarsi perché non ci sono problemi di inesattezze storiche, geografiche, sociali; può attingere, con modesti adattamenti, a qualunque fonte per ispirarsi; può spaziare da storie di avventura pura ad altre in cui un'ambientazione fantastica si fa metafora per il mondo reale (penso in proposito a certe storie di La Neve sul defunto E.S.P.); può fomentare nei lettori la curiosità sui motivi che hanno portato la Terra a questo "Medioevo prossimo venturo", magari dosando sapientemente le rivelazioni dei personaggi; può gettare le basi per una continuity più o meno serrata, introducendo personaggi, gruppi, istituzioni intriganti e in conflitto.

Ebbene, terminata (con non poca fatica) la lettura di questo n.1, possiamo tranquillamente cestinare le aspettative e le speranze sopra illustrate. A costo di apparire trancianti nel giudizio, non ci troviamo qui davanti, come per altre serie Bonelli, a un n.1 modesto e dimenticabile, bensì davanti a un fumetto pacchiano, retorico, noioso, per nulla affascinante. A un fumetto brutto.

Il protagonista è il solito detective (nella versione "cavaliere di ventura", ma lo stilema della detective-story è sempre lì: cliente-caso-indagine-soluzione del caso). E' belloccio, tenebroso, ridicolmente "buonista" (si fa pagare per le sue missioni, ma restituisce i soldi a una povera madre che ha perso la figlia, cfr. pag.30), tombeur de femmes (la bella di turno non può fare a meno di andare a letto con lui, cfr. pag.77), fustigatore di soverchierie e castigatore dei malvagi, indomito e fortunato quanto basta.

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L'asteroide killer. Disegno di Rotundo.
(c) 1998 SBE
   
 

Tutti i dubbi sull'ambientazione vengono dissipati già a pag.23, quando lo stesso Brendon si premura di farci sapere perché la Terra è ridotta così (Chiaverotti ha pure la jella di scegliere come "colpevole" un asteroide, soluzione catastrofica oggi molto in voga nella fiction), mentre alcuni brani (mal scritti, retorici e tronfi) dai "Libri di Brahmst" ci raccontano il seguito. Le stesse condizioni del regresso tecnologico lasciano perplessi: un solo anno di "tenebre" determina il crollo tecnologico della Terra, eppure Brendon e gli altri hanno armi da fuoco (chi le produce? E chi produce le munizioni e la polvere da sparo?), ci sono fonti di energia, ci sono dettagli assurdi (manifesti di 150 anni prima, fogli svolazzanti, pellicole cinematografiche).

Il trionfo del kitch, del trash, del flop sta però, più che nel background, proprio nei testi di questa prima storia: zeppo di facilonerie, di incongruenze, di spiegazioni assurde o assenti il soggetto, che si fonda interamente su presupposti implausibili (Una maschera in titanio che nel 1998 viene fissata al volto di una donna in coma? Una persona ibernata che si risveglia dopo 150 anni grazie allo spegnimento della macchina che la manteneva in vita? Una radiazione che rende immortale un uomo?) o su svolte narrative davvero pacchiane (una per tutte: la donna che si suicida torcendosi il collo). Toccato il fondo, i dialoghi...iniziano a scavare ;-): nei balloons e nelle didascalie,

  • "Mi chiamo Brendon... Brendon D'Arkness, e vengo da lontano
  • "E cosa ci fai, qui?"
    "Contavo i moscerini."
  • "Uomo, tu sei carne morta!"
  • "Aveva 15 anni e un mucchio di sogni in testa" [detto di una ragazzina uccisa da un gruppo di fanatici, NdR]
  • "...e ne ho viste, di cose... cose che la maggior parte degli uomini non può neanche immaginare...[segue orrido plagio del monologo di Rutger Hauer in "Blade Runner", NdR]
  • "Forse è l'amore il segreto dei viaggi nel tempo"
    Alla retorica di molti dialoghi si accompagna la volontà di spiegare tutto, a tutti i costi, in ogni momento.    

    Alle fastidiosi frasi fatte, alle declamazioni pompose, ai monologhi degni dei "Baci Perugina", a tutto ciò si aggiunge la reiterata volontà di dover spiegare tutto a tutti costi in ogni momento, anche quando le spiegazioni sono del tutto superflue e fuori contesto. Brendon prende un ciondolo e ci spiega perché lo prende e a cosa servirà (pag.18), Brendon presta un cavallo ad Ariel e ci spiega dove e a chi l'ha preso (pag.22), Brendon salva Ariel e ci spiega chi e quando l'ha avvertito (pag.56). Ancora peggio, tuttavia, quando l'autore, nella sua follia spiegazionista, tenta di giustificare quello che neppure lui sa: l'immortale Werner vive da 200 e passa anni, e il motivo è "... Non so spiegarvi... forse le radiazioni a cui sono stato sottoposto.... o le radici di cui mi sono nutrito, frutto di qualche mutazione... qualcosa deve aver alterato il mio metabolismo, rallentando il processo di invecchiamento...".

