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Ti aspetti orde di omoni grossi e alti, dal naso bitorzoluto e dalle sopracciglia setolose e ispide, invece ecco una groviglio di rovi velenosi e....
Vampiri con la congiuntivite!
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In una testata fiabesca come lo è Brendon sarebbe stato simpatico vedere rappresentata una versione post-apocalittica dei vecchi orchi di casa nostra. Sentite come descrive l'orco Carlo Lapucci nel "Dizionario delle figure fantastiche": "Era un omaccione più alto del normale, ma grasso e sgraziato, naso schiacciato, grosse narici, testa bitorzoluta, sopracciglia folte, la bocca munita di folte zanne. Le gambe aveva torte, i piedi larghi e andatura da papero...". Invece eccoci qui, a leggere di vampiri che si fanno chiamare orchi solo perchè oltre a mordere le proprie vittime se le mangiano pure. Begli esemplari di femmine e di maschi poi, altro che bitorzoluti! Renfield è tappato come un disck-jockey della riviera romagnola, e se non fosse per quello che dice, che è un orco non lo capiremmo mai. Non parliamo delle donne di Renfield, che se lui pare un dj loro sembrano scese da un cubo del Peter Pan.
Tralasciando queste e molte altre amenità veniamo alla trama: Brendon deve trovare un uomo, Renfield e come al solito non lo può fare che vagando qua e là in cerca di informazioni. Twist interessante a livello di avvenimenti si ha quando Brendon viene morso e contagiato, se non altro si innesca una sorta di gara contro il tempo, e l'avventura acquista non diciamo pepe, ma un po' di sale quello sì La sceneggiatura ci sembra ben escogitata, perché riesce a rendere leggibile una trama lineare fino alla noia e già vista su queste pagine una infinità di volte (N.B.: sembrano una infinità invece sono solo 13...:-)). I continui flash-back creano delle ellissi "a orologeria" (ossia conosceremo di lì a poco l'elemento mancante della vicenda, intanto stiamo un po' in sospeso) vivacizzando la narrazione. Quella dei continui salti temporali è una scelta tutto sommato coraggiosa nel panorama bonelliano, all'interno del quale spesso si tende a complicare la trama e a rendere più lineare possibile l'azione. Detto questo dobbiamo però sottolineare che spedire il lettore a "venti giorni prima" o "una settimana prima" senza mai spiegare da quale presente si parte crea delle confusione e degli imbarazzi nel lettore, il quale fatica a sistemare organicamente nel tempo tutti gli eventi. E quando si fa fatica a leggere un fumetto non è mai un buon segnale. Brendon, così strutturato, si gusta certamente meglio a una seconda lettura, peccato però che prima si debba convincere il lettore che vale la pena rileggerla, questa storia. Per aiutarvi nella rilettura consigliamo di tenere in sottofondo, in ordine sparso: "Back on earth" e "Paranoid" cantate da Ozzy Osbourne, "If i close my eyes forever" dello stesso Ozzy in duetto con Lita Ford, "Focolaio" dei 99 Posse, "First commandment" dei Soulfly e "Bèsame Giuda" di Carmen Consoli. Con queste sonorità nelle orecchie sfogliare velocemente guardando bene i disegni e le sequenze di vignette, e, soprattutto, leggere solo i balloon che contengono meno di cinque parole. Provare per rileggere! ;-)
Più che buono il ritorno di Ricciardi ai disegni, tutte le vignette sono opportunamente dettagliate e contribuiscono a rendere alla grande lo spirito post-tecnologico della serie. Steam-punk di altissima qualità. Addirittura esagerati certi dettagli come la siringa con i teschi a pag.55. La puntigliosità applicata alle strisce panoramiche non aiuta però a cogliere a pieno la profondità della vignetta, la ricchezza di dettagli delle immagini in secondo piano e oltre appiattisce il disegno spingendo il lettore, seppur per un attimo, fuori dall'avventura. Confusa anche la scena dei Picchi Rocciosi, in cui si fatica a capire dove poggino i piedi dei protagonisti e da che diavolo di parte scenda Brendon per andare a recuperare il cadavere della donna spiacciccata...:-) Drammatica invece la somiglianza delle protagoniste femminili, tanto che a un certo punto non ci si raccapezza più e diviene obbligatorio iniziare a sfogliare l'albo all'indietro per verificare nomi e pettinature. Cominciamo con le cose belle o le cose brutte? Cominciamo con le belle: difficilmente una copertina sarebbe potuta essere più insignificante...:-) Scherzi a parte, l'illustrazione in sé può anche essere di pregevole fattura, ma non è assolutamente rappresentativa di ciò che avviene nell'albo, neanche un dettaglio che lasci presagire qualcosa dei preannunciati orchi del titolo. Inoltre alle cose buone che l'albo studiato nel dettaglio presenta fanno da contraltare alcune caratteristiche che lasciano, numero dopo numero, costantemente perplessi. La retorica: continua, reiterata, spossante. Ci risiamo infatti con la storia che i veri orchi sono i maestri e i professori, oppure le belle donne di cui ci si innamora. I dialoghi: intrisi di una poetica fuori luogo che invece di risultare epica sfiora la goffaggine. Ci fosse un goccino in più di spirito, tutto l'insieme aquisterebbe un'altro sapore, magari quello del trash sarcastico e irriverente, autoironico e divertente. I mezzi ci sono, la speranza è l'ultima a morire.
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