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" Il soffio
dell'aldilà"


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Ammazza che vento!
recensione di Alessandro Franchini



TESTI
Sog. e Sce. Claudio Chiaverotti    

Una storia con un soggetto piccolo piccolo e con una sceneggiatura stiracchiata fino all'inverosimile. È la solita sequela di deliri e allucinazioni, un turbinare di follia e visioni, un ammassarsi di presagi e sensazioni. Tutto l'albo è costruito per fare apparire vero e palpabile il soprannaturale, per poi ribaltare ogni cosa con la spiegazione razionale finale. Un canovaccio narrativo abbastanza logoro, anche perché la soluzione del mistero è sempre quella; Chiaverotti deve avere un debole per la chimica ma ormai non se ne può più di veleni, allucinogeni e affini.

A un soggetto debole sarebbe bene affiancare una buona sceneggiatura, ma anche qua tocchiamo i minimi storici della serie. L'albo parte con una lunga introduzione, venti tavole per introdurre il "vento dell'ovest" e lo sciamano Es (presentato con grande dovizia di particolari e poi subito abbandonato). La storia continua il "disinnesco" del baccello nero, un vegetale che in soli duecento anni di evoluzione ha sviluppato un incredibile "sistema interno di autodifesa". Qual è l'apporto di questa scena alla storia? Nessuno, è completamente gratuita, ma serve a raggiungere la quota canonica di tavole per albo. E questa è purtroppo la sensazione che resta al lettore man mano che prosegue con la lettura. Si continua infatti con altre venti tavole di presentazione di personaggi e prime allucinazioni, scatta l'immancabile sparatoria con il cattivo (che ovviamente non si sogna di morire al primo colpo), breve intermezzo con intuizione dell'eroe, Brendon scopre il vero cattivo e fa giustizia. Come da copione non manca la confessione dettagliata e il finale teatrale.


DISEGNI
Luigi Simeoni    

Spiace dirlo, ma la prova di Simeoni è scarsa. In primo luogo la caratterizzazione stessa del personaggio principale è clamorosamente sbagliata; infatti il tratto più distintivo del cavaliere, le occhiaie, sono poco e male accennate (nelle prima tavole sono addirittura assenti!). poi manca la cura negli interni e negli esterni, quei dettagli di fantasia tipici delle atmosfere brendoniane (come i televisori sfondati con una candela dentro ecc.). anche i vari personaggi hanno vestiti, trucchi e acconciature piuttosto "comuni". Il segno in sé è interessante, ma forse è mancata la voglia di rappresentare questo mondo…



GLOBALE
 

La copertina è gradevole, anche se sembra che lo sciamano indossi una maschera antigas.

Ma questo è un albo che non si vede l'ora di finire di leggere, per poterlo riporre nello scaffale e non tirarlo più fuori...
 

 


 
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