    Visto che sulla rete abbiamo già letto giudizi positivi (e addirittura entusiastici) su Brendon, ci è sembrato opportuno illustrare nei dettagli tutte le castroniere e le brutture di questo esordio. Per cui vi rimandiamo a una pagina speciale, eccezionalmente firmata dall'intero Staff di uBC:

    Speciale!
    "uBC ovvero unanimous Brendon Censure"
       

    Chiaverotti, alle recenti mostre mercato, si è lamentato tra i denti di alcune scelte redazionali che (probabilmente) lui non approvava: pare che il n.1 avrebbe dovuto essere quello disegnato da Corrado Roi, poi slittato al n.3. Le trame magari cresceranno, ma il solco stilistico è stato tracciato e, anche dai ballon di prossimi episodi visti nelle varie anteprime, pare che questo Brendon continuerà (tristemente) a proporci sceneggiature e dialoghi tutt'altro che esaltanti.



    DISEGNI
    Massimo Rotundo    

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    Neanche il piombo ferma Brendon. Disegno di Rotundo.
    (c) 1998 SBE
       
     

    Beninteso, i disegni di questo numero sono, rispetto ai testi, di tutt'altra categoria. Gli ambienti sono ben delineati, zeppi di dettagli e di particolari, a volte perfino eccessivamente, tanto che la lettura delle vignette non è immediata. Gli stralci di città che intravediamo e, più in generale, le immagini "architettoniche" sono apprezzabili (ad es. la dimora di Brendon, o quel che si intravede di New Dream e di Adelphia).

    Tutta da rivedere, invece, la rappresentazione della figura umana: il segno è piuttosto realistico e le magagne anatomiche saltano subito all'occhio. Le dimensioni delle teste variano in maniera quasi "random", gli arti assumono pieghe innaturali, le proporzioni e la prospettiva peccano spesso di misura. La resa dinamica è altalenante, alternando buone scelte (cfr. la striscia di pag.12) ad altre in cui i corpi sembrano estremamente rigidi, quasi dei fermo-immagine cui vengono aggiunte vistose linee cinetiche.

    In certi passaggi il livello di dettaglio cade bruscamente (guardate alcuni volti di Brendon nel pestaggio alle pagg.59-65), ci sono dettagli errati (ciondoli, strappi e pugnali che scompaiono, il cerchio della Luna disegnato imperfettamente a pag.68 - per l'elenco vi rimandiamo allo speciale) e, più in generale, un uso disordinato e disorientante dei piani e delle inquadrature. Una colpa che, come altre, è da dividere con Chiaverotti...

    Forse, visto che Rotundo non e' esattamente un novizio come disegnatore essendo apprezzato soprattutto all'estero, quest'albo e' stato disegnato in maniera affrettata e non con la solita cura. Sia come sia, il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi.

    Bella e ben colorata la copertina di Roi, su cui nutrivo qualche dubbio come illustratore a causa del suo tratto molto elaborato.



    GLOBALE
     

    Forse questo fumetto ha (volutamente?) un target basso-adolescenziale, e come tale difficilmente può incontrare i favori di lettori over 20-over 30. Eppure, molti lettori Bonelli hanno conosciuto, letto e amato fumetti come Zagor o Mister No intorno ai 10 anni: quelli erano fumetti "per ragazzi", eppure il livello qualitativo di Nolitta&C. era ben diverso da questo esordio.

    Scrivere un fumetto "popolare", anche per ragazzi, non vuol dire far parlare i personaggi come i lagnosi ospiti di "Stranamore", non vuol dire infarcire i dialoghi di passaggi degni di Liala, non vuol dire ammorbare il lettore con spiegazioni pleonastiche.

    Forse, ancora, questo fumetto vuole mettere l'accento sull'atmosfera, su un'ambientazione da intendere più un maniera metafisica che fisica: la Terra ridotta a una wasteland dell'etica, dei sentimenti, della compassione. E allora precisiamo: non sono certo le sciatterie del setting (v. sopra: carta che svolazza, manifesti, fonti di energia, etc.) la pietra dello scandalo. Se l'impianto voleva essere onirico, allora questa oniricità deve dichiaratamente risaltare da una serie di scelte coerenti dell'autore. Già solo le reiterate spiegazioni su ogni dettaglio della vicenda, dalle banali azioni di Brendon, alla storia di Werner e Ariel, al cattivo serial-killer, sono l'antitesi dell'impalpabilità su cui si deve fondare l'onirico. Le affettate battute di tutti i characters, poi, affossano quel poco di atmosfera che la parte grafica poteva contribuire a creare.

    Tuttavia, Brendon potrebbe anche piacere, e vendere bene: glielo auguriamo (non c'è ironia), perché senza un Ramses o un "Va dove ti porta il cuore" non leggeremmo molti altri buoni libri, senza un Vanzina o un "Indipendence Day" ci perderemmo molti film d'autore.

    Per concludere, una considerazione sul voto percentuale: un 15% è molto penalizzante, forse troppo. Ma ci è sembrato davvero poco equo attribuire più di 17% a questa storia: poco equo nei confronti di altri autori come Bepi Vigna (NN n.69, 17%) o Stefano Marzorati (MN n.267, 17%), i quali erano stati fustigati nei giudizi per lavori di gran lunga superiori a questo Brendon.
     

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